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Sabato 11 maggio ore 15 in cattedrale: tre nuovi sacerdoti

Sono Alberto Della Bianca, Giulio Grandis e Luca Ciligot: ecco un loro profilo e dove celebreranno la prima messa

Parole chiave: Nuovi (1), Diocesi (115), Sacerdoti (6), Concordia (5), Cattedrale (2), Ordinazione (2)
Sabato 11 maggio ore 15 in cattedrale: tre nuovi sacerdoti

Si propongono gli "spaccati di vita" dei tre preti, ordinati dal vescovo Pellegrini, sabato 11 maggio, alle 15, nella cattedrale di Concordia.
ALBERTO DELLA BIANCA, prete novello, celebra la sua prima messa domenica 12 maggio, alle 11 nella chiesa di sant’Andrea apostolo, circondato dall’affetto e dalla simpatia della famiglia e dei fedeli delle comunità di Summaga, di Portogruaro e con quanti è entrato in contatto in questi anni, in particolare i fedeli di Casarsa, ove ora sta prestando servizio a fianco di don Lorenzo Camporese, seguendo, dal giovedì alla domenica, l’Azione Cattolica e i gruppi del catechismo.
E’ alla ricerca, nel cogliere quanto il Signore gli chiederà di annunciare alle persone con le quali condividerà il cammino come prete, con spirito di preghiera e fraternità. In particolare i giovani, per scoprire, assieme a loro, il progetto di vita che il Signore chiede di realizzare ad ogni persona, nella consapevolezza che l’incontro col Signore può veramente cambiare la vita di ognuno, come egli stesso ha sperimentato. E nel contatto con le persone anziane, ammalate o colpite da un lutto, consapevole di poter donare ad ognuno la personale presenza, ed una parola di conforto, attingendo dal patrimonio del Vangelo, annunciato e vissuto da Gesù.
Si sente arricchito dall’esperienza del Seminario, a contatto con i colleghi seminaristi e con i sacerdoti che hanno seguito la sua formazione. Come pure dall’approfondimento di figure significative come il monaco Charles de Foucold e Giovanni Paolo II, vissuto in Polonia - Paese che egli stesso ha visitato -, stimato per il coraggioso annuncio del Vangelo e per il dialogo inter religioso.
Alberto, classe 1994, figlio di Edda e Lorenzo, ha vissuto tra Summaga e Sant’Andrea di Portogruaro. Qui ha frequentato le magistrali, prima di allacciare i rapporti col Seminario. Si è arricchito nel contatto con i frati cappuccini di Tiene e Rovigo, affascinato dall’ideale che proponevano della povertà, della fraternità e della letizia Ha coltivato e maturato uno spirito missionario, attraverso il suo impegno col "Pem" e col gruppo "Missio giovani", in rapporto con la missione diocesana in Kenya.
GIULIO GRANDIS, prete novello, classe 1987, celebra la prima messa domenica 12 maggio, alle 15.30, nella chiesa di San Mauro di Maniago, ove ha vissuto l’infanzia con mamma Antonella e papà Maurizio e ha apprezzato la tenacia del parroco don Paolo Zovatto, nello svolgere il suo ministero. Si stringerà attorno a lui anche una rappresentanza di fedeli delle comunità di Villanova di Fossalta, Giussago e San Michele, ove ora sta offrendo il suo servizio pastorale, portando la comunione alle persone anziane e ammalate, seguendo alcuni gruppi del catechismo e collaborando alla preparazione del foglio parrocchiale.
E’ affascinato dalla profondità del messaggio racchiuso nel gesto che compie il Vescovo, con l’imposizione delle mani, per segnare l’avvio della missione. Gesto che, per l’appunto, viene fatto nella cresima e nell’ordine sacro, invocando il dono dello Spirito Santo.
E’ entusiasta per il compito che ha iniziato col diaconato nel proclamare il Vangelo, come pure presentarlo, consentendo così ad altri di avvicinarsi al Signore, grazie all’ascolto della Parola.
E’ consapevole dei grandi cambiamenti in atto, che stanno segnando la società e le persone e di come il prete debba sapersi porre in ascolto degli altri, per consentire loro di avvicinarsi personalmente al Signore, anche grazie ad un servizio puntuale e curato.
E’ compiaciuto dal fatto che il giorno della sua prima messa ricorra anche la memoria di san Leopoldo Mandic, dei frati minori Cappuccini, morto il 30 luglio (1942): lo stesso giorno nel quale egli compie gli anni. Oltre che esemplare per la preghiera e la vita nascosta, il piccolo frate ha curato con dedizione il ministero della confessione, che anche Giulio reputa importante, quale "azione ponte", per scoprire la misericordia del Signore. Afferma: "L’uomo d’oggi ha bisogno che ci sia qualcuno che gli ’sussurra’ che non vale solo quello che si vede e si tocca, ma anche qualcosa di più profondo: la gioia nell’incontrare il Signore".
LUCA CILIGOT, classe 1978, prete novello, celebra la prima messa domenica 12 maggio, alle 11 nella chiesa dei Santi Ilario e Taziano di Torre, da dove proviene, con mamma Franca e papà Bruno. Significativa la "conversione", sostenuta dalla preghiera di chi gli voleva bene, inducendolo, a 25 anni, a chiedere la cresima, a sugello del riavvicinamento alla Chiesa.
Si sente arricchito dell’esperienza pastorale sperimentata nella parrocchia di Spilimbergo e le comunità dell’unità pastorale, presso le quali si è inserito, sviluppando il contatto con i gruppi parrocchiali e la collaborazione liturgia, specialmente nella proclamazione della Parola del Signore e nell’impegno ad approfondirla per sé e condividerla con quanti partecipano all’eucaristia.
E’ dispiaciuto per il fatto che a volte la preoccupazione per la "regia" delle celebrazioni, abbia il sopravvento sulla "meditazione e accoglienza della Parola di Dio e l’incontro col mistero di Cristo", che dovrebbero avere il primo posto. Ma recupera il tutto, dando spazio alla preghiera personale, anche quando deve recarsi periodicamente a Tolmezzo, per una terapia mirata, per meglio gestire i dolori muscolari, conseguenza del morbo di laim. Malattia che ha imparato ad accettare, anche perché gli offre il vantaggio di meglio comprendere le situazioni di tante persone anziane, segnate da malattie croniche e apprezzare i "gesti d’amore" che essi compiono, dedicandosi alla cura dei nipoti o nel collaborare con la comunità.
Raggiunto mentre viveva gli esercizi spirituali a Casa Betania di San Quirino, ha confidato che il giorno della prima messa si augura di non essere troppo emozionato, per il momento tanto atteso, per non bloccrsi o essere troppo rigido, a discapito della gioia che dovrebbe sgorgare dalla vicinanza col "Mistero di Cristo, che si rende presente in mezzo a noi nell’eucaristia e nella comunità che la condivide". Vorrebbe che i presenti fossero concentrati su Gesù, più che sul celebrante che lo rappresenta.
Leo Collin

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