Pordenone
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Comunità di Villanova in festa

Celebrazione patronale in occasione di Cristo Re. Un'occasione per mostrare la vita del Quartiere

Parole chiave: Villanova (3), Cristo Re (1), festa patronale (1)
Comunità di Villanova in festa

La comunità di Cristo Re, in Villanova nuova, si accinge a celebrare la festa patronale, domenica 26 novembre, solennità di Cristo, Re dell’universo, con un fitto programma. Spiega il nuovo parroco, don Fabio Magro: "La comunità di Villanova, da anni vive questo evento, organizzando diversi appuntamenti formativi, aggregativi e celebrativi. Il 2017 è per di più un anno particolare. Il primo parroco, don Romano Zovatto, è salito al Cielo il 9 febbraio e la comunità lo vuole ricordare, durante la festa parrocchiale, intitolandogli la sala polifunzionale da lui costruita e ai suoi tempi fungeva da chiesa. Vuole essere un segno di gratitudine e traccia di memoria, per le future generazioni, perché il suo stile di condivisione, familiarità, impegno per il bene di tutti, ancora presente in chi lo ha conosciuto e frequentato, si perpetui nel tempo".

Quartiere coma una casa

Il primo evento è venerdì 24, con una tavola rotonda, presso la sala dell’ex chieda: "Quartiere casa mia. Per una Villanova creativa e generativa". Con lo psicologo Dario Donei su: "Fare comunità. Laboratorio permanente, urgenza attuale". L’assistente sociale Rita Capettini su: "Progetto: diamo due mani a Villanova". Ribadisce don Fabio: "Auspico la presenza di tutti gli abitanti del quartiere, le associazioni e le istituzioni, per continuare a sentirci parte attiva della comunità, come ho capito sta avvenendo in questi anni, grazie al coinvolgimento di tutti".
Sabato 25, al "palatenda", verrà proposto un video concerto intitolato: "Il mondo di Lucy".
Domenica 26, alle 9.30, la cerimonia dell’intitolazione della sala della comunità a don Romano. E’ annunciata la presenza del vescovo Pellegrini e la lettura di alcuni brani, da parte di Carla Manzon.
Alle 11 messa solenne e il pranzo della comunità, con momenti di animazione, l’assaggio delle torte preparate dalle famiglie, il mercatino e una lotteria, per sostenere alcune "adozioni a distanza".

Festa in piassa

Per comprendere come don Romano ha vissuto il servizio pastorale, sono utili alcune annotazioni, riportate sul volume a lui dedicato, intitolato: ’l’uomo giusto al posto giusto’. Confida: "Nell’agosto 1972 sono diventato parroco a Villanova. E’stata una svolta importante nella mia vita: un’esperienza che mi ha insegnato tanto. Essere parroco è una responsabilità, perché è necessario ascoltare i bisogni della comunità ed essere una guida, pur non avendo la Verità in tasca, ma andandola a cercare, come tutti, a tentoni. La realtà che ho trovato nel quartiere non era semplice. In una località che si chiamava via Villanova - non era nemmeno quartiere ancora, c’erano 300 appartamenti, senza alcuna struttura pubblica, nessuna piazza, nessun bar, nessuna chiesa, non c’erano neanche le scuole, costruite nel 1974 le Elementari, le Medie dopo il terremoto del 1976. Nel 1978 sono stati completati altri 222 appartamenti, altre 700 persone sono piombate nel quartiere, tipo tsunami, buttate là. Permettere di costruire in quel modo, senza pensare all’aspetto sociale, è vergognoso! Che cosa facevano i bambini da soli dopo la scuola, senza i genitori, perché impegnati al lavoro? Rischiava di diventare un quartiere malfamato. Gli abitanti non ci stavano a far parte di una comunità di emarginati. Così hanno fatto il possibile perché non accadesse. In questo scenario mi è venuto spontaneo darmi da fare, con gli altri, per costruire qualcosa che promuovesse socialità. Nel 1975, su iniziativa di un gruppo di persone di cui facevo parte, è stato deciso di fare una festa, la ’Festa in Piassa’, poi è nata la Polisportiva. La nascita del gruppo ’Festa in Piassa’ ha mosso un po’ le cose. Infatti i politici più attenti alla situazione, che erano i comunisti del posto, si sono precipitati per far parte del gruppo e dargli un colore politico. Ma Franco Tonus, uno dei fondatori, con cui sono in linea, gli ha risposto che il nostro era un gruppo aconfessionale, apartitico, apolitico. La festa aveva lo scopo di creare relazioni, di stare tutti assieme per conoscersi, fare attività ricreative, non per fare soldi. Alla ’Festa in Piassa’ nessuno mai è stato rifiutato per le sue idee. Bastava aver voglia di lavorare gratis; gli introiti derivanti dalla festa servivano per costruire servizi nel quartiere: attività culturali, ricreative e sportive. Non ho mai fatto Messa durante la festa, perché è la festa del popolo, del quartiere, è aperta a tutti. La parrocchia ha una funzione per il quartiere, non il quartiere per la parrocchia; l’ha detto Gesù: "Sono venuto per servire!" Prima vengono le persone e bisogna mettersi al loro servizio". Questo dunque lo spirito che ha segnato la nascita del quartiere.
Leo Collin

Fonte: Redazione Online
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