Commento al Vangelo
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Domenica 10 settembre, commento di don Renato De Zan

La correzione fraterna nasce nel rispetto dell’altro

Domenica 10 settembre, commento di don Renato De Zan

10.09.2017 - 23° TO - A

 

Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «15 Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18 In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19 In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

 

 

Il Testo

 

1. Il brano evangelico odierno (Mt 18,15-20) è una piccola parte del grande discorso ecclesiale di Mt 18,1-35 (chi è il più grande, lo scandalo, la pecora smarrita, correzione fraterna, preghiera comune, perdono delle offese, parabola del servo spietato). La formula evangelica del Lezionario aggiunge un incipit ampio in cui chiarisce chi sia il mittente e chi sia il destinatario: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli”.

 

2. La formula evangelica si divide in due parti. La prima parte (Mt 18,15-20) riporta il suggerimento di Gesù sulla correzione fraterna modulata su quattro passaggi successivi: il dialogo tra te e colui che ti ha fatto del male, il dialogo fra te e colui che ti ha fatto del male in presenza di alcuni testimoni, l’affidamento di colui che ha fatto del male alla comunità e la ricerca della conversione di colui che ti ha fatto del male , considerato come peccatore e pubblicano. La seconda parte (Mt 18,18-20) è caratterizzata dalla ripetizione dell’espressione “in verità vi dico” (Mt 18,18.19) che ritma il testo in due tempi: nel primo (Mt 18,18) viene illustrato il potere della comunità di legare e sciogliere dal vincolo di appartenenza e nel secondo (Mt 18,19-20) c’è la promessa della presenza di Cristo nel gruppo che prega.

 

L’Esegesi

 

1. Se nella persona che viene corretta è necessaria l’umiltà dell’ascolto e della riflessione, nella persona che corregge è necessaria la memoria di quanto Gesù ha detto: «Come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello» (Mt 7,4-5). La correzione fraterna, dunque, è un momento delicato, impegnativo e difficile perché richiede in ambedue, correttore e corretto, la capacità di convertirsi.

 

2. Cosa significa trattare uno come un pagano e un pubblicano? Normalmente si ritiene che il pubblicano e il pagano vadano lasciati da parte, abbandonati. Gesù non si comporta così. Gesù cerca i pubblicani (Matteo stesso è un ex-pubblicano) e manderà gli apostoli a “tutti i popoli” perché diventino discepoli di Cristo (Mt 28,19). Questo è il compito del credente: dopo aver tentato tutte le strade e l’altro non si pente, il credente deve mirare non all’abbandono, ma alla conversione di chi ha sbagliato. Ha il compito di guidarlo nuovamente nella strada del discepolato.

 

3. “Legare e sciogliere” è una espressione che appartiene al linguaggio rabbinico. Il verbo ebraico “’asàr” indicava il potere del rabbino di legare all’ebreo un peso, mentre l’altro verbo, “sharàh”, indicava il potere di liberare l’ebreo da un peso. Gesù adopera il linguaggio rabbinico per indicare il potere della comunità di mettere un peso sulle spalle del cristiano ribelle (allontanarlo dalla comunità) o di toglierlo (ammetterlo nella comunità). Alcuni biblisti parlano di legare il peccato al peccatore (non perdonare) e di sciogliere il legame tra il peccato e il peccatore (perdonare). Ancora oggi il sacerdote dice: “Io ti assolvo (sciolgo il legame tra te e il peccato: ti perdono)”.

 

Il Contesto Liturgico

 

1. La formula eclogadica (con versetti scelti) della prima lettura (Ez 33,1.7-9) anticipa profeticamente il tema della correzione fraterna. Il brano di Ezechiele evidenzia una dimensione non presente nel vangelo di oggi: la correzione fraterna non è un opzional, ma è un dovere: Se “tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te”.

 

2. Nella seconda petizione della Colletta propria, la comunità orante prega così: “Perché….diventiamo custodi attenti di ogni fratello…”. La ripresa del tema evangelico è evidente. Ciò che interessa di più è la petizione che precede: “Metti in noi un cuore e uno spirito nuovo…”. Solo con un cuore e uno spirito nuovo il credente può accostarsi al fratello e praticare la correzione fraterna.

 

3. 3. Per un approfondimento: Fabris R., Matteo, Commenti biblici, Borla, 1982, 388-393; Gnilka J., Il vangelo di Matteo. Parte seconda, Commentario teologico del N. T., Paideia, Brescia 1991, 202-213; Grasso S., Il vangelo di Matteo, Collana Biblica, Ed. Dehoniane, Roma 1995, 442-448; Luz U., Matteo 3, Commentario Paideia . Nuovo Testamento, Paideia, Brescia 2013, 58-86.

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