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Pierluigi Cappello: il ricordo intervista di Gian Mario Villalta

Intervista a Gianmario Villalta sulla inaugurazione de il festival: tutti per Pierluigi Cappello. Presentata l'opera omnia e il nuovo libro di Susanna Tamaro, ugualmente sul palco del Verdi alle 18.30 di mercoledì 19 settembre.

Parole chiave: Cappello (1), Villalta Tamaro (1), Pordenonelegge (30), Poesia (7)
Pierluigi Cappello: il ricordo intervista di Gian Mario Villalta

E' una inaugurazione speciale per tanti motivi, voluta dai curatori, sostenuta da un coro di consenso. Pierluigi Cappello a Pordenone: poesie, letture, filmati. Torna il suo volto e torna la sua voce. Le sue parole, invece, non erano partite mai. Le ha lasciate per noi. Anteprime e dietro le quinte svelati dal direttore artistico Gian Mario Villalta.

L’inaugurazione senza l’ospite: come sarà?
In casi speciali può accadere e Pierluigi è molto presente a tutti noi. Un’inaugurazione che avviene comunque nel rispetto della regola del festival: un libro che esce. Anzi ce ne sono due.
L’opera omnia e quale altro?
L’opera omnia è "Un prato in pendio", edita da Rizzoli con tre commenti: Alessandro Fo, Eraldo Affinati e mio. Avrà testi inediti, tutte le poesie e un apparato critico importante.
Il secondo libro è quello di Susanna Tamaro, "Il tuo sguardo illumina il mondo", edito da Solferino.
Sul palco chi ci sarà?
Eccetto Eraldo Affinati, ci saranno Alessandro Fo, Susanna Tamaro, io, Francesca Archibugi che aveva realizzato il film "In parole povere", Federica Magro che ha curato il volume dell’omnia. Poi, naturalmente, ci sarà lui, Pierluigi, con filmati in cui legge le sue poesie. E lo faremo anche noi.
Come si è arrivati a questa scelta?
Le ragioni sono molte. Innanzitutto un’amicizia personale. Quindi un doveroso riconoscimento, dato che Pierluigi è sempre stato vicino a Pordenonelegge. Vicino e presente. E una terza è che speriamo che la raccolta dell’opera completa, che esce con un apparato critico corposo, possa finalmente togliere da quell’imbarazzo di legare la sua opera a quello che gli era capitato, all’incidente. Non è certo l’incidente che spiega la poesia. Anzi, forse capendo il poeta si arriva in maniera più vera a lui, la sua persona, la personalità.
Ricordo un Pierluigi al centro del Verdi, in occasione dell’uscita del suo romanzo, padrone felice del palco.
Lui aveva ovviamente dovuto vivere con la menomazione, ma non voleva appoggiarsi a questo che gli era capitato per fare il poeta. Perfino nelle foto voleva evitare che si vedesse la carrozzina. Lui non appoggiava la sua poesia alla sua condizione. Non dobbiamo farlo noi. E per chiudere il discorso sulle ragioni di questa scelta per la serata inaugurale ne aggiungo una quarta.
Quale?
Ci sta pure bene che l’inaugurazione sia dedicata alla poesia, ora che Pordenonelegge ha fatto cose nuove legate alla poesia. E lo fa, con Pierluigi, con un poeta importante: ci sta di portarlo a questo evento per quanto possa essere rischioso.
In che senso?
Si sceglie sempre con cura per l’inaugurazione. Perché agli incontri del festival ci va chi è interessato, all’inaugurazione invece si va come evento in sé, è anche spettacolo, c’è anche un dovere esserci. Siamo consapevoli che la poesia non è una frequentazione quotidiana e per qualcuno resta legata ai ricordi scolastici. Per questo abbiamo sempre cercato personalità trasversali, che possano piacere. Credo comunque che, con Cappello e la sua poesia, noi non tradiamo un aspetto della festa del libro: l’attenzione al raccontare la vita e quanto ci circonda con l’obiettivo di dare un senso alle cose. La poesia di Pierluigi arriva, ha carattere. Presenteremo lui stesso che legge.
Un tuo ricordo personale di lui?
Sono innumerevoli i ricordi eppure non sono abbastanza ora che lui non c’è più. Il lavoro fatto insieme, quel confrontarsi su tutto... E quanto più avrei voluto averlo frequentato. Ma per quanto l’ho conosciuto posso dire che non gli si addicono certi toni mesti. Certo, dopo la morte prevale il lutto per la perdita, ma questo non corrisponde a Pierluigi che era invece una persona divertentissima.
Con lui si potevano dire un sacco di stupidaggini, dirne senza pari, tanto da rimanere senza fiato dal ridere. Le serate che abbiamo passato io, Alberto Garlini e Pierluigi: c’era da tenersi la pancia dalle risate. Ecco, purtroppo, tutta questa sua vitalità scappa via nelle commemorazioni. Quel suo volto gentile che ha indotto a leggerlo etereo, con una delicatezza che aveva in scrittura. Nella vita sapeva invece ben essere figlio di questa terra, detto senza essere inverecondi, ma cercando di restituirlo così com’era.
Lui mi manca e mi restano cari i ricordi delle serate insieme, dopo qualche incontro inventato per vederci, tirar tardi, andare a mangiare, bere una birra, divertirsi a prenderci in giro, giocando con intelligenza con le parole.
Da quando lo conoscevi? Prima di Pordenonelegge…
I primi incontri risalgono alla fine degli anni ’80, poi c’è stata l’esperienza editoriale della Barca di Babele, veri pretesti per incontrarci. Direi che gli anni passati tra la seconda metà degli anni ’90 e i primi del nuovo secolo sono stati i più belli. Pierluigi era più forte, aveva una maggiore autonomia, guidava ancora. Poi piano piano ha cominciato ad indebolirsi, sono subentrati acciacchi di vario genere, fino all’ultimo anno che è stato tremendo. L’aspetto vitale e guascone si è andato perdendo.
Lo conoscevi bene: avrebbe riaffrontato un libro in prosa?
Sì, certo, anzi ne parlava già. La poesia viene un po’ quando vuole, non decidi: stamattina scrivo una poesia. Non risponde a un progetto editoriale. La prosa è invece un lavoro di costruzione. Lui aveva già un progetto e, tra gli inediti dell’opera omnia, si potranno leggere anche due o tre cose, cose tremende. Ma non ha potuto fare molto, stava perdendo l’autonomia anche dello scrivere. Poteva farlo solo steso e a matita.
Come si colloca la sua poesia nel panorama poetico italiano?
Pur cominciando quasi isolato, si è confrontato con i grandi della sua generazione, sempre rimanendo su una sua strada molto personale. Partendo da presupposti formali è arrivato ad usare la lingua quotidiana per dire in maniera fine la sua epica del quotidiano. Nel panorama poetico italiano è una presenza importante.
Pordenonelegge ha rafforzato le energie dedicate alla poesia anche editando opere. Come va questa operazione?
Ne siamo contenti. La Gialla ha riscontro: alcuni trovano conferme, altri riescono ad iniziare con noi. Poi c’è la Gialla Oro, più sperimentale. Il tutto, va detto, nella realtà delle cose: la poesia non ha tirature da vantare. Conta semmai un altro aspetto: che siano i poeti a cercarti, a desiderare di uscire con i tuoi caratteri. E questo avviene.
Simonetta Venturin

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