Commento al Vangelo
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Quel giorno e quell’ora, conosciuti esclusivamente dal Padre

Il tempo ultimo segue il tempo della tribolazione. Confondere questi due tempi significa creare stupidi allarmismi dove alberga più la paura che la convinzione di fede

Parole chiave: Renato De Zan (5), Vangelo (113), Diocesi (176)
Quel giorno e quell’ora, conosciuti esclusivamente dal Padre

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.  In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre".

Tematica liturgico-biblica
L’anno liturgico volge al termine. In questa penultima domenica, il Lezionario presenta il grande tema escatologico (appartenente alle realtà ultime e definitive) della fine del mondo con la Parusia (ritorno finale) di Gesù. Il tema fa da ponte tra la conclusione dell’anno liturgico e l’inizio di quello successivo. All’inizio dell’Avvento, infatti, ritroveremo lo stesso tema.
Nella Parusia Gesù comparirà come "Figlio dell’uomo". Il titolo cristologico manifesta il ruolo di Gesù alla fine del mondo. Egli sarà il giudice dell’umanità. Allora i buoni risorgeranno per "la vita eterna" e gli altri per la "vergogna e per l’infamia eterna" (cfr la prima lettura, Dn 12,1-3). Quando accadrà? "Quanto però a qual giorno o a quale ora, - risponde Gesù - nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre". I tempi della salvezza e il tempo della fine appartengono ai "kairoi" (tempi particolari e determinati) di Dio. All’uomo spetta solo essere pronto ad accoglierli. Non a calcolarli.
Il tempo ultimo segue il tempo della tribolazione. Confondere questi due tempi significa creare stupidi allarmismi dove alberga più la paura che la convinzione di fede. Ci sono persone che si sono ostinate e si ostinano a stabilire date della fine del mondo. Alcune hanno incominciato nel lontano 1914. La fine non c’è stata. Hanno optato per il 1918. Andata male anche questa previsione, il tutto fu posposto al 1925. Non essendo successo niente, la nuova data venne fissata per il 1941. Poi fu la volta del 1975. In seguito il giornale del gruppo scriveva (edizione in lingua inglese: 15.10.1980, p. 31): "È altamente improbabile che questo mondo duri fino al 2000". Qualcuno addirittura aveva previsto la fine per il 2012. Sembra che questo prurito non abbia fine. Eppure Gesù era stato chiaro.
Il tempo ultimo è un tempo "improvviso", non prevedibile o umanamente calcolabile. L’evangelista lo dipinge con scenari apocalittici. Comparirà Gesù, il Figlio dell’uomo (giudice), che viene presentato come Dio. Nell’Antico Testamento, infatti, le espressioni "sulle nubi" e "grande potenza e gloria" sono attribuite alla manifestazione di Dio. Gesù tornerà per il giudizio delle genti e la "salvezza" dei credenti. L’espressione "radunerà i suoi eletti dai quattro venti" appartiene alla teologia veterotestamentaria della salvezza. Marco si colloca nella scia apocalittico-salvifica di Enoch ("In quel giorno i giusti e gli eletti sono salvati"). I giusti e gli eletti sono quelli che sono rimasti fedeli al Maestro (cfr Lc 21,7-8: "Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: ’Sono io’, e: ’Il tempo è vicino’. Non andate dietro a loro!").

Dimensione letteraria
Dal discorso escatologico-apocalittico di Mc 13,5-37, la Liturgia ritaglia solo pochi versetti per il vangelo odierno: Mc 13,24-32. Questa scelta dice che Mc 13,32 fa parte del brano che lo precede ed è la risposta alla domanda iniziale di Pietro (Mc 13,4a "Dicci, quando accadrà questo"). La Liturgia non segue l’opinione di altri esegeti che ritengono Mc 13,32 parte del brano successivo che suggerisce il bisogno della veglia a causa dell’incertezza del momento esatto (Mc 13,32-37). Il brano di Mc 13,24-32 si può agevolmente dividere in due parti. Nella prima, Mc 13,24-27, viene annunciato il tema della venuta del Figlio dell’uomo. Nella seconda parte, Mc 13,28-32, è affermata l’imminenza dell’evento. Il testo biblico-liturgico aggiunge l’incipit: "In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli".

Riflessione biblico- liturgica
a. Marco descrive lo scenario apocalittico nel quale comparirà il Figlio dell’uomo secondo le visioni profetiche di Isaia (cfr Is 13,10; 34,4) e di Gioele (cfr Gl 2,10-11). L’inizio del cosmo è stato caratterizzato dalla luce (cfr Gen 1,1-3), la fine, dalla scomparsa degli elementi che illuminano l’universo (sole, luna, astri). In questo scenario il giudizio del Figlio dell’uomo nei confronti dei credenti appare in Marco come l’ultimo atto del progetto salvifico di Dio.
b. Come i segni di maturazione del fico (cfr il paragone del fico: Mc 13,28-29) annunciano l’imminenza dell’estate così "queste cose" (cfr tutto il discorso apocalittico e, in modo particolare, la comparsa dell’anticristo) annunciano la Parusia. Gesù non stabilisce il tempo, ma profetizza il modo della fine. "Queste cose" iniziano già con la distruzione di Gerusalemme. Tale evento, pur nel limite temporale e geografico, anticipa, contiene e riproduce gli avvenimenti della fine.

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