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Formazione del clero: incontri per sacerdoti divisi per fasce d'età

Tra gli interventi, più voci hanno ribadito come oggi il cambio della società e l’incalzante "laicismo", rendano sempre più difficile l’opera di evangelizzazione e di catechesi degli adulti e dei giovani e l’approfondimento della "Parola di Dio", nelle messe della comunità

Parole chiave: Clero (1), Formazione (2), Seminario (9), Pordenone (313)
Formazione del clero: incontri per sacerdoti divisi per fasce d'età

  l vescovo Pellegrini, nel mese di maggio ha incontrato i 189 presbiteri della diocesi, per cogliere nuovi spunti nell’elaborare un rinnovato cammino di formazione permanente.
Per favorire il clima di dialgo e cogliere le diverse esigenze, col vicario generale mons. Orioldo Marson, li ha incontrati per gruppi, suddivisi per fasce d’età: I°. fino ai 40 anni d’età: 15 preti; II°. dai 40 ai 49: 23; III°. dai 50 ai 59: 25; IV°. dai 60 ai 75: 51; V°. oltre i 75: 96.
In attesa della sintesi completa, riassuntiva di quanto emerso, si anticipano alcune istanze emerse dal gruppo dai 60 ai 75 anni.
Sostanzialmente è risultata positiva la formula della formazione permanente già esistente. Prevede un incontro mensile, a livello delle otto foranie, guidato dal vicario foraneo, a volte con un altro operatore, con l’intento di offrire dei contributi specifici, in rapporto alla vita della diocesi. In alcuni casi ci sono incontri sistematici per unità pastorale: una mattinata che si conclude col pranzo condiviso.
Servono a favorire un lavoro pastorale unitario, per gruppi di parrocchie della stessa forania. Periodicamente, nell’auditorium del Seminario, ci sono degli incontri, presenti anche i diaconi permanenti e i seminaristi, riguardanti la vita del sacerdote o tematiche di pastorale, teologia, morale, diritto, legate all’attualità e alle problematiche della società. A volte anche con i vice presidenti dei Consigli pastorali parrocchiali.
Si aggiunga il ritiro mensile, su un tema specifico, sulla spiritualità del presbitero, presente il vescovo, affiancato da qualche esperto. Termina con un tempo di preghiera di adorazione, presenti dei confessori, per permettere di accostarsi alla confessione.
Infine c’è la "settimana residenziale", a Bibione o altrove, anch’essa con un tema specifico, sulla vita pastorale.
Tra gli interventi, più voci hanno ribadito come oggi il cambio della società e l’incalzante "laicismo", rendano sempre più difficile l’opera di evangelizzazione e di catechesi degli adulti e dei giovani e l’approfondimento della "Parola di Dio", nelle messe della comunità. Annuncio, quest’ultimo, reputato importante, in quanto impegna, in un breve tempo, a "condividere i contenuti del Vangelo in modo efficace", anche se la presenza dei fedeli, nelle domeniche ordinarie, non sempre è elevatissima.
Un nuovo problema è legato al fatto che sempre di più ad un presbitero vengano affidate varie comunità, nella parte alta della diocesi - ma non solo -. Ciò impegna a frequenti spostamenti, da una chiesa all’altra, costringendo il presbitero a "rincorrere" le varie celebrazioni, a discapito del rapporto personale coi fedeli, utile e costruttivo. Prima, per curare la "regia della celebrazione" e dopo la messa, per il dialogo con le singole persone. Si è anche accennato alle "celebrazioni della Parola di Dio senza la messa", da affidare ai laici.
Concorde la sottolineatura dell’importanza della "fraternità sacerdotale", tra presbiteri legati tra loro per affinità, per amicizia, per età, per "territorio" - ad esempio Unità pastorali -, o per lo stesso servizio, come nel caso dei "collaboratori anziani", che si affiancano nell’aiuto pastorale, preso atto che i "colaboratori giovani", un tempo chiamati "cappellani", sono sempre meno.
Si è parlato anche delle esperienze da incoraggiare, di preti di parrocchie diverse, che abitano nella stessa canonica.
Notevole è l’impegno della quarantina di sacerdoti che hanno la "Scuola materna parrocchiale" in quanto, come responsabili della medesima, debbono dedicare del tempo per la parte burocratica, oltre che quella organizzativa ed educativa. Da qui la necessità di "coinvolgere e delegare dei laici opportunamente preparati e formati". Esigenza da estendere a tante altre situazioni pastorali, le quali invocano delle "nuove ministerialità".
Leo Collin

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