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"Diamoci una scossa" : domenica 30 ingegneri e architetti sul rischio sismico

Diamoci una scossa". E’ il titolo dell’iniziativa promossa domenica 30 settembre, a livello nazionale, dagli Ordini degli ingegneri e degli architetti per sensibilizzare la popolazione sul rischio sismico

Parole chiave: Terremoto (1), Sicurezza (2), Pordenone (168)
"Diamoci una scossa" : domenica 30 ingegneri e architetti sul rischio sismico

Diamoci una scossa". E’ il titolo dell’iniziativa promossa domenica 30 settembre, a livello nazionale, dagli Ordini degli ingegneri e degli architetti per sensibilizzare la popolazione sul rischio sismico e quindi sulle opportunità oggi esistenti, con anche importanti vantaggi di tipo fiscale, per migliorare o adeguare le condizioni dei propri immobili.
"Sarà una giornata soprattutto informativa - spiega Mario Tedeschi, presidente dell’ordine degli ingegneri di Pordenone -. Noi saremo presenti sin dal mattino in Corso Vittorio Emanuele con l’intento proprio di dare informazioni ai cittadini. A fine ottobre organizzeremo un convegno invitando a confrontarsi su queste tematiche gli amministratori pubblici, gli agenti immobiliari e la Camera di commercio".
Ma come sono messi dal punto di vista del rischio sismico gli edifici presenti nei nostri territori? "In Italia si è iniziato a costruire con attenzione antisismica di fatto solo dopo i terremoti di Friuli e Irpinia - spiega Tedeschi - a partire dalla fine deli anni 70, inizio degli anni 80. Buona parte del patrimonio edilizio non risponde a criteri antisismici".
La normativa è notevolmente cambiata in questi anni, anche alla luce delle nuove conoscenze e delle importanti innovazioni sulle tecniche di costruzione. Molto banalmente: ciò che all’inizio degli anni 80 poteva essere considerato antisismico, oggi non lo è più.
"Le norme sono cambiate negli anni - spiega Tedeschi - ma possiamo dire che nel 2008 è cambiato il mondo con norme precise e stringenti".
Già nel 2003 un’ordinanza della Protezione civile nazionale imponeva una verifica sulla vulnerabilità sismica degli edifici scolastici costruiti prima del 1984. Si è quindi fatto un censimento per poi decidere a quali dare la priorità di intervento. "Dal nostro punto di vista - continua Tedeschi - possiamo dire che in genere notiamo una buona sensibilità su questi temi da parte degli amministratori pubblici. Se vi è stata una lenta applicazione della normativa spesso è stato dovuto alla mancanza di risorse. Un’accelerazione in questo senso si è avuta negli ultimi anni con i soldi stanziati, in particolare dal Governo Renzi, con il Programma Scuole Sicure".
Oggi la normativa italiana può essere considerata all’avanguardia, costituendo senz’altro il punto di riferimento europeo. Del resto quello della vulnerabilità sismica è un tema noto ai paesi mediterranei (Spagna e Grecia), ma pressoché sconosciuto ai paesi del Nord Europa, Germania compresa.
Oggi la legge impone di costruire con criteri antisismici. Ma non obbliga ad adeguare gli edifici già esistenti. Se bisogna fare degli interventi, allora questi devono essere di tipo antisismico e daranno luogo ad un miglioramento antisismico dell’edificio.
Per quanto riguarda le scuole, e con esse tutti gli edifici pubblici datati, la legge di per se non impone che vengano fatti degli interventi. Vi è però la legislazione sulla sicurezza degli edifici che impone una valutazione della loro sicurezza. Qualora da tale verifica emergano criticità, scatta la necessità di prevedere un piano di intervento.
"La questione è delicata - conclude Tedeschi -: i sindaci si trovano spesso davanti a scelte non semplici. Se serve intervenire cercano di farlo. Laddove l’intervento viene fatto con ritardo è dovuto, in genere, alla mancanza di risorse o ad altre difficoltà legate alla necessità di riuscire comunque a garantire contemporaneamente i servizi ai cittadini".

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