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Santo Natale: omelia del Vescovo Giuseppe Pellegrini

Carissimi, celebrare il Natale significa riscoprire Dio dentro di noi

Parole chiave: Natale (57), Guerra (159), Gesù (14)
Santo Natale: omelia del Vescovo Giuseppe Pellegrini

 È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini” (Tito 2,11). Questa espressione della lettera di San Paolo a Tito, proclamata nella messa della notte, sintetizza in modo chiaro l’elemento centrale della nostra fede cristiana: l’Incarnazione del Figlio di Dio che si è fatto uomo e che porta la salvezza ad ogni uomo e donna del mondo. Il Natale non è una bella favola che termina quando si esce dall’età della fanciullezza e nemmeno una cena tra amici, ma è il fatto e l’avvenimento della storia che ha cambiato la sorte dell’umanità. Dio in Gesù Cristo si fa uno di noi, soffre con noi, gioisce con noi dentro le vicende quotidiane. Ce lo ha ricordato pure il profeta Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce” (9,1).

Il Natale è per noi la festa della luce, di Gesù luce del mondo che rischiara l’oscurità e le tenebre che ci sovrastano. Anche noi oggi viviamo in un tempo che si trova avvolto dal buio e dalle tenebre. Buio dentro di noi, nel nostro cuore e nella nostra vita, spesso appesantiti da affanni vacui e illusorii o da preoccupazioni reali. Ma c’è un grande buio nella storia dei nostri giorni, con l’umanità insanguinata da conflitti e guerre inutili e insensate, frutto dell’arroganza e della prepotenza di chi governa, che portano solamente distruzioni, morti di tanti civili, soprattutto bambini e odio reciproco. Le tenebre ci avvolgono ancora, ma la luce è venuta perché Gesù nasce nei nostri cuori, nelle nostre case e in tutto il mondo.

Le prime parole che l’angelo rivolge ai pastori sono: “Non temete!” (Luca 2,10). La venuta di Dio nel mondo può far paura: paura stessa di Dio, percepito come lontano da noi è insensibile alle nostre richieste. Non temete di accogliere Dio, di credere alle sue promesse e di aprire il vostro cuore alla sua luce. Quest’oggi siamo tutti invitati a non aver paura di accogliere il Signore nella nostra vita, nel nostro cuore e nelle nostre case. Non dobbiamo aver paura di Dio e delle novità che porta con sé. Dio entra anche nelle nostre preoccupazioni e nei nostri dubbi, porta luce nelle nostre delusioni e fragilità. Siamo invitati a non aver paura nemmeno delle debolezze e del peccato, perché il suo amore e la sua misericordia sono più grandi. Venendo nel mondo Gesù si è caricato di tutta la nostra umanità. Questo messaggio di speranza viene rivolto non ai saggi o ai sacerdoti del tempio, ma ai pastori che erano ritenuti le persone più inaffidabili e disprezzate, per ricordarci che Dio non fa preferenze di persona, che non chiede a nessuno delle credenziali né certificati di buona condotta. Non sono i potenti e i forti ad accorrere alla grotta, a gioire del Vangelo e a rendere gloria al Signore, ma i semplici, che fidandosi della Parola di Dio, accolgono un povero bambino che è il Figlio di Dio, segno della sua presenza nel mondo.

l brano evangelico del giorno di Natale, il prologo del Vangelo di san Giovanni, ci aiuta a scoprire il senso e il significato più vero del Natale, aiutandoci a dare risposta ad una domanda che tanti si pongono o si sono posti: “Chi è quel bambino che giace nella povertà di una stalla?”. È il Verbo di Dio, la Parola e il senso di tutte le cose. Parola che era presente non solo alla creazione del mondo, ma all’inizio assoluto che si situa prima della creazione stessa, perché è la trascendenza che avvolge tutta la realtà. Colui che esisteva dall’eternità è entrato nel tempo, il creatore si è fatto creatura. Questo è il senso profondo del Natale: la Parola che era in principio entra a far parte della nostra storia e del nostro tempo, dentro l’esperienza umana della sofferenza della fatica, del duro mestiere del vivere. Vi invito a fissare con attenzione e a meditare il versetto 14 del Prologo: “Il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. La parola carne indica la condizione di fragilità dell’umanità, la condizione che porta la sofferenza e la morte. L’eterno, quello che era in principio, decide di divenire debolezza, indigenza e povertà. Dio si fa scoprire non nella potenza, non nella forza ma nascosto nella povertà e fragilità di un bambino. Da ora in poi Dio non è più lontano e indifferente alle sorti del mondo. Venuto ad abitare nella condizione umana, il Figlio di Dio, con le sue parole e i suoi gesti, ci ha trasmesso non l’immagine di un Dio rivestito di gloria e di potere, ma di un Dio umile, mite e amante dell’umanità. Un Dio che preferisce servire piuttosto che essere servito.

Carissimi, celebrare il Natale significa riscoprire Dio dentro di noi, fare spazio al suo amore che ci dona suo figlio Gesù. Un amore da accogliere con gioia e pace e da portare nella vita di ogni giorno. Purtroppo non è sempre così, oggi e nemmeno ai tempi di Gesù. I versetti 10 -11 del Prologo ci ricordano che il messaggio di gioia e di pace può essere rifiutato e non accolto in modo cosciente e voluto, facendo precipitare l’umanità in una crisi radicale. È quello che stiamo vivendo in questi nostri giorni e che sta mettendo in dubbio la nostra fede, fiducia e speranza nella vita e nelle possibilità di vivere in un mondo più sereno. Le crisi umanitarie provocate dall’insensata guerra in Ucraina, nella striscia di Gaza e in tanti altri luoghi del pianeta, i femminicidi, gli omicidi, le morti sul lavoro anche della nostra Italia, ci fanno male e ci fanno perdere la speranza di un’umanità nuova, fondata sul rispetto di tutti e sull’amore, come ha fatto Gesù che si è chinato sul dolore e sulle sofferenze dell’umanità. Non possiamo fermarci ad adorare il bambino nella mangiatoia senza riconoscere il volto di Gesù presente nei poveri, nei sofferenti e negli indifesi. La gioia del Natale entri nei nostri cuori e nelle nostre case, si posi come una carezza delicata sulla testa dei bambini, sia di conforto ai nostri malati, anziani e sofferenti e ci sia di sostegno perché possiamo rinsaldarci e consolidarci nell’amore e nella capacità di amare tutti. Siano le nostre comunità cristiane più attraenti, perché capaci di solidarietà e fraternità.

Vi auguro un santo e buon Natale!

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