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Veneto Orientale, Orl in prima linea nei tempi del coronavirus

Formazione a chi effettua i tamponi, e nella fase acuta del virus una media di 32 visite ambulatoriali al giorno

Veneto Orientale, Orl in prima linea nei tempi del coronavirus

Sono oltre 300 i “cacciatori” di coronavirus nel Veneto Orientale che tutti i giorni, dall'inizio dell’emergenza, provvedono a effettuare il tampone per la ricerca del Covid 19 nel territorio dell’Ulss4, a domicilio, nei distretti, negli ospedali e nelle case di riposo. A formare gli esecutori dei tamponi è stato infatti il personale dell’Otorinolaringoiatria dell’Ulss4, in prima linea nella diagnosi dell'infezione virale.

“L’esecuzione del tampone rino-faringeo è una procedura facile e sicura, che però va eseguita in maniera standardizzata e indolore al fine di ridurre al massimo i falsi negativi. Gli otorinolaringoiatri, abituati a gestire naso e gola, sono i più adatti ad eseguire e ad insegnare la procedura” spiega il direttore dell’ORL, il dottor Alessandro Abramo.

Sin dall'inizio dell'emergenza sanitaria i medici dell’ORL sono stati chiamati ad eseguire il tampone sul personale sanitario e sui pazienti ospedalieri, poi su stimolo e in accordo con la direzione sanitaria aziendale, si sono impegnati in un programma di attività che li ha portati sul territorio e nelle case di riposo per eseguire i tamponi e formare, contestualmente, oltre 300 tra infermieri degli ospedali, del territorio e delle strutture residenziali, in modo tale da renderli autonomi in vista dell'enorme lavoro di controllo che continuerà anche nei  mesi a venire. “Se quando vi fanno il tampone sentite un po’ di fastidio o un lieve dolore – osserva il dottor Abramo- ringraziate i dottori Alessandro Fuggetta e Luisa De Zen: sono loro “i colpevoli” di aver insegnato ai nostri operatori la tecnica corretta, ovvero di andare a cercare il virus dove si nasconde, in fondo al naso e nella gola”.

Parallelamente a questa attività, il lavoro ordinario dell'Otorinolaringoiatria è sempre proseguito nonostante la particolare esposizione al contagio per i propri operatori, poiché le tipologie di visite svolte, in genere endoscopiche, possono creare “aerosol” e “droplets”.

“Da un giorno all'altro, all'inizio del lockdown  – continua Abramo - negli ambulatori e in reparto ci si è trovati a mettere in atto una serie di procedure di sicurezza e di protezione che ad oggi hanno garantito la nostra salute impedendo di essere contagiati”. Nel periodo in cui il coronavirus ha raggiunto la fase più acuta in Veneto, i professionisti dell’ORL hanno eseguito una media di 32 visite giornaliere negli ospedali di Portogruaro e San Donà di Piave, e oltre a queste 110 interventi in urgenze e oncologia, di cui 70 “maggiori” in sala operatoria e il resto negli ambulatori chirurgici. Dal 4 di maggio l’attività dell’ORL è progressivamente tornata alla norma”.

L’otorinolaringoiatria è stata fra le prime unità operative a sfruttare le modalità della telemedicina per evitare ai pazienti di recarsi in ospedale se non strettamente necessario: i controlli degli esami, la visione degli esami radiologici, i colloqui con i parenti dei ricoverati e altre prestazioni ora vengono effettuate in videoconferenza o per telefono.

Fonte: Comunicato stampa
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