Pordenone
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Ascoltare leggere crescere: antisemistismo e leggi razziali

Pubblico attento per un tema purtroppo ancora attualissimi: leggi razziali e antisemitismo.

Parole chiave: antisemitismo (1), Convegno (1), Leggi razziali (2), Pordenone (114)
Ascoltare leggere crescere: antisemistismo e leggi razziali

Studenti attentissimi all'incontro “Per un futuro di integrazione. A 80 anni dalle leggi razziali: antisemitismo e responsabilità italiane”. Un appuntamento promosso in collaborazione con la Storica Società Operaia di Muto Soccorso e Istruzione, e che ha visto la presenza di Gadi Luzzato Voghera, direttore della Fondazione CDEC - Centro Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, di monsignor Pierfrancesco Fumagalli, Dottore dell’Ambrosiana di Milano e della professoressa Elena Lea Bartolini De Angeli, docente Istituto Scienze Religiose di Milano.

 

Secondo i relatori, troppe le affinità con il nostro tempo. Ciò che emerge fortemente – in un periodo socio-culturale segnato razzismo, conflittualità sociali e crisi economica così pressanti – come sia necessario coinvolgere proprio le generazioni più giovani ad una riflessione sul recente passato, come presupposto per costruire un futuro di integrazione.  Nella sua introduzione monsignor Giuseppe Tosoni, Presidente Commissione per l’Ecumenismo ed il Dialogo Interreligioso della Diocesi Concordia – Pordenone, ha ricordato l’importanza del Concilio Vaticano II e del ruolo giocato da Giovanni XXIII nel porre le basi per un dialogo interreligioso, determinando una svolta significativa. Del resto, come doverosamente sottolineato anche da monsignor Fumagalli, la Chiesa aveva storicamente e troppo a lungo contribuito alla demonizzazione degli ebrei. 

 

Nel suo intervento, Gadi LuzzatoVoghera, ha molto criticamente definito la presenza degli ebrei nella Storia italiana, quella che si studia nei libri e sui banchi di scuola, come un fiume carsico. Essi fanno la loro comparsa nella storiografia con la figura di Gesù, scompaiono fino al Medioevo, riaffiorano nei ghetti del Cinquecento; ma si deve attendere l’Ottocento e l’affaire Dreyfus perché la questione ebraica e gli ebrei diventino protagonisti della Storia. Scarsa anche la conoscenza della presenza ebraica nella storia locale. Un grave vulnus, secondo il responsabile del Centro Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, cui si deve necessariamente ovviare, essendo parte del tessuto socio-culturale italiano. Luzzato Voghera ha poi ben rappresentato l’escalation che nel 1938 portò all’estromissione degli ebrei dalla vita sociale, politica ed economica italiana. Un percorso grave quanto imprevisto, inaspettato ai più, conseguente alle politiche espansionistiche e coloniali dell’Impero Fascista in Africa, con la Guerra di Etiopia. Di fatto il Fascismo non nacque anti-semita – come ricordato da Luzzato Voghera – ma lo diventò nel tempo per opportunità. Questo deve essere il monito più significativo che ci viene dal passato e per il futuro prossimo.

 

Molto toccante il contributo della professoressa Elena Lea Bartolini De Angeli, che ha portato le proprie memorie familiari, partendo dalle vicende della nonna materna, ebrea sefardita, che dopo aver a lungo vissuto in Egitto in un clima di convivenza e multiculturalità, rimasta vedova negli anni Trenta si trasferì in Italia, proprio nel periodo cruciali del “Manifesto per la Difesa della Razza” e delle leggi razziali. Bartolini De Angeli ha ricordato come la madre e le zie si salvarono – a differenza di altri membri della famiglia deportati nei campi di concentramento – perché accolte a Milano in un istituto di suore, dove vennero nascoste facendole passare per educande o insegnanti, salvandole di fatto da morte certa. Elena Lea Bartolini De Angeli ha poi ricordato attraverso alcuni aneddoti, la sua personale esperienza di bambina di origini ebraiche nell’Italia degli anni Sessanta, costretta a nascondere le proprie tradizioni e i proprio usi e punita severamente quando vi dava voce.

 

Gli ospiti hanno concluso sottolineando l’importanza e la bellezza della differenza, la grande forza delle “Babele delle lingue” quale opportunità che contrasta il pensiero unico e totalizzante. Una chance per impedire che il contesto socio-economico e culturale che oggi viviamo possa portare a prevaricazioni più gravi.

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