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Ilaria Capua: il virus che ci ha cambiato la mappa mentale

Cambiare idea riguardo a cosa? Al mondo di prima, tanto per cominciare, poi su scienza, ruolo delle donne, organizzazione della società e del lavoro. Ma sopra ogni cosa sarebbe una grande conquista se questo libro servisse a spazzare via distorsioni di notizie, fake news e presunzioni di sapere in cui tutti siamo inciampati nei giorni confusi e impauriti della pandemia.

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Ilaria Capua: il virus che ci ha cambiato la mappa mentale

Il nostro viaggio nel mondo dei libri e delle pandemie si concentra questa settimana sul presente o sull’immediato futuro, dato che ci si dedica al dopo tratteggiato da Ilaria Capua - medico veterinario e studiosa italiana che dirige il Centro di Eccellenza "One Health" dell’Università della Florida - nel volume: "Il dopo. Il virus che ci ha costretto a cambiare mappa mentale" (Mondadori editore, 135 pag.). Nei confronti di cosa?
Del mondo di prima, tanto per cominciare, poi della scienza, del ruolo delle donne, dell’organizzazione della società e del lavoro. Ma sopra ogni cosa sarebbe una grande conquista se questo libro servisse a spazzare via distorsioni di notizie, fake news e presunzioni di sapere in cui tutti siamo inciampati nei giorni confusi e impauriti della pandemia.
Quante teorie complottiste hanno avuto libera circolazione sui nostri pc e in certe trasmissioni tv, mentre eravamo blindati in casa? Laboratori di cattivi cinesi che studiano come sterminare mezzo mondo o case farmaceutiche pronte a scatenare un virus al solo scopo di estrarre - come un coniglio dal cilindro - un bel vaccino da vendere al pianeta dopo averlo terrorizzato con un adeguato numero di vittime… Forse per questo Ilaria Capua mette all’inizio il capitolo "La vendetta del pangolino".

DOVE
Ne "La vendetta del pangolino" la studiosa racconta del doppio salto fatto da un virus che viveva tranquillo nel cuore di una foresta fino a che non arrivò quell’animale predatore che è l’uomo, vorace di terre e di alberi. Ebbene, in quella foresta vive un piccolo pipistrello (il Rhinolophus, 30 grammi di peso), che è il contenitore neutrale del virus. I virus, infatti, non hanno vita propria, ma possono esistere solo dentro un altro organismo. Il Sars CoV-2 abitava questo ambiente e questi piccoli animali quando, per una qualche ragione, ha "traslocato" con quello che viene definito "salto di specie" o spillover (al quale è dedicato il libro di cui si dice sotto: "Spillover" di David Quammen, Adelphi, 608 pagine, 14 euro). E per quanto non sia "facile per un virus fare un salto di specie - scrive la Capua - prima di arrivare nell’uomo questo virus ha fatto un altro salto di specie, rimbalzando tra il pipistrello e un altro mammifero… il pangolino".
Al pangolino, come al pipistrello, il virus non fa nulla. Ma poi il Sars CoV-2 è arrivato nell’uomo, con gli effetti che si sono palesati nell’autunno - inverno 2019.
Dove sia avvenuto l’incontro si sa: in un mercato di Wuhan dove uomini macellavano animali selvatici vivi, perché lì "si approvvigionano popolazioni poverissime, con abitudini alimentari molto diverse dalle nostre. Quale europeo andrebbe a comprare carne direttamente al macello?". Ma è altrettanto vero che lo stesso pangolino è diventato merce rara perché è ricercato dalla medicina popolare cinese (dalle sue squame si ottiene un rimedio contro l’artrite) e in Vietnam la sua carne è una prelibatezza come da noi il tartufo.
Diciamo allora che la pandemia può anche essere vista come una - inconsapevole - conseguenza della deforestazione e di una nostra certa alimentazione.

QUANDO
Detto ciò si è diradata un po’ di nebbia, ma ancora ne resta sul caso. Altra dibattuta quaestio riguarda i tempi di reazione cinesi, che infiammano gli animi oltreoceano (nella polemica Usa contro Cina).
Nel nome della scienza, non della politica, la Capua spiega il contesto in cui tutto ha avuto origine, che molto dice dei tempi trascorsi tra il verificarsi dei primi casi e la presa di coscienza del manifestarsi di una nuova malattia.
Si parte dal fatto che le popolazioni povere cinesi si curano con la medicina popolare (la Cina non ha un sistema sanitario accessibile a tutti come il nostro); solo dopo aver preso atto della inefficacia ci si rivolge ad un dottore.
Il calendario ha infierito una prima volta: essendo a cavallo tra autunno e inverno è stato facile legare i primi casi a forme influenzali. Solo quando polmoniti atipiche hanno cominciato a manifestarsi in quantità il fatto ha suscitato sospetti. "A dare l’allarme è Li Wenliang", oftalmologo trentaquattrenne, che osserva sette pazienti ricoverati in gravi condizioni nell’ospedale in cui lavora e, in una chat tra colleghi, ipotizza il ritorno della Sars, un virus estremamente aggressivo… da portare alla morte nel 10 per cento dei casi, e suggerisce di adottare misure di protezione atte a prevenire il contagio. E’ il 30 dicembre". Ma Li Wenliang viene interrogato dalla polizia e ammonito per aver divulgato false informazioni su internet". Al contempo però, il 31 dicembre, le autorità cinesi avvertono l’Oms "della esistenza del virus e forniscono rassicurazioni: l’epidemia è controllabile".
Il calendario ci ha poi messo lo zampino una seconda volta: a gennaio la Cina festeggia il capodanno lunare (un periodo di vacanza). Quando, il 23 gennaio, le autorità cinesi hanno messo in quarantena la città di Wuhan e la provincia dell’Hubei (60 milioni di persone, come l’intera Italia), il virus era già volato via. Solo il 1° gennaio, infatti, da Wuhan sono partite 175mila persone che, per il 20 del mese, sono diventate vari milioni, dato che i voli sono stati fermati il 31 gennaio.

IL DOPO
Tante sono le cose che il libro va raccontando e spiegando, mettendo in risalto che la tragedia ha messo in luce l’importanza degli studi scientifici, di una informazione corretta, della salvaguardia della biodiversità (pensiamo alla foresta brutalizzata da cui è partita questa storia), della donna ("In Italia si laureano oggi più donne che uomini… ma al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro il divario si ribalta"), di una diversa divisione tra tempo del lavoro e tempo della cura (bambini e anziani come ricchezza dell’umanità). Ma soprattutto di un senso di umanità che deve essere globale in modo nuovo: ovvero di un uomo che deve pensarsi plurale e non più singolo e solo, perché la terra è della umanità e non di ogni singolo e delle esigenze anche egoistiche di ciascuno.
Come papa Francesco così anche la Capua insiste parecchio su questo "essere insieme". Se nel medioevo i clerici vagantes si spostavano per la necessità di confrontarsi con altri studiosi, oggi i vari scienziati sono a portata di un clic, possono formare comunità virtuali per condividere intuizioni, progredire di pari passo nella ricerca, condividerne i risultati. "Proprio a un progetto di condivisione - scrive - sto lavorando insieme a Fabiola Gianotti, la direttrice del Cern di Ginevra: intendiamo i dati raccolti sul Sars-CoV-2 e renderli friubili alla comunità scientifica, ma da una prospettiva multidisciplinare".
E chiude: "Se la scienza vince, vince per tutti. Anche per i no vax, per chi crede ai complotti e per chi boicotta le antenne 5G".
Simonetta Venturin

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