Commento al Vangelo
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Il Padre mio che vi dà il pane dal cielo

Prima venne la manna, poi i pani e i pesci, quindi l'eucarestia

Parole chiave: Eucarestia (2), Vangelo (26), Domenica (5)
Il Padre mio che vi dà il pane dal cielo

Gv 6,24-35
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: "Rabbì, quando sei venuto qua?". Gesù rispose loro: "In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo". Gli dissero allora: "Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?". Gesù rispose loro: "Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato". Allora gli dissero: "Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: "Diede loro da mangiare un pane dal cielo"". Rispose loro Gesù: "In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo". Allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane". Gesù rispose loro: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!".

Tematica liturgica
Per il popolo ebraico la manna (prima lettura: Es 16,2-4.12-15) fu il punto di riferimento sia per comprendere come egli fosse oggetto delle attenzioni provvidenti di Dio sia per poter apprezzare ed esperimentare, già nella storia, le cose del cielo. L’autore del libro della Sapienza commenta in questo modo il miracolo della manna: "Invece hai sfamato il tuo popolo con il cibo degli angeli, dal cielo hai offerto loro un pane pronto senza fatica, capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto" (Sap 16,20). "Tutte queste cose però - dice Paolo in 1Cor 10,11 - accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento…". Il popolo ebraico, dunque, non poteva sapere che, più tardi, la comunità cristiana avrebbe letto il miracolo della manna come un evento profetico, in quanto anticipatore del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. I cristiani, inoltre, ci vedono anche un gesto divino anticipatore di Gesù: Gesù è la manna per l’umanità in quanto Verbo incarnato, mandato da Dio come pane della vita, disceso dal cielo per dare la vita al mondo.
La manna (Es 16,2-4.12-15) è "pane dal cielo" (Sal 78,24) come dal cielo viene il pane moltiplicato da Gesù e come dal cielo viene la persona stessa di Cristo che è il "pane della vita": "Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo" (Gv 6,33b). L’origine celeste delle tre realtà le unifica in un unico mistero, dove Gesù è tipologicamente rappresentato dalla manna e simbolicamente rappresentato dal pane moltiplicato. Ogni persona ha una nostalgia profonda di tutto ciò che è vera vita (esistenza, affetto, qualità di vita, ecc.) e contemporaneamente vive la tristezza di perderla, molto spesso senza averla raggiunta pienamente. Gesù offre la vera risposta alla nostalgia profonda e alla tristezza dell’uomo. Credere in Gesù, pane della vita, significa diventare una cosa sola con Lui, incominciando dalla fiducia in lui e dalla sua imitazione.

Dimensione letteraria
Nella lettura semicontinua del capitolo sesto del vangelo di Giovanni, il Lezionario tralascia Gv 6,16-23 (Gesù cammina sul lago; le folle incontrano Gesù) e propone come vangelo odierno il testo di Gv 6,24-35. Il testo evangelico originale ("Quando dunque la folla vide che Gesù…") è stato leggermente ritoccato e il testo biblico-liturgico appare così: "In quel tempo, quando la folla vide che Gesù…". Il testo è scandito da un dialogo tra la folla e Gesù. La gente formula tre domande e una petizione: "Rabbì, quando sei venuto qua ?" (Gv 6,24-27); "Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?" (Gv 6,28-29); "Quale segno tu fai...? Quale opera compi ?" (Gv 6,30-33); "Signore, dacci sempre questo pane" (Gv 6,34-35). Gesù risponde puntualmente. Prima chiarisce l’equivoco: la folla lo cerca non per il segno, ma perché si è saziata dei pani. Poi precisa che l’opera che Dio chiede è credere in colui che Egli ha mandato. Infine precisa che il pane di Dio è una persona e quella persona è Lui.

Riflessione biblico-liturgica
a. Le prime due domande della folla nascono sotto il segno dell’equivoco. La folla segue Gesù perché si è saziata e, quindi, chiede che cosa deve fare per potere ottenere il pane ricevuto gratis. Gesù offre due risposte che corrono su un piano più alto: il cibo storico contiene in sé il messaggio del dono della vita eterna. Per procurarsi tale vita, che solo Gesù possiede, è necessario accoglierlo e credere in Lui.
b. La folla richiede un segno. Mosè, infatti, per essere riconosciuto capo, ha dato il segno della manna. Come risposta, Gesù fa riflettere sul Sal 78,24 ("fece piovere su di loro la manna per cibo e diede loro pane del cielo"). La manna dell’esodo è solo un simbolo: il vero pane dal cielo è Gesù. Con Lui, l’uomo può accedere all’albero della vita che era stato proibito ad Adamo, dopo il peccato.

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