L'Editoriale
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L'uomo non è una lampadina

Dopo la pecora Dolly siamo arrivati alle scimmie, la specie - Darwin docet - più vicina all'uomo. Perché investire in tali esperimenti? Si tenta la clonazione umana? Ma la vita dell'uomo non si può accendere e scendere come se fosse una lampadina

Parole chiave: Scienza (4), Medicina (3), Costume (6)
L'uomo non è una lampadina

  Alla vigilia della Giornata per la vita dalla Cina è giunta la notizia della clonazione di due scimmie. Dopo la pecora, si sperimenta un animale più complesso e, Darwin docet, più vicino all’uomo. Un esperimento in vista di toccare il sancta sanctorum della specie umana? Il timore non manca neppure in mons. Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che ha dato l’allarme: "Si vuole giocare con il creato".
La ricerca sulla clonazione ha una sua storia: dopo la pecora Dolly (1996), sono già nati topi, gatti e cavalli. Si sono riprodotte specie animali come si fa per le piante: con talee e innesti. Esperimenti che sovvertono l’ordine naturale del mondo, nel quale per i casi citati la scintilla della vita scocca dall’incontro di due materiali genetici provenienti da due esseri distinti e di diverso sesso.
La clonazione dell’uomo è la tentazione suprema, a cui non si è resistito. Precedenti si sono avuti in Oregon, Los Angeles e Corea del Sud, con lo stesso metodo utilizzato per i due macachi. Accesa la vita, l’esperimento è stato presto interrotto (alla divisione in quattro cellule umane). Si è detto: per motivi etici. Evidentemente postumi.
Pare proprio che qualcuno provi a fare dell’uomo una lampadina da accendere e spegnere con un interruttore. Ma l’uomo non è un oggetto rimpiazzabile, né fotocopiabile. Sappiamo bene quale incontenibile gioia si sprigioni all’arrivo di ogni nuova vita, che spalanca sorrisi e scioglie in lacrime davanti a quello che conosciamo, eppure resta mistero meraviglioso. Altrettanto bene conosciamo lo strazio provocato da ogni morte, che lascia sempre soli, fragili e impotenti.
Mons. Sgreccia ha posto una serie di domande: "Perché voler clonare una scimmia? Vogliono riprodurre carne? Finti uomini?". Gli obiettivi di tali esperimenti potrebbero essere tanti: dalla procreazione alla creazione di materiale umano di scorta, utile per un ventaglio di possibilità. Si tratta inoltre di esperimenti complessi e costosi, anche per il tempo e le prove necessarie. A chi giovano?
Il percorso per arrivare alle due scimmie non è stato semplice: si è partiti da oltre trecento embrioni, trasferiti in 260 femmine. Si sono sviluppate solo 28 gravidanze e ne sono nati 4 piccoli macachi. Due femmine le sole sopravvissute. Anche per la pecora Dolly il percorso non fu facile e poi morì prematuramente per una malformazione genetica polmonare. Notizia meno diffusa del roboante annuncio della nascita.
La Chiesa è da sempre sulle difensive rispetto la vita: dal primo istante all’ultimo respiro. Per gli Stati, invece, vi è difformità. Pochi hanno legiferato riguardo la clonazione umana. Negli Usa, in assenza di una legge federale, ognuno si regola da sé. L’Unione europea ha un protocollo chiaro: "Ogni intervento che cerchi di creare un essere umano geneticamente identico ad un altro essere umano, vivo o morto, è proibito" (1998). Le Nazioni Unite hanno invitato gli Stati membri "a proibire tutte le forme di clonazione umana (…) in quanto incompatibili con la dignità umana e la protezione della vita umana" (risoluzione del 2005).
Papa Francesco, nel messaggio per la Giornata della Vita, scrive che "è l’amore che dà vita". La dà e non la toglie. La dà e la rispetta. L’amore, strumento indispensabile e gratuito che, nel laboratorio intimo di un uomo e una donna, fa sbocciare la vita di esseri unici e irripetibili.

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