Commento al Vangelo
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Domenica 1° dicembre, commento di don Renato De Zan

Comincia l'Avvento è tempo dell’attesa della venuta di Gesù. Gesù aveva preannunciato la sua venuta ultima, la Parusia, come improvvisa (“nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”).

Parole chiave: Avvento (2), Domenica (31), Vangelo (84), Diocesi (134), De Zan (22)
Domenica 1° dicembre, commento di don Renato De Zan

27.11.2016 1° di Avvento

 

Mt 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

 

Il Figlio dell’uomo com’è venuto, tornerà

 

Tematica liturgica

Inizia un nuovo anno liturgico, in cui la comunità cristiana, accompagnata prevalentemente dal vangelo di Matteo (anno A del Lezionario), celebrerà il mistero della salvezza operata da Gesù Cristo. La prima tappa è l’Avvento, tempo dell’attesa della venuta di Gesù. Gesù aveva preannunciato la sua venuta ultima, la Parusia, come improvvisa (“nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”). Nella Chiesa nascente era molto sentito questo ritorno. Alcuni lo ritenevano imminente. Paolo disapprovò questa attesa sbagliata: “Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente” (2Ts 2,1-2). Il senso dell’attesa, tuttavia, non è mai cessato nella Comunità credente sia quella delle origini sia quella odierna. Nella Liturgia allora c’era l’invocazione aramaica “Maranà tha (Vieni, o Signore!” (1 Cor 16,22). Oggi, sempre nella Liturgia, la comunità celebrante proclama la propria fede “nell’attesa della tua venuta”. Accanto all’attesa del Signore che verrà, l’Avvento prepara i credenti anche a fare memoria dell’Incarnazione. Il prefazio ricorda, infatti, che “al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza. Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa”. Come il popolo ebraico si è preparato ad attendere il Messia così la comunità cristiana si prepara ad attendere la Parusia di Gesù. L’Avvento è, dunque, un tempo bifronte: la prima venuta di Gesù tra gli uomini è stata ricca di salvezza e così sarà la sua venuta alla fine dei tempi. Al credente spetta solo accogliere l’invito di Gesù “Vegliate…. Tenetevi pronti”. E perché le parole di Gesù non sembri no vaghe, la Liturgia le ha tradotte. La comunità è chiamata a camminare “sulle vie di libertà e di amore” indicate da Cristo (Colletta propria) e ad essere pronta “con le buone opere” (Colletta generale) all’incontro con il Signore che viene.

 

Dimensione letteraria

Dall’ampio discorso escatologico di Gesù (Mt 24,4-51), la Liturgia ha scelto Mt 24,37-44, un testo breve che presenta l’esortazione di Gesù ad essere pronti per il giorno del Signore. Dopo l’incipit (“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli…”), il testo è scandito in tre momenti. Nel primo (Mt 24,37-39), incluso dall’espressione “venuta del Figlio dell’uomo” (vv. 37.39), viene detto che la Parusia arriverà all’improvviso come il diluvio è arrivato improvviso ai giorni di Noé. Nel secondo momento (Mt 24,40-41), costruito sul parallelismo antitetico (uomo/donna; prendere/lasciare) c’è un esempio, apparentemente enigmatico, che vuole illustrare come nella parusia un uomo o una donna siano “presi” e altri “lasciati”. Nel terzo momento (Mt 24, 42-44), infine, si trova una struttura concentrica (a-b-a’), dove nelle parti esterne (a - a’) si legge il comando di vegliare o stare pronti, mentre nella parte centrale (b) si trova l’esempio di vigilanza (il padrone di casa veglia per difendere la sua abitazione dal ladro). L’espressione “viene il Figlio dell’uomo” (v. 44) forma un’inclusione con “venuta del Figlio dell’uomo” (v. 37).

 

Riflessione biblico-liturgica

a. Il titolo cristologico “Figlio dell’uomo”, di origine biblica (cf Dn 7), all’epoca di Gesù aveva assunto il valore prevalente di “giudice degli uomini”. Come tale Gesù prenderà con sé i salvati. Coloro che vengono lasciati sono i non-salvati. Per l’uso del verbo “prendere” equivalente a “salvare” si veda Gv 14,2-3 (“Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me”).

b. Per essere salvati è necessario vegliare ed essere pronti. In greco, “gregorèo”, significa “non dormire”, “essere vigili”. Stare pronto si dice “ghìnomai ètoimos” e indica la seria preparazione e l’immediata disponibilità a una decisione radicale. Si veglia per non entrare in tentazione e non perdere la fede (Mt 26,41). Si è pronti quando si è disponibili a ogni opera buona (Tt 3,1). L’invito pressante di Gesù è chiaro: vegliate sulla vostra fede, pregando, e rendetela operativa attraverso il compimento di tutto il bene che vi è possibile.

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