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I ragazzi del LeoMajo insegnano italiano ai migranti

In  un’aula del Liceo Leopardi Majorana una classe speciale approfondisce, sviluppa le competenze di lingua italiana. Non si notano le consuete disposizioni di docente e studenti. Ci sono dei "tavoli" attorno ai quali si trovano cinque o sei giovani stranieri e uno strano docente, una allieva del Liceo, che coordina, stimola, guida il lavoro del gruppo.

Parole chiave: Migranti (18), Scuola (24), Pordenone (167)
I ragazzi del LeoMajo insegnano italiano ai migranti

In  un’aula del Liceo Leopardi Majorana una classe speciale approfondisce, sviluppa le competenze di lingua italiana. Non si notano le consuete disposizioni di docente e studenti, il primo in cattedra, gli altri sui banchi. Ci sono invece dei "tavoli" attorno ai quali si trovano cinque o sei giovani stranieri desiderosi di migliorare la loro competenza nell’uso della lingua italiana e uno strano docente, una allieva del Liceo, che coordina, stimola, guida il lavoro del gruppo.
Fra i tavoli si aggira un docente che incoraggia, orienta il lavoro, favorisce il dialogo.
Questa esperienza si ripete ormai da alcuni anni; è promossa dalla associazione "Hapa Tuko-Noi ci siamo" in collaborazione con la Cooperativa Nuovi Vicini, il Liceo Leopardi Majorana, il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti.
 Questi incontri di anno in anno si sono svolti al Villaggio della Fanciulla, alla Casa della Madonna Pellegrina, nella sede del CPIA e soprattutto nelle aule del Liceo Leopardi Majorana.
Si tratta di una iniziativa che coinvolge inevitabilmente un numero limitato di persone (una quindicina di profughi, una decina di studenti, una decina di docenti) , che  non può risolvere tutti i problemi dell’accoglienza e dell’integrazione degli stranieri; vuol essere  soprattutto un piccolo esempio, quasi una provocazione.
Pur nella coscienza dei limiti numerici di questa attività, è stato elaborato un progetto articolato, forse esemplare per altri possibili soggetti.
Gli obiettivi del progetto sono stati così definiti:
- potenziare e sviluppare la conoscenza e l’esercizio della lingua italiana;
- proporre elementi di conoscenza geografica, sociale, istituzionale del nostro territorio;
- proporre elementi di conoscenza dei territori di provenienza dei profughi;
- sviluppare analisi e confronti su temi culturali, religiosi, antropologici;
- favorire un clima di solidarietà, di accoglienza;
- testimoniare alla comunità scolastica e civile la cultura della solidarietà, del volontariato.
Va sottolineato che queste attività si svolgono nell’orizzonte del puro volontariato: nessuno dei soggetti coinvolti riceve alcun compenso.
Per documentare e testimoniare i contenuti, le modalità, il significato di questa iniziativa sono stati pubblicati dei numeri speciali della rivista Africare; molto significative sono le testimonianze degli studenti liceali protagonisti di questo straordinario modo di insegnare:
"Grazie a questa esperienza, negli stessi banchi in cui passiamo le mattine da studenti ad imparare, il pomeriggio diventiamo noi insegnanti trovandoci dall’altra parte in un ruolo che ci era sempre stato vicino.  Importante fra l’altro era ascoltare, perché loro non si aspettavano da noi la soluzione alle difficoltà che avevano dovuto  affrontare, ma qualcuno con cui parlare, qualcuno di amico in una città di sconosciuti."
"E’ un’opportunità non indifferente per gli studenti poter svolgere un compito per cui si sente davvero di aver aiutato qualcuno, in primis i ragazzi stranieri e poi la città, perché non si può vivere  a Pordenone ( come in molte altre città) senza confrontarsi da vicino con il fenomeno dell’immigrazione … Confrontarsi è immergersi per un po’ in questa realtà e partecipare attivamente. Ma sarebbe grave ridurre l’esperienza ad una mera attività pedagogica: cercare di insegnare parole, regole, suoni diversi; obbliga (per fortuna) a scontrarsi con la diversità culturale; conoscere le storie, le abitudini, i silenzi, il disagio del cambiamento…; ridere per cose anche stupide che magicamente scopriamo di avere in comune…"
Si tratta insomma di una piccola esperienza che coinvolge giovani, docenti, operatori sociali e vuole sottolineare l’esigenza di alimentare solidarietà, umanità, curiosità vergo gli altri, gli "stranieri".
Sergio Chiarotto

Lunedì 25 febbraio ore 16, Biblioteca civica, Sala Degan (Pn)

STORIE D’AFRICA

- Prof.Paolo Venti: La rivista "Africare"
- Prof Teresa Tassan Viol, dirigente
scolastica del Liceo Leopardi-Majorana: Note su un viaggio in Eritrea.
- Studenti del Liceo e partecipanti ad un corso di lingua italiana per profughi: Letture di "storie" pubblicate su "Africare".
- Prof. Fulvio Dall'Agnese: Aspetti di arte africana.

In collaborazione con: - Liceo Leopardi Majorana (Pn), - Centro provinciale istruzione adulti (Pn), - Cooperativa Nuovi vicini

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