L'Editoriale

Quanta tenerezza negli sguardi di giovani coppie, quanto entusiasmo nel legare bene questi lucchetti all’inferriata del ponte! Ti allontani qualche passo e le notizie di qualche giorno fa ti attraversano la mente come “un coltello”, perché dicevano “accoltella la moglie” (notizie che giungono dal nostro territorio: Fossalta di Portogruaro e Codroipo). Così ti torna in mente la speaker del TG che annuncia “42 femminicidi dall’inizio dell’anno”.

Chiuso un altro anno scolastico cosa ne resta? Bastano due polemiche su rendimento e centimetri di vestiti e una sigla, la Dad, a racchiudere il mai abbastanza raccontato mondo della scuola? Crediamo di no e cominciamo a raccogliere le eccellenze che i giovani sanno dimostrare di avere

Due notizie sono giunte quasi insieme e pare che una serva a ribadire la gravità dell’altra: il rapimento e la russificazione di migliaia di bambini ucraini da parte dei russi e la morte di Boris Pahor, il triestino di lingua slovena sopravvissuto ai lager, spentosi a 108 anni. Sono accomunate dalla violenza della guerra ma anche da quella di voler sopprimere la lingua madre.

Un’antica invocazione recitava “A peste, a fame, a bello libera nos Domine”. Per quanto lontana è tornata purtroppo attualissima nella sua terna di sciagure: una pandemia, una guerra e ora lo spettro della fame che incombe su milioni di persone. Che sia un pericolo concreto lo confermano gli sforzi delle ultime settimane tesi a consentire la partenza delle navi dai porti ucraini, bloccati dai russi.

Situazioni recenti hanno ben dimostrato che un media non vale l’altro. Se quelli cui ci rivolgiamo non sono realizzati con scienza (professionalità dei giornalisti) e coscienza (deontologia del lavoro svolto che deve restare servizio d’informazione) ecco che gli errori di uno rimbalzano da un sistema all’altro, dando vita a cascate di bufale e di fake news responsabili di epidemie di disinformazione. Lo si è sperimentato nel corso della pandemia, quando si è arrivati a parlare di vera infodemia: un sovraccarico informativo non sempre connotato da accuratezza e affidabilità. Non è un fatto marginale o che interessa una sola categoria: sono ad ampio raggio le conseguenze della disinformazione quando si lega alla politica e alla salute.

Quella degli abusi è infatti un’emergenza sociale grave e globale che certamente esige un intervento repressivo importante, ma ancor di più una presa di coscienza personale e collettiva, un vero e proprio cambio di mentalità.
Prevenire situazioni di abuso non può ridursi alla semplice reazione di protezione dei minori. In tutto questo la Chiesa non è ferma alle postazioni di partenza, ma è da sempre in prima linea..

La pace non dovrebbe essere un tema divisivo. Sulla pace come conditio sine qua non per una vita non solo piena ma anche concretamente possibile dovremmo essere uniti. Ci sono però principi tanto condivisibili da sembrare lapalissiani che pure si fanno di colpo utopistici nel momento in cui un altro comincia a spararci addosso. Allora o si soccombe o si cerca di difendersi, anche se è una eventualità a cui si era mai pensato prima. E’ quello che sta avvenendo in Ucraina, cronaca di una realtà del tutto estranea alle nostre logiche di pace.. Ma il mondo ci sta oggi raccontando un’altra storia.

Il 9 maggio è una data attesa: dalla Russia che pare si prepari a celebrare la Giornata della Vittoria con l’annuncio di “guerra totale” in Ucraina; dal resto del mondo che non sa cosa attendersi da una situazione che si aggroviglia e si complica sempre più in un quotidiano crescendo di tensioni e atrocità, capaci di rendere più sfumato e lontano il tavolo della pace.

Un recente studio sostiene che oggi ci sono in Europa tre tipi di democrazia: bilanciata, irresponsabile e di protesta. Sapremmo dire a quale apparteniamo?

Chernobyl è molte cose: un anniversario dietro l’angolo (26 aprile 1986), una pagina di questa assurda guerra, un pericolo non archiviato nell’album dei ricordi ma pericolosamente intrappolato tra le pagine dell’attualità.

Noi che stiamo sperimentando in questi giorni la drammaticità e le nefandezze della guerra, abbiamo la responsabilità, come gridava Giovanni Paolo II, di dire al mondo: mai più la guerra!
Celebrare la Pasqua significa credere che non c’è solo la morte, il dolore, le uccisioni e le barbarie. In Gesù, Dio condivide il nostro dolore e ci dona lo Spirito Santo che ci rimette in cammino, donandoci la forza per andare avanti e per seminare nel mondo il perdono e l’amore. Solo così potremo sconfiggere il male e la guerra.

Una guerra da fare ma non da raccontare: così la intende Putin che, da quando ha iniziato la sua “operazione militare” in Ucraina, ha dato un’ulteriore stretta a quella che, secondo la classifica della libertà di stampa nel mondo era già una situazione assai vigilata con la Russia al 150° posto sui 180 paesi monitorati. Lo confermano gli arresti dei manifestanti, come la sparzione dei giornalisti. L'emblema è la vicenda di Anna Politkovskaja: uccisa per aver denunciato le violenze sui civili da parte dei soldati russi in Cecenia.

L’accanimento incessante contro una città, volto alla sua completa distruzione, non è né casuale né nuovo alla storia: risponde a un nome e a una strategia precisi. Si chiama urbicidio, parola assonante a tutte le manifestazioni di morte arrecata in modo violento (omicidio, fratricidio, genocidio).

Le consacrazioni della Russia a Maria sono già avvenute. Dunque se da una parte per la Russia non sarà la prima volta, dall’altra va ricordato che i vescovi dell’Ucraina più volte avevano consacrato la loro patria alla Madonna.
Ciò che è nuovo è che la consacrazione del 25 marzo 2022 mette insieme Russia e Ucraina. Lo fa mentre imperversa la terribile guerra che ci riempie di sgomento

Si dice che una fiammella pur fioca sia ben visibile anche nella notte più nera, anzi che più intenso è il buio tanto più si manifesta un pur debole lumicino. Vogliamo crederci, ne abbiamo bisogno, ora che incombe su di noi la notte della guerra. I segnali più forti vengono da chi sta avendo la forza e il coraggio di dire no alla guerra là dove solo a pronunciarla (in Russia, paese che ha mosso uomini e armi contro l’Ucraina) questa parola può portare a quindici anni di carcere (foto Ansa/Sir)

L’uomo ha rialzato le armi contro l’uomo, innescando un vortice di violenza che tante persone hanno subito manifestato di non volere. Sono espressione della gente comune: quella che lavora, che torna la sera in famiglia, che cresce figli e accompagna gli ultimi giorni dei propri cari. Abbiamo visto opporsi al male della guerra cori che, in lingue diverse e da paesi vicini e anche lontani, hanno pronunciato la stessa parola: pace. E’ un segno di speranza molto forte.

In questi giorni manifestano una perfetta unità d’intenti a Francesco i vescovi italiani che, dal 24 al 27 febbraio, a Firenze danno vita alla seconda edizione di “Mediterraneo frontiera di pace”. Si tratta di giornate di incontri sul tema migrazioni dal titolo e obiettivo nobilissimi quanto stridenti con la realtà delle torture, dei naufragi e delle morti.

Il Ministero della Pubblica Istruzione, bypassando il parere negativo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, ha reso noto che l’Esame di Stato, conclusivo del percorso quinquennale degli Istituti superiori, si svolgerà come da tradizione. Immediata la reazione degli studenti

Nel quadro non facile dei mesi e anni a venire la saldezza dei timonieri è una dote fondamentale sia per la conduzione seria, impegnata e credibile della nave Italia, sia per le risposte alle sempre possibili quanto imprevedibili tempeste. Ma una cosa è certa: per la sicurezza della nave servono, ma non sono sufficienti, eccellenti timonieri. Una nave solca sicura i mari se tutti i marinai svolgono le loro mansioni, seriamente e puntualmente

Ci risiamo: le poste non consegnano i giornali nel tempo pattuito. Purtroppo non è la prima volta che accade: i ritardi sono continui e pesanti come testimoniano le numerose telefonate che arrivano alle redazioni da parte dei nostri spazientiti abbonati.

Tre donne alla guida dell'Europa: Ursula von De Leyen alla Commissione, Christine Lagarde alla Bce e ora anche Roberta Metsola al Parlamento europeo. Una terna blasonata di studi, impegno, figli

Un tempo si sarebbe usata l’espressione “nascondere la polvere sotto il tappeto” oggi diciamo fare il fotoritocco ai dati: operazione che non giova a nessuno.

Profuma di cortocircuito un’alzata di scudi contro quello scudo invisibile che è il vaccino. Come lo scudo degli antichi romani non impedisce di essere colpiti, ma può intercettare e smorzare i colpi. 

Italia batte Africa 80 a 1: le percentuali dei vaccinati contro il Covid. L’1 è simbolico: una cifra a spanne, dato che alcuni paesi africani viaggiano con una percentuale di vaccinati doppia dose di zero virgola qualcosa, mentre i vaccinati prima dose si quantificano con un dato medio pari al 7 per cento. Ora più campagne sostengono la vaccinazione nel grande continente

Avviso ai lettori: a causa di un imprevisto problema tecnico la tipografia "Centro Stampa Veneto srl" ieri non è riuscita a dare alle stampe il nostro settimanale Il Popolo (come altri settimanali diocesani). Sono pertanto prevedibili ritardi nei recapiti agli abbonati e parrocchie. 

Voto unanime approva lo stop dell'Italia ai finanziamenti delle imprese produttrici di mine. Un affare da miliardi che crea vittime e mutilati tra i civili (80%) e tra i bambini (43%) dei paesi in guerra

I profughi tra Polonia e Bielorussia: cavallo di Troia in carne ed ossa, cartina di tornasole del peso politico delle nazioni e dell'Unione Europea. Mentre qui l'Avvento fa risplendere le vetrine e accende luci ad ogni uscio, là cuori di uomini pietosi accendono di verde le finestre per dare almeno un pasto caldo

Il messaggio del Rettore per la Giornata del Seminario, Domenica 21 novembre

Nella Giornata dei poveri l'annuncio dell'ergastolo dato a colui che il 15 settembre uccise "il prete dei poveri" don Roberto Molgesini, ricordato da papa Francesco, insignito in memoria dal presidente della Repubblica Mattarella