Commento al Vangelo

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Ognuno è chiamato, a modo suo, per collaborare al piano di Dio: Paolo dice che ad ognuno è data una manifestazione dello Spirito (1Cor 12,7). Dentro a questo mistero si colloca la chiamata di ogni credente. Sia che venga chiamato alla vita da single o alla vita matrimoniale o alla vita consacrata o al sacerdozio, il cristiano diventa collaboratore del progetto divino di salvezza.

La pretesa di conoscere già è rifiuto di conoscere: Gesù viene rifiutato come Elia ed Eliseo. Però coloro che accolsero, i profeti come la vedova di Sarepta e il pagano lebbroso Naaman, esperimentarono l’intervento miracoloso di Dio.

La divina Rivelazione giunge a noi attraverso la Sacra Scrittura e la tradizione. Lo stesso Gesù, nel brano di oggi, a Nazaret: "Entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia... trovò il passo..."Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione"

L'Epifania sono  i magi a Betlemme ma annuncia anche un futuro di comunione: tutti i popoli si dirigeranno verso Gerusalemme per riconoscere il Dio unico e proclamarne le opere salvifiche.

C’è un elemento importante per questo giorno: il tema della pace. S. Paolo VI con un intervento per davvero profetico ha chiamato questo primo giorno dell’anno, il giorno della pace.

Il Natale esiste perché i cristiani celebrano l’Incarnazione, Dio che si fa uomo. In poche parole: la nascita di Gesù. Il Natale non ha altri significati per i credenti. Tutto il resto può fare da corona, non da centro.

Nell’ultima domenica di Avvento, la comunità cristiana, come si è fatta accompagnare per un tratto dalla figura del Battista, precursore del Messia, si fa accompagnare dalla Vergine Madre insieme alla quale intende contemplare il Mistero di Dio che si fa uomo.