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Cosa ci aspetta nei prossimi giorni?

Il neo dirigente scolastico: le fatiche di Ercole probabilmente

Cosa ci aspetta nei prossimi giorni?

Si è finalmente concluso (non senza intoppi), nei giorni scorsi, l’iter procedurale cha ha portato al reclutamento di un numero precostituito di dirigenti scolastici (1980 circa in tutto il territorio nazionale) e che ha visto, nell’arco di due anni, l’avvicendarsi, tra un ricorso e l’altro, lungaggini burocratiche e numerose polemiche, talvolta al vetriolo, di tre prove concorsuali ad elevato livello di difficoltà, che ha impegnato docenti provenienti da ordini di scuola differenti, acomunati, se non già dall’aspirazione di poter finalmente dare la propria "impronta" all’istituzione scolastica di appartenenza, declinando così la propria vision, sicuramente dall’impegno (non solo economico), dai sacrifici sostenuti, dalle rinunce e dalle privazioni che hanno caratterizzato il proprio agire quotidiano.

La tanto agognata firma del contratto è, infine, arrivata, anche per quanti, come il sottoscritto, hanno dovuto affrontare l’ennesima sfida, "reinventandosi" una vita al nord, dopo vent’anni di onorata carriera scolastica alla periferia di Palermo, senza mai venir meno al proprio senso di responsabilità e con la piena consapevolezza che il proprio mandato istituzionale antepone il bene comune a quello personale, il bisogno sovraindividuale a quello privato.

Già, perchè accostarsi a questa bellissima, quanto impegnativa professione, significa, in primis, riconoscerne il profilo, le competenze, le specificità, ma significa anche e soprattutto dimostrare doti umane, carisma, buon senso, apertura e disponibilità al confronto, nonchè uno spiccato senso di appartenenza alla comunità scolastica.

Sedere a capo di un’organizzazione complessa, quale è la scuola di oggi, con tutto ciò che questo comporta, spaventa e insieme lusinga. Riflettere su cosa significhi essere dirigenti scolastici implica la declinazione di numerose variabili che hanno a che fare con la gestione, l’organizzazione, il coordinamento e la valorizzazione delle risorse, la formazione auto ed eterodiretta, l’etica professionale, la cooperazione, la ricerca, etc., tutti costrutti che acquistano senso nella quotidianità dell’esperienza scolastica e che disegnano il profilo di un professionista multitasking, sempre alla ricerca di soluzioni, punto di riferimento dell’intera comunità educante cui appartiene.

Il timore di sbagliare è, perciò, sempre dietro l’angolo, considerato che le competenze e i requisiti richiesti riguardano ambiti talora molto distanti tra loro e che non sempre risulta agevole alternare capacità di leadership e di management.

Cosa ci aspetta nei prossimi giorni? Le fatiche di Ercole probabilmente! Ma la vera sfida che ci si para davanti sarà quella con noi stessi, quella che ci pone innanzi alle nostre insicurezze, alle nostre vulnerabilità, al nostro essere ancora troppo docenti, che dovremo comunque sfruttare come deterrente per mettere alla prova il nostro talento e dimostrare, a vari livelli, di avere un’idea di scuola alta e nobile, che in tutti i modi cercheremo di concretizzare e di tradurre in buone prassi nella realtà di ogni giorno, in-segnandola a tutti coloro che, a vario titolo, contribuiscono alla crescita e allo sviluppo della propria istituzione scolastica.

Eempio, dunque, modello da seguire nella pratica professionale, perchè se è vero che "le parole conducono", è ancor più vero che "l’esempio travolge".

Prosit.

Fonte: Redazione Online
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