Commento al Vangelo
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Domenica di Pasqua, 21 aprile, commento di don Renato De Zan

La risurrezione di Gesù è avvenuto nella storia, ma è un fatto che va oltre la storia. Il corpo che Maria ha donato al Verbo, per opera dello Spirito, era morto, ed è tornato in vita per non morire mai più.

Parole chiave: Resurrezione (9), Pasqua (36), Vangelo (127), De Zan (47)
Domenica di Pasqua, 21 aprile, commento di don Renato De Zan

 Si è da poco spento lo splendido canto dell’Exultet, proclamato nella Veglia pasquale: "Esulti il coro degli angeli, esulti l’assemblea celeste: un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto". Nel giorno della prima domenica di Pasqua, la chiesa inizia un lungo cammino di festa gioiosa che si concluderà con la Pentecoste.
È la festa che celebra il mistero di Cristo Risorto e le sue splendide ricchezze (non di "significati", ma di "realtà") salvifiche: è il mistero più grande del cristianesimo. Paolo è stato chiarissimo: "Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini" (1Cor 15,17-19).
La risurrezione di Gesù è avvenuto nella storia, ma è un fatto che va oltre la storia. Il corpo che Maria ha donato al Verbo, per opera dello Spirito, era morto, ed è tornato in vita per non morire mai più. Lazzaro, la figlia di Giàiro e il figlio della vedova di Nain sono tornati in vita per morire una seconda volta.
Ma nella storia niente dura per sempre. Gesù invece è tornato in vita per sempre. La risurrezione di Gesù, dunque, appartiene ad un altro ordine di cose. Appartiene al mondo del Regno definitivo di Dio. Con la risurrezione di Gesù, l’escaton  (il compimento totale, il futuro eterno) è entrato nella storia. La risurrezione è un fatto oggettivo e non è riducibile a una semplice esperienza "interiore" e "soggettiva" degli apostoli (la risurrezione non è Cristo che vive nella vita affettiva degli apostoli!). Pur appartenendo al Regno definitivo di Dio, ha lasciato tracce importanti e verificabili, che la comunità cristiana a partire da oggi, rivisiterà con fede.

Messa del giorno
Nella Messa del giorno di Pasqua viene letto il vangelo di Giovanni, Gv 20,1-9, senza alcuna modifica liturgica. "Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù" (Lc 23,5). Da parte delle donne, dunque, non c’è incertezza nell’identificare il sepolcro di Gesù. Maria Maddalena e le altre donne, trovatolo vuoto, rimasero sconvolte. Non certo dalla paura. Le espressioni adoperata da Marco ("piene di spavento e di stupore….erano impaurite") si trovano nei vangeli come atteggiamenti della folla davanti ai miracoli di Gesù. Di fronte al sepolcro esse intuirono che si trovavano davanti a un miracolo. Ma che senso può avere il fatto che il corpo di Gesù non fosse più nel sepolcro? Il sepolcro vuoto è il primo segno, ancora indistinto, della risurrezione. Il primo grande chiarimento del significato del sepolcro vuoto (assenza del corpo di Gesù) viene dall’episodio dei due discepoli (Pietro e il discepolo che Gesù amava). La traduzione italiana non è proprio precisa ("i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte". Le tele (othònia) erano giacenti (keìmena) e il sudario ripiegato su se stesso (entetuligmènon), non afflosciato con le bende, ma nello stesso luogo (ei ena topo = in un luogo uno; aramaico: nello stesso luogo). C’era il bozzolo afflosciato e lì dove c’era il capo, le tele erano rialzate perché il sudario era ancora ripiegato su se stesso (come un fazzoletto per il mal di denti). Il discepolo che Gesù amava, conoscendo bene le Scritture che avevano profetato la risurrezione del Servo di Yhwh, capì e perciò "vide e credette": Maria Maddalena e Pietro, no.

Messa della sera
Nella messa della sera si legge il testo di Lc 24,13-35, senza ritocchi liturgici. Si tratta del racconto dei discepoli di Emmaus. L’intervento del "terzo" pellegrino (Gesù) è fondamentale: "E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui". I due di Emmaus vengono informati delle profezie bibliche, che il discepolo che Gesù amava, invece, conosceva benissimo.
La Parola, è dunque, fondamentale per poter avvicinare, senza equivoci, il mistero della risurrezione. Il brano contiene un secondo dato fondamentale. Cleopa(tros) e l’altro discepolo (o, meglio, l’altra discepola, sua moglie) scoprono il Risorto allo spezzare il pane. Perché non prima? Perché il Risorto è presente nella storia, ma non appartiene più alle realtà puramente storiche. Non appartiene più alle nostre esperienze conoscitive storiche. Il Risorto si esperimenta attraverso la Parola e il Segno.
don Renato De Zan

Domenica di Pasqua, 21 aprile, commento di don Renato De Zan
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