La Parola del Papa
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3 aprile, udienza del mercoledì: Papa Francesco: “Evitare ogni irresponsabile allargamento del conflitto”

Papa Francesco ha concluso l'udienza di oggi, mercoledì 3 aprile, dedicata alla virtù della giustizia, rinnovando la richiesta del cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza ed esprimendo "profondo rammarico" per i volontari uccisi. "Si eviti ogni irresponsabile tentativo di allargamento del conflitto". Alla fine, la storia di un soldato morto nella guerra in Ucraina a 23 anni, con un Vangelo e un Rosario come testamento

 3 aprile, udienza del mercoledì: Papa Francesco: “Evitare ogni irresponsabile allargamento del conflitto”

“Preghiamo senza stancarci perché cessino le armi e torni a regnare la pace”. È l’appello lanciato da Papa Francesco al termine dell’udienza di oggi, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana. “Purtroppo continuano a giungere triste notizie del Medio Oriente”, ha detto il Papa: “Torno a rinnovare la mia ferma richiesta di un immediato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Esprimo il mio profondo rammarico per i volontari uccisi mentre erano impegnati nella distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza. Prego per loro, per le loro famiglie e rinnovo l’appello affinché che sia permesso a quella popolazione stremata e sofferente l’accesso agli aiuti umanitari e siamo subito rilasciati gli ostaggi”.

“Si eviti ogni irresponsabile tentativo di allargare il conflitto nella regione e possano cessare questa e le altre guerre che continuano a portare morte e sofferenza in tanti parti del mondo”,

la richiesta di Francesco, che ha poi esortato a non dimenticare “la martoriata Ucraina”, citando i “tanti morti” sul campo a causa della guerra e ha mostrato, prendendoli in mano, un Rosario e un Vangelo lasciati da un soldato morto in guerra ad Avdijevka. Alessandro (Oleksand), 23 anni – ha raccontato a braccio – “leggeva il Nuovo Testamento e i Salmi e aveva sottolineato il Salmo 129, ‘Dal profondo a te grido, o Signore, ascolta la mia voce’. Questo ragazzo di ventitré anni è morto in guerra: ha lasciato davanti la vita e questo libro del Vangelo e questo Rosario sono il testamento che lui leggeva e pregava”. Poi l’invito alla piazza ad un momento di silenzio, “pensando a questo ragazzo e a tanti altri come lui che sono morti in questa pazzia della guerra. La guerra distrugge sempre. Pensiamo a loro e preghiamo”.

 “Senza giustizia, non c’è pace”, ha spiegato il Papa nella catechesi dell’udienza in piazza San Pietro, dedicata a questo tema. “Se la giustizia non viene rispettata, si generano conflitti. Senza giustizia, si sancisce la legge della prevaricazione del forte sul debole”: “E questo non è giusto”, ha commentato a braccio. Per Francesco, la giustizia “non riguarda solo le aule dei tribunali, ma anche l’etica che contraddistingue la nostra vita quotidiana”: “stabilisce con gli altri rapporti sinceri: realizza il precetto del Vangelo, secondo cui il parlare cristiano dev’essere: ‘Sì, sì’, ‘No, no’; il di più viene dal Maligno”. “Le mezze verità, i discorsi sottili che vogliono raggirare il prossimo, le reticenze che occultano i reali propositi, non sono atteggiamenti consoni alla giustizia”, ha denunciato Francesco: “L’uomo giusto è retto, semplice e schietto, non indossa maschere, si presenta per quello che è, ha un parlare vero. Sulle sue labbra si trova spesso la parola ‘grazie’: sa che, per quanto ci sforziamo di essere generosi, restiamo debitori nei confronti del prossimo. Se amiamo, è anche perché siamo stati prima amati”.

L’uomo giusto, inoltre, “non bada solo al proprio benessere, ma vuole il bene dell’intera società”: “ha venerazione per le leggi e le rispetta, sapendo che esse costituiscono una barriera che protegge gli inermi dalla tracotanza dei potenti. Non cede alla tentazione di pensare solo a sé stesso e di curare i propri affari, per quanto legittimi, come se fossero l’unica cosa che esiste al mondo”.

“La virtù della giustizia rende evidente – e mette nel cuore l’esigenza – che non ci può essere un vero bene per me se non c’è anche il bene di tutti”, la tesi del Papa: “Perciò l’uomo giusto vigila sul proprio comportamento, perché non sia lesivo nei riguardi degli altri: se sbaglia, si scusa. L’uomo giusto si scusa sempre. In qualche situazione arriva a sacrificare un bene personale per metterlo a disposizione della comunità. Desidera una società ordinata, dove siano le persone a dare lustro alle cariche, e non le cariche a dare lustro alle persone. Aborrisce le raccomandazioni e non commercia favori. Ama la responsabilità ed è esemplare nel vivere e promuovere la legalità”.

“Un uomo che non riconosce il giusto salario agli operai non è giusto”, il monito a braccio: “Il giusto rifugge comportamenti nocivi come la calunnia, la falsa testimonianza, la frode, l’usura, il dileggio, la disonestà. Mantiene la parola data, restituisce quanto ha preso in prestito, riconosce il corretto salario agli operai”. I giusti, infine, “non sono moralisti che vestono i panni del censore, ma persone rette che hanno fame e sete della giustizia, sognatori che custodiscono in cuore il desiderio di una fratellanza universale”. “E di questo sogno, specialmente oggi, abbiamo tutti un grande bisogno”, ha concluso Francesco: “Abbiamo bisogno di essere uomini e donne giusti, e questo ci farà felici”.

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