Commento al Vangelo
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Domenica 19 luglio, commento di don Renato De Zan

Fanno parte del Regno i buoni e i cattivi: il giudizio poi sarà di Dio. questo insegna la parabola con la zizzania

Parole chiave: Parabole (1), Vangelo (112), Domenica (46), Diocesi (176), De Zan (43)
Domenica 19 luglio, commento di don Renato De Zan

 

Mt 13,24-43 (forma riassunta)

In quel tempo, Gesù...disse: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma…venne il suo nemico, seminò della zizzania …I servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura…: raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”»…Disse ancora: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape…Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse ancora…: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna…mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata»….I suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola…». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli…Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente… Allora i giusti splenderanno come il sole».

 

 

Tematica Liturgica

Ai farisei che gli domandavano quando sarebbe venuto il Regno di Dio, Gesù diede questa risposta: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 17,20-21). Gesù ha spiegato il Regno per immagini, dalle quali si può capire tutta una serie di concetti che ci aiutano ad avvicinarci al mistero. Il Regno è, prima di tutto, la “signoria di Dio” nell’uomo e nella storia. In Gesù la signoria di Dio è stata totale perché l’obbedienza di Gesù al Padre è stata totale, fino alla morte e alla risurrezione. Nei discepoli di Gesù la signoria di Dio è progressiva. Gli inizi del Regno, nei discepoli, è paragonabile al granellino di senape o al lievito: si manifesta sulle prime come qualche cosa di modesto. Man mano il discepolo matura la sua identità di imitatore del Maestro, in lui la signoria di Dio diventa sempre più grande. Nella misura, infatti, in cui il discepolo imita il suo Maestro, in lui si instaura il Regno. La signoria di Dio sarà piena e totale nel discepolo, quando Dio lo risorgerà. Vivendo, dunque, nella storia i cristiani sanno che il “Regno-signoria di Dio” è già qui, ma sanno anche che deve finir di compiersi. Per questo nel “Padre nostro”, dicono: “Venga il tuo regno” (Mt 6,10). E sanno benissimo quel che dicono: dietro a quella invocazione ci sono tante richieste. Una di questa è “manifestaci come risorti, alla fine della storia”. Dio, dunque, accoglie tutti come il campo accoglie il grano e la zizzania. Dio si comporta così perché è “padrone di tutti” ed è “indulgente con tutti” perché “giudica con indulgenza” (cf la prima lettura: Sap 12,13.16-19). Il testo del libro della Sapienza fa comprendere perché il padrone della messe, alla proposta di togliere la zizzania, rispose: “No,…perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”. Dio dona all’uomo il tempo perché possa convertirsi (cf Pt 3,15: La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza…”). Nella spiegazione della parabola si vede chiarissimamente come Dio abbia intenzione di aspettare prima di attivare la fine del mondo. Il motivo? Presto detto: Dio “ha dato ai suoi figli la buona speranza che, dopo i peccati” egli concede il pentimento (Sap 12,19).

 

Dimensione letteraria

Al testo evangelico originale (“Espose alla folla un’altra parabola….”) la Liturgia aggiunge un incipit (“In quel tempo, Gesù…”). Il testo evangelico è cadenzato in tre momenti. C’è un primo testo di tre parabole, zizzania - senape - lievito, tenute insieme dalla stessa introduzione: “espose/disse loro un’altra parabola” (Mt 13,24-33). Segue, come una piccola partentesi, il testo della motivazione che spiega il perché Gesù parlava alla gente in parabole (Mt 13,34-35). Conclude un terzo testo che è la spiegazione allegorica della parabola della zizzania (Mt 13,36-43).

 

Riflessione biblico-liturgica

a. L’insegnamento parabolico è conosciuto in Israele. Il Sal 78 inizia proprio evidenziando questo stile d’insegnamento (“Aprirò la mia bocca con una parabola, rievocherò gli enigmi dei tempi antichi”). Poi il salmista narra tutto ciò che è accaduto dall’esodo fino a Davide. Negli episodi narrati c’è l’insegnamento. Gesù vuol adoperare questo metodo. Nel racconto c’è l’insegnamento e per questo motivo egli  cita il Sal 78,2.

b. Il racconto parabolico, va preso per tutto ciò che vuol dire. Non solo per un aspetto soltanto. Nella parabola della zizzania c’è l’insegnamento che nella comunità cristiana si accolgono tutti gli uomini, santi o peccatori che siano. Il giudizio ultimo, poi spetta a Dio. La Chiesa, nella storia, non sarà mai, totalmente impeccabile nei suoi componenti!

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