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Economia circolare: crederci non basta

Bisogna anche investire: parola del prof. Paolo Bevilacqua, docente all’Università degli Studi di Trieste. (Nello speciale cartaceo: aziende green del territorio industriali e agricole. Gli esempi di San Vito con Ambiente e Servizi, Azzano con Principi di Porcia, Aviano con Gees Ricycling, Villanova di Fossalta di Portogruaro con la Zignano vetro, Pramaggiore con le Carline) 

Parole chiave: Green (1), Biologico (1), Riciclo (1)
Economia circolare: crederci non basta

    "Niente è rifiuto, tutto può essere trasformato". Ma così com’è ora, l’economia circolare è un fallimento. Il professor Paolo Bevilacqua, docente all’Università degli Studi di Trieste, ingegnere minerario da nove anni consulente al Ministero dell’Ambiente, sottolinea la mancanza di (almeno) un ingranaggio nella catena: "Senza contributi le energie rinnovabili non stanno in piedi, lo Stato deve intervenire. L’incentivo c’era fino al 31 dicembre 2017, poi si è bloccato lì: se non torna nessuno potrà investire sulle rinnovabili". Eccolo il cane che si morde la coda.
Detto che "le discariche esisteranno sempre, non è possibile recuperare in termini economicamente sostenibili tutti i rifiuti", si punta a utilizzarle il meno possibile per favorire il recupero di materie e quello energetico. Al proposito, il professor Bevilacqua si sofferma su un parallelo relativo all’ecotassa: "In Italia è di circa 15 euro a tonnellata, mentre lievita a 120 in Inghilterra che è quindi più incentivato a tutelare il recupero dei rifiuti riducendo così l’utilizzo delle discariche".
COSA FARE Però senza l’oste, come senza la realtà, i conti non si fanno. E la realtà dice che "la quantità di materie prime che il mondo consuma è triplicata negli ultimi 40 anni. Da  26  miliardi  di  tonnellate  di   materie estratte nel 1970 si è arrivati a 85 miliardi di tonnellate nel 2015. Una forte accelerazione si è avuta negli ultimi 15 anni soprattutto per lo sviluppo industriale  impetuoso  di  paesi  come  la Cina, l’India e il Sudest asiatico. E di questo passo, se non si cambia rotta, potrebbe triplicare entro il 2050. A questo ritmo,  infatti,  nel 2050 ci vorranno ogni anno tra 170 e 184 miliardi di tonnellate di materiali". (fonte UNEP 2016).
La sfida è migliorare l’efficienza nell’uso dei materiali investendo in ricerca e sviluppo. Uno degli anelli più importanti di questa catena ambientale è la Green economy, legata a una serie di buone pratiche. Tra queste: migliorare la prevenzione della produzione dei rifiuti, migliorare la riciclabilità dei prodotti, portare a termine la normativa sugli End of Waste (EoW), premiare la raccolta differenziata, penalizzare il conferimento in discarica (ecotassa), puntare su un’agricoltura di qualità e multifunzionale, valorizzare le produzioni locali, accorciare le filiere agroalimentari, preservare le aree agricole, i pascoli e il patrimonio forestale, favorire il ruolo dell’agricoltura e della selvicoltura come fonte di produzione di energia e materiali rinnovabili per la bio-economia, ridurre le autovetture che circolano e sostano nelle città, utilizzare trasporti multimodali e le piste ciclabili, ridurre le emissioni per i nuovi veicoli. E altro ancora.
Nell’auspicio che ognuno faccia la propria parte.
Alberto Francesut

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