Commento al Vangelo
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L’amore cristiano nasce dall’imitazione di Cristo, non dalla filantropia

Al tempo di Gesù, i rabbini discutevano se i comandamenti fossero tutti della medesima importanza o se ci fosse un comandamento superiore agli altri

Parole chiave: Cristiano (1), Vangelo (31), Diocesi (52)
L’amore cristiano nasce dall’imitazione di Cristo, non dalla filantropia

Mc 12,28-34
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Gesù rispose: "Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c’è altro comandamento più grande di questi". Lo scriba gli disse: "Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici". Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: "Non sei lontano dal regno di Dio". E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Tematica liturgica
Al tempo di Gesù, i rabbini discutevano se i comandamenti fossero tutti della medesima importanza o se ci fosse un comandamento superiore agli altri. La maggioranza dei rabbini era orientata verso la seconda soluzione e identificava come comandamento più grande il comandamento dell’amore verso Dio, così come veniva recitato nella preghiera quotidiana dello Shemà’ (1°lettura, Dt 6,2-6): "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore". Non rientrava tra gli interessi teologici il comando dell’amore dell’ebreo verso gli altri ebrei (Lv 19,18) o verso coloro che, pur stranieri, vivevano insieme agli ebrei (Lv 19,34). Questo disinteresse era motivato dal fatto che al tempo di Gesù c’era il dominio romano - erano "stranieri", ma anche erano certamente non graditi - e molti ebrei erano diventati "collaborazionisti" (vedi i pubblicani).
Gesù, alla domanda dello scriba, associa al comandamento dell’amore di Dio il comandamento dell’amore del prossimo (senza fare nessuna distinzione tra prossimo "ebreo" e "non ebreo") e il comandamento dell’amore verso se stessi. La risposta dello scriba (forse uno scriba della diaspora, dove il culto non era templare?) apre l’amore a una nuova comprensione. L’amore non è solo rapporto e legame, ma è anche atto di culto ("vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici"). Certamente amore e preghiera sono due cose diverse, ma nel pensiero neotestamentario sono due realtà  profondamente congiunte. Non c’è amore cristiano senza preghiera che lo chieda e lo sostenga.
C’è, però, un problema (apparente) da superare. Come è possibile "amare se stessi" e contemporaneamente essere fedeli alla proposta di Gesù che dice: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso…" (Mc 8,34). Gesù aveva detto a Pietro che egli - diversamente da quanto gli aveva insegnato il Maestro - pensava secondo gli uomini e non secondo Dio (Mc 8,33). L’uomo deve rinnegare se stesso, abbandonando la logica degli uomini. Deve amarsi secondo la logica di Dio. Semplificando al massimo, l’uomo è chiamato a sceglier per se ciò che gli fa bene, lasciando cadere la logica del "mi piace" soltanto.
Infine, c’è da chiedersi a quale amore Gesù allude. Sicuramente non all’amore che proviene da una emozione e da un sentimento. Se fosse così non avrebbe chiesto ai credenti di amare anche i nemici. L’amore cristiano è una scelta che imita Gesù Cristo: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34)

Dimensione letteraria
Il testo biblico di Mc 12,28-34 dice: "Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: - Qual è il primo.....". Il testo liturgico ha soppresso parecchi elementi e recita così:  "In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: - Qual è il primo.....". Nel primo caso lo scriba si avvicina a Gesù ben consapevole di trovarsi di fronte a un interprete autorevole delle Scritture perché aveva zittito i sadducei sul tema della risurrezione. Nel secondo caso, il caso del testo biblico-liturgico, lo scriba appare come un semplice scriba ebreo che desidera conoscere da un rabbino il parere su un problema. Il testo è suddivisibile in due momenti, seguendo gli interventi. Prima lo scriba chiede e Gesù risponde (Mc 12,18-31), successivamente lo scriba commenta e Gesù conclude (Mc 12,32-34).

Riflessione biblico-liturgica
a. L’amore cristiano è uno strumento per ottenere il perdono dei peccati: "Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati." (1Pt 4,8)
b. L’amore vero e completo del credente ha sempre tre destinatari: Dio, il prossimo e se stessi. Se l’amore del credente non si rivolge a tutti e tre i destinatari ha qualche cosa di immaturo e di non equilibrato. Non si può infatti mentire: "Se uno dice: "Io amo Dio" e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede" (Gv 4,20).
c. Paolo in Rm 12,1 afferma che il vero culto secondo lo Spirito  è la promozione in sé stessi di tutto ciò che è vita vera assieme al dono di tutto ciò che è vita vera agli altr

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