L'Editoriale
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Una lunga paziente attesa

La soluzione non è vicina. I ocntagi salgono oltre il record che si credeva cinese. L'Italia si cura se si chiude. Non resta che mantenere calma e corretto comportamento dato che, come diceva Goethe, il traguardo si raggiunge senza fretta e senza sosta.

Parole chiave: Divieti (1), in casa (1), Coronavirus (231)
Una lunga paziente attesa

Breve. La si immagina sempre tale la guerra quando inizia. Lo devono aver pensato ogni volta gli uomini, in quel punto della mente dove realtà e desiderio si incontrano. Invece, raramente è andata così.

Lo stesso capita oggi di fronte a un nemico invisibile come un virus che, attraverso gli uomini, si è propagato veloce in quasi ogni parte del mondo. Un nemico vero: che miete vittime, fa feriti gravi e intimorisce ciascuno, per se stesso, per chi vive accanto, per i più fragili o per chi è costretto ad uscire per lavorare.

Se è vero che, sempre e più che mai oggi, la ragione deve avere la meglio su paure e istinti, allora ci aiuta ricordare in ogni istante che la prima difesa è isolarsi dagli altri. Lo hanno detto gli esperti del nostro paese, lo ha confermato l'esempio cinese. La guerra si vince rimanendo in casa.

Non è una ragione che nasce dal nulla: fiorisce dal sapere di qualcuno che a studiare i virus ha dedicato e sta dedicando la vita. Quegli inascoltati esperti che, fino a non molto fa, alcuni eroi da tastiera hanno criticato gonfi di web saccenza, guidati dal motto "no vax".

Ora come mai prima - e anche questo è indice della eccezionalità di quanto stiamo vivendo - medici e specialisti dominano i palinsesti per spiegare, sia pur con panoramiche a pericolosità variabile, gli scenari che si prospettano. Non sarà una guerra lampo.

Se diamo ascolto a quell'esercito in camice e mascherina che sta lottando accanto a chi soffre, al racconto che fanno delle lunghe e angosciose ore a cui sono chiamati per salvare le vite colpite, sappiamo che la lotta è in corso. Purtroppo, lo diciamo mantenendo la metafora, sappiamo anche che l'esercito è sfinito e scarso di uomini e mezzi.

Possiamo aiutarci e aiutarli continuando a mantenere quanto ci è stato chiesto, giorno dopo giorno, per parecchio tempo ancora. Sarà lunga l'attesa e dovrà essere paziente, rispetto a chi lavora in ospedale a noi tocca la parte più semplice ma altrettanto significativa: non diventiamo, né procuriamo, nuovi casi.

Cinque anni fa, quando imperversava Ebola, altro terribile e non debellato virus, ad un convegno di intelligenze Bill Gates, il fondatore di Microsoft, aveva dato l'allarme: "Un virus potrebbe uccidere più di una guerra. E noi non siamo pronti". Denunciava il fatto che il mondo si fosse attrezzato più contro il nucleare che contro i virus. Siamo ancora quelli con la clava.

Le recenti cronache hanno raccontato come solo fino alla settimana scorsa incredulità e faciloneria hanno avuto la meglio anche tra chi, governando, ha il potere di disegnare il destino del proprio paese. Quanto all'Italia, pur con qualche falsa partenza e non senza qualche assurdo tentativo di sminuire la drammatica potenza di quanto ci stava investendo, si può almeno dire che non è andata così. Ci stiamo difendendo sul serio, veniamo presi ad esempio.

Non resta che mantenere calma e corretto comportamento dato che, come diceva Goethe, il traguardo si raggiunge senza fretta e senza sosta.

Continuiamo allora su quella strada lunga ma virtuosa che abbiamo intrapreso. In questa lotta ciascuno è in prima linea: deve difendere se stesso e gli altri.

Lo scontro è epocale: finirà nei libri di storia e, speriamo, anche in quelli di medicina per i risultati che tutti ci auguriamo verranno, grazie ad un rimedio ancora sconosciuto.

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