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La religiosa uccisa: da 59 anni in Mozambico

Riportiamo quanto scrive di suor Maria Coppi il settimanale diocesano L'Azione di Vittorio Veneto a firma del direttore don Alessio Magoga. Uniti nello sconforto, li ringraziamo per la condivisione

Parole chiave: Chipene (12), Mozambico (16), Missione (11), Attentato (9)
La religiosa uccisa: da 59 anni in Mozambico

Nella notte tra il 6 e il 7 di settembre la missione di Chipene, in Mozambico, dove opera, insieme a due preti della diocesi di Concordia-Pordenone, suor Maria De Coppi, è stata attaccata: incendiata la struttura del collegio maschile, derubate e distrutte gran parte delle realizzazioni della missione. Don Lorenzo e don Loris sono salvi, purtroppo è stata uccisa sr. Maria, comboniana, classe 1939, nata a Santa Lucia di Piave e trasferitasi poi con la famiglia a Ramera. In base alle notizie giunte, sembra che l’attacco sia stato perpetrato da alcuni terroristi. Sr. Maria prestava servizio nella provincia di Nampula. 
Nell'ottobre scorso, suor Maria era in Italia per dei controlli medici. In quell’occasione era stata intervistata da Mariagrazia Salmaso, direttrice del Centro missionario, per la rubrica “Il tè con i missionari”, disponibile nel sito internet www.latendatv.it. , e una sintesi dell'intervista - che riportiamo di seguito - era stata pubblicata nel numero de L'Azione del 31 ottobre 2021.

Suor Maria era da 59 anni in Mozambico, che aveva raggiunto per la prima volta nel 1963 dopo un viaggio in nave di 31 giorni. Al tempo, il Mozambico era una colonia portoghese: dopo aver conquistato l’indipendenza, fu attraversato da una lacerante guerra civile. Suor Maria aveva acquistato la cittadinanza mozambicana e ormai si sentiva «parte di quella terra e di quel popolo in mezzo al quale ho vissuto la mia vita». Suor Maria aveva prestato servizio in varie missioni della provincia di Nampula.

«Gli ultimi due anni sono stati molto duri – raccontava –. Al nord del Paese è in corso una guerra per i giacimenti di gas e la gente soffre e scappa: nella mia parrocchia ci sono 400 famiglie che arrivano dalla zona di guerra. Poi è venuto il ciclone. Infine l’anno scorso la siccità si è prolungata per tanto tempo. Oggi a Nampula c’è una estrema povertà».

Ma la gente non ha perso la speranza. «Cerco di star vicina alla gente soprattutto ascoltando quanto mi raccontano. Nonostante la povertà materiale, l’ascolto dell’altro resta un dono grandissimo, è riconoscergli dignità». Dei 58 anni trascorsi in Mozambico la religiosa ricordava in particolare un giorno, il 4 ottobre 1992. Nel giorno della festa di San Francesco venne firmato l’accordo di pace che pose fine a 17 anni di guerra civile con centinaia di migliaia di morti e 3-4 milioni di sfollati interni e profughi nei paesi confinanti. «Ero in missione – raccontava suor Maria – e venne un catechista avvisandoci che stava arrivando un gruppo di guerriglieri ReNaMo, ma ci disse di non scappare perché era stato sottoscritto l’accordo di pace. Con noi c’erano anche militari. Abbiamo preso paura perché temevamo le solite violenze. Invece i guerriglieri sono venuti da noi e dai militari e ripetevano “Pace, pace”. Un militare ha comprato dei prodotti tipici e li ha offerti ai guerriglieri. Tutti danzavano e io mi domandavo se era realtà o sogno, perché fino al giorno prima i guerriglieri rapivano e uccidevano. È stato un momento che mi ha toccato profondamente. Ho sentito la presenza di Dio, come la sento durante le feste, le danze, i matrimoni, insomma quando c’è gioia grande».

La popolazione della zona di Nampula – raccontava ancora suor Maria – «è piuttosto fatalista, aspetta che passino la guerra e le calamità. Dicono: “La nostra guerra è di non fare guerra”». Con loro sr. Maria era entrata in piena sintonia, condividendone gioie ma anche ferite: «Quando sono arrivata, i mozambicani si sentivano disprezzati per il colore della pelle e questo mi feriva, perché sono persone come noi». Con l’atteggiamento dell’ascolto e del non giudizio, suor Maria era entrata a far parte del popolo mozambicano e, come fece un grande vescovo profeta espulso dai portoghesi, sentiva di rivolgere a Dio queste parole: “Ti ringrazio Padre che mi hai inviato ai poveri, agli emarginati a quelli che non contano”. FC

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