L'Editoriale

La brutalità delle guerre di oggi non resta circoscritta ad eserciti e militari ma entra nelle città e nei villaggi, ruba le vite di chi trova, passa casa per casa, amplia i fronti ad ogni androne, lancia missili sui tetti di palazzi e ospedali. Per colpire il governo si massacrano civili, per colpire una nazione si uccidono o torturano o rapiscono i cittadini. E’ successo in Siria, sta succedendo in Ucraina e nella striscia di Gaza, come nei kibbuz il 7 ottobre.

Vivere social comprta dei rischi che una recente indagine condotta intervistando 4mila giovani ha così quantificato: il 63% ha dichiarato di essere stato vittima di atti di bullismo, il 19% di cyberbullismo (legato al web e ai social). Entrambi i mondi in cui si vive - reale e virtuale - possono dunque ferire, ciascuno a modo suo.

Un chip impiantato nel cervello di un tetraplegico per vedere se legge l'intenzione di muoversi e sa trasmetterla ad un robot: è davvero una prospettiva concreta? E’ aperta a tutti sia nel senso di una possibile ampia diffusione sia in termini economici di quello che è per ora un esperimento in corso dai risultati tutti da dimostrare? E soprattutto: ci si fermerà qui?

E' difficile celebrare serenamente questa 46a Giornata nazionale per la vita: il cuore, la mente, gli occhi sono pregni di immagini, di numeri, di pensieri che camminano su un mappamondo irto di zone di guerra sempre più numerose (foto Sir / Marco Calvarese)

Per la prima volta ad un’assise di vescovi sono stati chiamati a partecipare uomini e donne battezzati con diritto di voto; per la prima volta si è voluto procedere a partire dall’ascolto il più ampio possibile di tutti i cristiani appartenenti al popolo santo di Dio. Non un cammino solo per esperti di ‘cose di Chiesa’ ma un coinvolgimento di tutti 

 I credenti - diceva già Pio XII - devono leggere e pregare i testi biblici, “schivando con attenta cura quei sensi accomodatizi, escogitati da privata fantasia e stiracchiati da molto lontano, sensi che sono un abuso, anziché l’uso della divina parola”

il presidente Mattarella, mettendo a tacere il facile mormorio che declassa e svilisce  la pace ha dichiarato: "Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità”. Una pace urgente: figlia non di speranze e auspici ma delle “volontà dei governi”.

Le guerre come eredità del 2023, le elezioni, le olimpiadi e il cammino sinodale tra le tappe già annunciate del nuovo anno

Come può entrare Dio in questo nostro mondo distratto da coreografie pubblicitarie con le coreografie di luci, di regali, di gadget e panettoni, mentre è cosparso di macchie di sangue provocate dall’incancrenita guerra in Ucraina, dai flussi di immigrati e rifugiati, dalle stragi di Hamas e dai continui e inutili bombardamenti di Gaza? Come può nascere oggi Gesù nei nostri cuori straziati dai tanti e incomprensibili femminicidi che stanno insanguinando il nostro paese, accanto alle tante morti causate dagli incidenti stradali e sul lavoro?

Pur credendo ai miracoli è difficile immaginare un Natale senza guerre, almeno senza le due che più preoccupano l’Europa e noi italiani: il conflitto Russia-Ucraina e quello Israele-Hamas. La martoriata Ucraina e la striscia di Gaza sono ricorrenti solo negli appelli di papa Francesco ad ogni angelus. Il mondo invece perde fiducia o, più tremendamente, si stanca di situazioni tanto aggrovigliate, tanto tragiche, tanto disperate (foto Ansa/Sir)

Fra poco più di venti giorni è Natale: da noi le vetrine luccicano sfavillanti non diversamente dagli anni scorsi, le pubblicità offrono panettoni e regali, le cucine televisive sfornano menù sopraffini per palati sazi. Ma nei luoghi della Natività, in quella terra che è Santa di nome e martire di fatto, dopo una tregua nata con la data di scadenza, solo per permettere uno scambio di ostaggi, la ripresa del conflitto che infuria dopo il sette ottobre è una promessa più che credibile (Foto: Afp / Sir)

Fino a qualche giorno fa il 25 novembre erano un paio di scarpe rosse a simbolizzare la violenza subita dalle donne. Ma quest’anno il 25 novembre è il viso sorridente di Giulia Cecchettin, 22 anni di Vigonovo (Padova): volto bambino, a un soffio dalla laurea, abbandonata da chi l'ha uccisa a Pian delle More nel nostro territorio diocesano (nella foto ANSA/SIR la sorella e il papà).

Strazia sapere l’esito della vicenda Indi Gregory, la bambina inglese di otto mesi ricoverata dalla nascita all’ospedale di Nottingham perché affetta da una rarissima malattia mitocondriale. e non perché non si sappia o, peggio, non si accetti che la vita e la morte appartengono a ciascun essere umano, Indi compresa; non perché si voglia imporre ad ogni costo un’esistenza, sia pure di dolore indicibile, purché esistenza sia.

Oggi, purtroppo, non viene meno la densità di significato di questi versi: di guerre la bestia umana non è mai sazia, dalla Ucraina alla Terrasanta, ma la fragilità del momento e della condizione umana si possono applicare anche alle manifestazioni metereologiche estreme figlie del cambiamento climatico. Siamo tutti reduci da giorni difficili: dalla Toscana alla Liguria, dalla Lombardia ai nostri Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Di fronte ai fatti gravissimi che insanguinano un’altra volta la terra di Israele e Palestina nascono tante domande di natura diversa: sull’uomo, sulla dignità, su cosa sia e fino a dove possa spingersi la lotta per la libertà da una parte e quella per la legittima difesa dall’altra. Rispondere è difficilissimo (foto Afp / Sir, 30 ottobre)

Il ricordo di una quaresima a Gaza: andare con i sacerdoti in alcune famiglie fidate, scelte dalla parrocchia, per consegnare alcuni generatori di corrente. P. Jorge e d. Mario mi traducono quanto ci viene raccontato: sono storie di povertà estrema, tensione, sofferenze fisiche (difficile è curarsi quando si presenta una malattia), ma soprattutto incertezza e fatica a sperare.

Balbettando, viene da dire che in quella coscienza l’odio ha oscurato tutto il resto e l’ha resa sorda e cieca. Non ha udito nel pianto dei bambini un piccolo essere umano. Non ha visto in quei bambini i fratelli dei coetanei della sua famiglia, dei suoi parenti, ma semplicemente un appartenente ad una realtà indegna di esistere. (foto Ansa / Sir)

Gli Ebrei non sono la politica dello Stato di Israele. I Palestinesi non sono coloro che hanno eletto Hamas a loro guida. La congerie di informazioni che bisogna desumere dalla storia su ciò che riguarda l’antica provincia romana di Palestina, oggi divisa tra Stato di Israele (1948) e Stato di Palestina (così dal 2013), può confondere e lasciare sgomento chiunque tenti di avvicinarsi a quanto sta accadendo in queste settimane. Se c’è una distinzione, però, che va assolutamente mantenuta chiara è quella tra il popolo e chi lo governa.

Che fine ha fatto l’uomo? Dalla Russia e Ucraina ad Israele e Palestina, senza tralasciare tutte le guerre di cui nemmeno ci preoccupiamo perché distanti da noi e quindi non preoccupanti se il loro decorso non intacca le nostre vite e le nostre economie. Si resta attoniti davanti alla ferocia, al gioco al rialzo senza freni, alla sete di vendetta, dell’altrui sangue, delle altrui sofferenze.

Francesco chiede una vera e propria conversione, che sia cambiamento di modo di pensare e di agire.

La biochimica di origine ungherese Katalin Karikò, 68 anni, e l’immunologo statunitense Drew Weissman, 64 anni, hanno meritato il Nobel per la Medicina 2023 per il loro rivoluzionario vaccino mRna che ha permesso di sconfiggere il Covid. Secondo Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei Medici italiani i vaccini hanno permesso di salvare 20 milioni di vite nel mondo e almeno 150mila persone in Italia (a fronte di quasi 7milioni di vittime e770 milioni di contagiati)

Le previsioni sul futuro sono incerte e i campanelli di allarme non mancano. La febbre da spread è una preallerta, l’orizzonte si annuvola di rincari per i beni primari come l’energia (carburanti sulla soglia dei 2 euro al litro, bollette in aumento del 18% dal primo ottobre) e per gli alimentari (ricorso a un paniere di prezzi calmierati per l’ultimo trimestre 2023). La Nota di aggiornamento scorre su due binari: meno crescita da una parte, più deficit dall’altro. E sullo sfondo resta il debito pubblico fermo al 140% e senza prospettive di riduzione a breve (cala al 139,6% ma nel 2026).

A volerlo ascoltare c’è un controcanto al gran parlare attorno ai migranti: è quello dei racconti di chi ha vissuto la detenzione in Libia o ha percorso i chilometri e le umiliazioni della rotta balcanica, di chi ha raccontato da giornalista e di chi ha raccolto piccole storie di solidarietà e riscatto, tanto rare da trovare, annegate anch’esse in un mare di slogan e di parole come stanziamenti, respingimenti, blocchi.

Ucraina: chi la guerra l’ha vista nella paura degli occhi dei figli, l’ha sentita nelle sirene e nei missili che suonano e deflagrano sopra la testa, nei vuoti lasciati nel quartiere dagli altri in fuga - e non come noi al telegiornale -, ha detto e scritto che "Questa è già una guerra mondiale". Si tratta dell’autore ucraino Andrei Kurkov:  lo ha scritto in uno dei suoi libri, "Diario di un’invasione".

Lo studio del Crea Sanità ha precisato che nel 2021 il finanziamento pubblico ha coperto il 75,6% della spesa sanitaria complessiva e questo ci colloca al di sotto dello standard europeo che invece raggiunge l’82,9% della copertura. Ne è conseguita la crescita della spesa privata che ha raggiunto i 41 miliardi di euro, pari a una spesa media annua per famiglia di 1.700 euro

Si torna sempre dalle ferie o da un week end con le foto dei panorami più belli sul cellulare, ma anche i panorami possono essere fraintesi: lo dicono più studi che hanno verificato come cambiano i colori del mondo col progredire dell’inquinamento e del surriscaldamento del pianeta provocati dalle attività umane. Un bel blu zaffiro o un verde smeraldo possono essere ingannevoli e non indicare una natura incontaminata; al contrario, bisogna leggervi lo zampino dell’uomo.

Quel sogno del domani che ai grandi sfugge, che sfuma per anagrafe e per crescente rassegnazione, è un germoglio fresco nei ragazzi e sa farne paladini delle cause in credono davvero. Tra queste ci sono la pace, l’ambiente, la non discriminazione, l’abbraccio al mondo (foto Vatican media / Sir)

Papa Francesco, il Presidente Mattarella, 96 scienziati: il cambiamento climatico, figlio delle emissioni derivanti dal ricorso massiccio ai combustibili fossili usati dall'uomo, sta mostrando tutti i suoi effetti

Le prove Invalsi 2023 hanno coinvolto 12 mila scuole statali e paritarie, testando 2 milioni e 700mila studenti. Hanno restituito una fotografia impietosa: la metà degli alunni non comprende quello che legge.