L'Editoriale
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Tra l'essere e l'apparire

Vivere social comprta dei rischi che una recente indagine condotta intervistando 4mila giovani ha così quantificato: il 63% ha dichiarato di essere stato vittima di atti di bullismo, il 19% di cyberbullismo (legato al web e ai social). Entrambi i mondi in cui si vive - reale e virtuale - possono dunque ferire, ciascuno a modo suo.

Tra l'essere e l'apparire

ei ragazzi si vedono spesso solo i comportamenti estremi: o fragili o violenti, distaccati o emotivi, comunque difficili da capire. Il salto generazionale è, di per sé, naturale - ciascuno è figlio della sua epoca - ma ai nostri giorni lo stacco è ancora più netto, con il confine ben marcato dall’uso della tecnologia. Mari di social in cui i ragazzi nuotano con disinvoltura ma in cui rischiano di naufragare, travolti dalle insidie che vi si nascondono: incontri sbagliati, sguardi malevoli, commenti sprezzanti che lasciano il segno. Perché in questa piazza gli incontri si dicono virtuali ma le conseguenze sono pesantemente reali.
Lo ha confermato ai primi di febbraio un’indagine di Terre des Hommes, condotta intervistando 4mila giovani tra i 14 e i 26 anni. Inquietanti gli esiti: il 63% ha dichiarato di essere stato vittima di atti di bullismo, il 19% di cyberbullismo (legato al web e ai social). Entrambi i mondi in cui si vive - reale e virtuale - possono dunque ferire, ciascuno a modo suo.
Il bullismo si esprime in una vasta gamma di aggressioni, fisiche e verbali, in mobbing (abusi), stalking (atti persecutori), violenza psicologica, diffamazione, atti diffamatori.
Il cyberbullismo vive nei social - dei quali si fa schermo - e si manifesta con cascate di messaggi lesivi e offensivi, gravi fino alle minacce di morte o all’induzione al suicidio, ma anche con furto di identità, perdita della privacy (35%), adescamento da estranei (35%), molestie (30%), alienazione dal reale (25%), forme di revenge porn (condivisione di immagini o video privati e intimi con estranei senza il consenso della persona ritratta). Il primo - bullismo - si manifesta molto a scuola (66%), il secondo nei social media (40%).
Se è vero che queste forme persecutorie colpiscono indifferentemente maschi e femmine (71%) è altrettanto vero che l’indagine ha marcato una forte differenza: il bullismo colpisce maggiormente i maschi, il cyberbullismo prende di mira soprattutto le ragazze e ha molto a che fare con il loro aspetto fisico.
Gli episodi di cronaca grondano delle tragiche conseguenze (non solo fra i giovanissimi) e, - data che si è appena chiusa la settimana sanremese -, tra serio e faceto anche i testi delle canzoni, piccoli specchi dell’anima, portavano chiari riferimenti al fenomeno. Lo ha cantato Bigmama con la sua "La rabbia non ti basta" ma anche un’artista affermata come Alessandra Amoroso con "Fino a qui": due donne diversissime, ugualmente vittime di pesanti attacchi mediatici. La fragilità era presente pure nei testi maschili da "Il Tre" ai punkeggianti "La Sad" che hanno portato sul palco il tema del suicidio giovanile ("Sono sempre stato solo perché non sono mai stato come loro, che hanno lo sguardo pieno d’odio e il cuore vuoto". Parole dure, in parte oscurate da atteggiamenti e look, ma che dimostrano la trasversalità della sofferenza).
Perché questo mondo in perenne vetrina espone nel bene e nel male. Un male così quantificato dalla suddetta indagine: perdita dell’autostima e della fiducia negli altri (75%), basso rendimento scolastico (38%), rifiuto della scuola (24%), disturbi alimentari (24%), depressione (28%), autolesionismo (20%).
Parafrasando lo psicoanalista tedesco Erich Fromm, autore in pieno novecento di Avere o essere, sembrano arrivati i tempi della scelta tra Essere o Apparire. Ma, oggi come allora, del binomio è sempre l’essere la scelta vincente. Non c’è like che tenga.

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