Commento al Vangelo
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Domenica 15 settembre, commento di don Renato De Zan

La misura del perdono è l’infinita misericordia di Dio: questo è il senso del vangelo di questa domenica, in cui Gesù viene criticato perché siede a tavola coi peccatori

Parole chiave: Vangelo (70), Domenica (22), Diocesi (114), De Zan (11)
Domenica 15 settembre, commento di don Renato De Zan

Lc 15,1-32 (forma riassunta)
In quel tempo, …i farisei e gli scribi mormoravano dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro". Ed egli disse loro questa parabola: "Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non…va in cerca…finché non la trova? …Trovata… chiama gli amici…e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora…"  Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non…cerca accuratamente finché non la trova? …Trovata, chiama le amiche… e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta…". Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte". Disse ancora: "Un uomo aveva due figli. Il più giovane…disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta"… Pochi giorni dopo, il figlio più giovane…partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto… Si alzò e tornò da suo padre. …Suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te…". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita…"…Il figlio maggiore… domandò che cosa fosse tutto questo. "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e…rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici…". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"".

Tematica liturgica
Più volte il Maestro aveva messo a nudo grettezza d’animo degli scribi e dei farisei, la loro rigidità teologica, il loro giuridismo morale e il loro comportamento. Per comprendere questo basta leggere Lc 5,17-26 (perdono dei peccati e guarigione del paralitico), Lc 6,6-11 (guarigione dell’uomo con la mano paralizzata in giorno di sabato) oppure Lc 11,37-54 (accuse di Gesù ai farisei e agli scribi, dottori della legge). Anche nel vangelo di oggi (Lc 15,1-32) Gesù evidenzia come l’atteggiamento degli scribi e dei farisei non sia corretto. La teologia rabbinica diceva: "L’uomo non si unisca agli empi" (Mekhilta a Es 18,1). Forti di questa dottrina, scribi e farisei restano esterrefatti di fronte al comportamento di Gesù che, invece, accoglie e mangia con i peccatori e i pubblicani. La domanda degli scribi e dei farisei, dunque, nasconde la loro totale disapprovazione. Per costoro Dio perdonava, ma il perdono veniva concepito come un qualche cosa di molto oneroso: prima il peccatore doveva subire il castigo di Dio e poi poteva ottenere il perdono. Si tratta di un pensiero molto diffusi anche tra i cristiani, ma il vangelo dice altro. Già il profeta Geremia aveva detto che nella nuova alleanza dopo il peccato ci sarebbe stato subito il perdono (cfr Ger 31,31-34): Il salmista era andato anche oltre. Il perdono è qualche cosa di sereno e di gioioso (cfr Sal 51,10: "Fammi sentire gioia e letizia"; Sal 51,14: : "Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso"). L’ultimo versetto del prologo giovanneo dice che il Verbo si è fatto carne per "rivelare" il Padre ("Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato"). Gesù manifesta l’infinita bontà misericordiosa di Dio. Ciò impressionava e impressiona molto. Eppure Gesù è colui che dice : "Neanch’io ti condanno", oppure che afferma: "Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato", o anche che dice, rivolgendosi al ladrone: "Oggi sarai con me in Paradiso". Si tratta del perdono che non mortifica e non umilia il perdonato, ma lo fa gioire e lo salva. Resta ovvio che il perdonato ha la consapevolezza del male commesso. Se la conversione è ritornare in sé (come il figlio della parabola) e lasciarsi cercare da Dio (come la pecora e la moneta dei due paragoni), il perdono è accettare di essere accolti e abbracciati dal Padre in un clima - non pensato, ma vissuto - di festa.

Dimensione letteraria
Chiaramente i paragoni della pecora e della moneta sono testi di Gesù, ma pronunciati in un altro contesto. I due paragoni sviluppano il tema "perdita, ricerca, ritrovamento, festa". Le accuse degli scribi e dei farisei e la narrazione della parabola sviluppano il tema "accoglienza - festa". Nei paragoni non c’è il tema dell’accoglienza, come nella parabola non c’è il tema della ricerca. Si tratta di due tradizioni diverse, risalenti a Gesù, ma messe insieme dall’evangelista..

Riflessioni biblico-liturgica
a. Il perdono di Dio non è un semplice lavacro. È una nuova creazione. Il Sal 51,12 dice con chiarezza: "Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo". Il verbo usato (in ebraico, barà’) è lo stesso verbo adoperato per indicare l’opera della creazione ( "In principio Dio creò il cielo e la terra!").
b. Dio sa perdonare, più degli uomini. Tutta la vita di Gesù è stata la manifestazione di un perdono senza limiti, che non sempre l’uomo si sente di approvare. Ma Gesù insegna che la misura del perdono non è l’uomo, ma Dio.

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