Commento al Vangelo
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Guarigione, perdono, risurrezione, teofania

Gesù guarisce un lebbroso: è la guarigione da una malattia che all'epoca era devastante. Per questo l'effetto è ancora più grande

Parole chiave: Gesù (11), Vangelo (113), Guarigione (2)
Guarigione, perdono, risurrezione, teofania

Mc 1,40-45
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi purificarmi!". Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii purificato!". E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: "Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosé ha prescritto, come testimonianza per loro". Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Tematica liturgica
Il titolo potrebbe sembrare enigmatico, ma riassume ciò che è avvenuto. Il miracolo di Gesù sul lebbroso cfr il vangelo, Mc 1,40-45) è contemporaneamente tutto questo. Prima di tutto è la guarigione di una malattia devastante. Il lebbroso era un condannato a morte, un morto che respirava. Secondo le norme della Legge, doveva vivere fuori dal villaggio, non poteva partecipare al culto e, in ogni circostanza, era obbligato ad avvisare del suo arrivo, gridando: "Immondo, immondo…". Si può tradurre anche: "Impuro, impuro…" (cfr prima lettura, Lv 13,1-2.45-46). Come lebbroso, nel sentire comune, era un castigato da Dio e, perciò, era un peccatore. La guarigione gli restituiva la salute e, quindi, il guarito era considerato un perdonato da Dio (cfr la guarigione di Maria, sorella di Mosé, in Nm 12,11-15). Essendo visto come morto che respira, la guarigione era considerata una specie di resurrezione. Con la guarigione, inoltre, Gesù dona la reintegrazione sociale e cultuale. Oltre a questo c’è un ultimo particolare. Il lebbroso era considerato dalla Legge un impuro (mancante di quella vita che ogni persona "viva" dovrebbe avere: cfr cfr Lv 10,10; Gb 18,13). Il lebbroso era uno che al contatto con un’altra persona rendeva la persona impura. Tutti si guardavano dal toccare il lebbroso o dall’essere toccati (modo molto primitivo per evitare il contagio). Se, però, il lebbroso entrava in contatto con Dio, Dio non diventata impuro, ma diventava puro (guariva) il lebbroso.
Alla luce di quanto detto, si capisce ora molto meglio cosa si nasconde dentro all’invocazione del lebbroso "Se vuoi, puoi purificarmi!". Ma si capisce anche meglio la risposta di Gesù: "Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii purificato!"". Con questo miracolo Gesù si manifesta come colui che dona la vita all’uomo perché ha il potere di sottrarlo alla morte. Gesù, parafrasando Isaia, dirà ai messi del Battista che la guarigione dei lebbrosi è un segno eloquente della presenza del Messia nella storia (cfr Mt 11,5; Lc 7,22).
Rifacendosi alla guarigione del lebbroso, la Liturgia traduce in preghiera per l’assemblea quanto è narrato dal vangelo. La Colletta propria, nella prima petizione, chiede al Padre: "Risanaci dal peccato che ci divide e dalle discriminazioni che ci avviliscono".

Dimensione letteraria
Il testo biblico del vangelo inizia dicendo: "Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio…". Marco vuole collegare la guarigione del lebbroso all’opera salvifica di Gesù esplicitata in Mc 1,39: "E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni". Poiché ogni malattia era presieduta da un demonio, la guarigione di un lebbroso faceva parte dell’opera esorcistica di Gesù: sottrarre al demonio il dominio sull’uomo.L’incipit del testo biblico-liturgico del vangelo ha fatto alcuni aggiustamenti. Oltre ad aggiungere l’incipit classico ("In quel tempo…"), esplicita la deissi, "da lui", in "da Gesù" ottenendo questo risultato: In quel tempo venne da Gesù un lebbroso…".
Il testo è premarciano ed è stato ritoccato da Marco. Ciò si può notare in almeno tre punti. Il primo riguarda l’ordine di tacere (Mc 1,44). È in netto contrasto con l’ordine di andare dal sacerdote e testimoniare la guarigione avvenuta. Il secondo concerne la bontà di Gesù, presente nell’atto di guarigione (Mc 1,42). Si oppone al gesto brutale della scacciata (Mc 1, 43). Gesù lo caccia come caccia i demoni: il verbo è lo stesso (cfr Mc 1,39). Il terzo, infine, tocca i sentimenti di Gesù. Nella tradizione testuale, alcuni manoscritti, i migliori, presentano un Gesù commosso ("splagchnìstheis" = commosso fino alle viscere). Altri manoscritti, con importanza minore, presentano un Gesù irritato ("orghìstheis" = irritato) nei confronti della legge ebraica che trasforma un bisognoso di misericordia in uno "scomunicato".

Riflessione biblico-liturgica
La compassione porta Gesù a infrangere la legge di purità: "stese la mano, lo toccò". Il Maestro non può accettare una legge che sia in contrasto con la compassione. Questo atteggiamento è costante nella vita di Gesù. Egli va anche contro la legge del "sabato". Ricco di compassione guarisce di sabato l’uomo con la mano paralizzata (Mc 3,1-6). Gesù va contro la legge della "giustizia" quando la misericordia è giusto che prevalga (Gv 8,1-11). Sa superare la mentalità gretta e chiusa, quando la dignità della donna va salvaguardata (Lc 7,36-50). Bisogna amare Dio e l’uomo come Gesù per sapere quando una legge può essere infranta o reinterpretata per un bene superiore. La libertà cristiana si fonda sulla legge suprema dell’amore (cfr 1 Cor 6,12; 10,23).

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