La Parola del Papa
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Giovedì santo: il Papa ricorda i sacerdoti morti per il coronavirus

Il Triduo pasquale si apre nel Giovedì Santo con un omaggio ai sacerdoti "che offrono la vita per il Signore", ai preti morti in questi giorni di pandemia, "santi della porta accanto"

Parole chiave: Papa Francesco (90), Coronavirus (232), Sacerdoti (10), Morti (7)
Giovedì santo: il Papa ricorda i sacerdoti morti per il coronavirus

Commovente l'omaggio ai sacerdoti "che offrono la vita per il Signore" che papa Francesco ha proclamato ieri, giovedì santo. Si è rivolto infatti ai preti morti in questi giorni di pandemia, chiamandoli i "santi della porta accanto" al pari dei medici e infermieri. Dei preti "calunniati" in seguito al dramma degli abusi. Dei "parroci di campagna" che conoscono i nomi di ogni fedele che il Signore ha loro affidato.

E’ il Giovedì Santo anomalo. Per il coronavirus niente celebrazione, in Italia e in tutti i Paesi colpiti dal morbo, della messa crismale del vescovo con tutti i sacerdoti della propria diocesi. Neanche il vescovo di Roma ha potuto farlo nella sua Cattedrale di San Giovanni in Laterano. E durante la Messa “in Coena Domini” nessuna lavanda dei piedi.

Papa Francesco pronuncia l’omelia a braccio. "Oggi – dice - vorrei essere vicino ai sacerdoti, ai sacerdoti tutti, dall’ultimo ordinato fino al Papa. Tutti siamo sacerdoti. I vescovi, tutti… Siamo unti, unti dal Signore; unti per fare l’Eucarestia, unti per servire". Il Papa pensa ai "più di 60" preti che "qui in Italia" hanno perso la vita "nell'attenzione dei malati, negli ospedali". Con "i medici, con gli infermieri" aggiunge "sono 'i santi della porta accanto', sacerdoti che servendo hanno dato la vita". Francesco menziona "i sacerdoti che vanno lontano per portare il Vangelo e muoiono lì".

L’omaggio del Papa va ai "parroci di campagna che sono parroci di quattro, cinque, sette paesini e vanno dall’uno all’altro, conoscono la gente…". "Una volta uno di loro mi diceva che conosceva il nome di tutta la gente dei paesi. 'Davvero?', gli ho detto io. E lui mi ha detto: 'Anche il nome dei cani'".E poi i "sacerdoti calunniati". "Tante volte succede oggi – spiega -, non possono andare in strada perché dicono loro cose brutte, in riferimento al dramma che abbiamo vissuto con la scoperta dei sacerdoti che hanno fatto cose brutte. Alcuni mi dicevano che non possono uscire di casa con il clergyman perché li insultano; e loro continuano". "Tutti siamo peccatori", ricorda il Papa.
"Sacerdoti peccatori, che insieme a vescovi peccatori e al Papa peccatore non si dimenticano di chiedere perdono, e imparano a perdonare, perché loro sanno che hanno bisogno di chiedere perdono e di perdonare". Ci sono poi, ha proseguito il Papa, "i sacerdoti che soffrono dopo una crisi e non sanno cosa fare, sono nell’oscurità…". "Oggi tutti voi, fratelli sacerdoti, siete con me sull’altare, voi, consacrati", ha assicurato Francesco. Con una raccomandazione: "Soltanto vi dico una cosa: non siate testardi come Pietro, lasciatevi lavare i piedi. Il Signore è vostro servo, lui è vicino a voi per darvi la forza, per lavarvi i piedi". E così, "con questa coscienza della necessità di essere lavati, siate grandi perdonatori". E "se non potete dare il perdono sacramentale", almeno "date la consolazione" e "lasciate la porta aperta" perché il penitente ritorni. "Ringrazio Dio –conclude il Papa - per la grazia del sacerdozio. Ringrazio Dio per voi, sacerdoti. Gesù vi vuole bene! Soltanto chiede che voi vi lasciate lavare i piedi".

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