L'Editoriale
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Gli auguri del Vescovo Pellegrini: "Come moderni pastori"

Così scrive il nostro vescovo: Che bello sarebbe se a partire dal 25 dicembre fossimo noi moderni pastori che vedendo ciò che accade nella grotta cantano "Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra a chi egli ama". Che bello se fossimo come attuali Magi che cercano una Stella diversa dalle altre...

Parole chiave: Auguri (1), Vescovo (54), Natale (23), Presepe (5)
Gli auguri del Vescovo Pellegrini: "Come moderni pastori"

Anche quest’anno le strade delle nostre città e dei nostri paesi si sono riempite di luci nel tempo che porta al Natale.
Le case si sono addobbate a festa. In molte famiglie il presepe a poco a poco si è riempito di personaggi e la corona di avvento si è accesa lentamente segnando lo scorrere del tempo. Perfino dove c’è tristezza, dove la speranza è poca, dove prevalgono timori e difficoltà, si cerca di prevedere un appuntamento per trascorrere un po’ di tempo con i propri cari e si pensa a qualche dono, almeno per i più piccoli. Tutto attorno a noi ci invita a concentrarci sul Natale che torna.
E’ un clima che talora può sapere di retorica o di consumismo, ma al di là di possibili strumentalizzazioni esiste una tensione positiva: luci e addobbi esprimono un’attenzione, una sensibilità, un’attesa.
Se le persone accendono tante piccole luci è per dire che la vita sulla terra non può rassegnarsi a vagare nel buio e ha bisogno di una luce che viene da altrove e illumina la strada.
Come credenti, affermiamo rispettosamente ma con chiarezza che tale luce viene dall’Alto, da Dio stesso, da Colui che dona per noi il suo Figlio, "Dio da Dio, luce da luce" come recita il Credo.
Ecco ciò che accade a Natale. Forse non sempre riusciamo a cogliere la profondità del mistero; e infatti talvolta le celebrazioni - anche le più grandi, le più solenni - possono apparire come giorni uguali agli altri, come l’ennesima occasione sprecata. Ma se invece crediamo - o più "semplicemente" speriamo e alimentiamo in noi una domanda, una ricerca - siamo aperti al dono che viene dall’Alto e non si rassegna a considerare il Natale un giorno come gli altri. Proprio perché si tratta del Dio che si fa uomo, della Luce che rende vera ogni piccola luce terrena, con il Natale le cose cambiano e noi stessi possiamo finalmente iniziare a cambiare. E questa festa assume il carattere dell’incontro: un incontro che non si può dimenticare e del quale si vorrebbe parlare a tutti.
Che bello sarebbe se a partire dal 25 dicembre fossimo noi moderni pastori che vedendo ciò che accade nella grotta cantano "Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra a chi egli ama". Che bello se fossimo come attuali Magi che cercano una Stella diversa dalle altre e capace di dischiudere nuovi orizzonti alla strada su cui siamo. Che bello sarebbe se fossimo noi, ciascuno di noi cristiani di oggi, a diventare segno vivo ed esempio vero che invita a far posto alla Buona Notizia, a fare memoria dell’incontro di salvezza, a raccontare l’Emanuele, il Dio con noi. A chi è senza speranza, a chi ne ha fin troppa riposta altrove, a chi domanda, a chi tace, a chi è triste, a chi è felice… a chi ci vive accanto e attende proprio da noi l’annuncio di ciò che dà senso alla vita.
Come contemporanei pastori, dunque, come nuovi magi e credenti, ci disponiamo a vivere il Natale 2019 e a dargli spazio ben oltre un singolo giorno. Anche quando verranno spente le luci esterne, anche se il buio tentasse di prevalere.
Auguro così a ognuno di voi - in modo particolare ai giovani, a coloro che vivono momenti difficili, a chi è nella sofferenza - un Natale di Speranza e un nuovo anno di pace

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