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Beccegato all'apertura anno pastorale: agire come comunità

Il vicedirettore della Caritas nazionale ha messo in luce: è la "comunità", il fulcro dell’azione pastorale. Una comunità che accoglie i poveri, che si pone in loro ascolto, nel vivere le "opere di misericordia", che si distinguono per l’invito a "porsi in relazione con i poveri stessi".

Parole chiave: Anno Pastorale (2), Poveri (2), Caritas (3)
Beccegato all'apertura anno pastorale: agire come comunità

  pertura dell’anno pastorale alla grande, domenica 16 settembre, presso la chiesa del Beato Odorico, in viale della Libertà, a Pordenone, nel primo pomeriggio, accolti dal parroco don Alessandro Tracanelli, che ha assicurato l’ospitalità nel pregevole tempio progettato dall’architetto Botta; dal delegato per la pastorale, don Elvio Morasanuto e dal vescovo Giuseppe Pellegrini. Il servizio di segreteria era collocato nell’ampio porticato, con l’elegante colonnato. Apprezzati i canti introduttivi, proposti dal Coro Evangelico di Ghanesi, con suggestivi brani gospel, presentati da don Davide Corba, della Caritas diocesana.

Centralità della comunità
Paolo Beccegato, vice direttore della Caritas Italiana, responsabile dell’area internazionale e della Fondazione Giustizia e Solidarietà della Cei, dialogando e interagendo con il dottor Andrea Barachino, direttore Caritas diocesana, ha sviluppato una serie di considerazioni, che ruotavano attorno al tema: "Per una comunità ecclesiale, capace di prossimità: incontrare e accogliere i poveri".
Sullo sfondo dell’intervento, risaltavano gli interventi di Papa Francesco a Firenze, ove ha rinnovato l’invito a promuovere un cammino pastorale, riletto alla luce dell’Evangelii Gaudium (nn 20, 25, 31, 47, 49, 84). Alcuni passi dell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate (specialmente l’introduzione) e, ovviamente, la lettera pastorale del vescovo Pellegrini: "Toccare la carne di Cristo. Incontrare, ascoltare e condividere la vita dei poveri".
Il relatore si è rallegrato per la scelta fatta a livello di Chiesa locale, non solo di riflettere, ma anche di agire, rivolgendo l’attenzione ai poveri: "considerati soggetto pastorale". Ha quindi messo in risalto il fatto che è la "comunità", il fulcro dell’azione pastorale. Una comunità che accoglie i poveri, che si pone in loro ascolto, nel vivere le "opere di misericordia", che si distinguono per l’invito a "porsi in relazione con i poveri stessi".

Mappa delle povertà
Degno d’attenzione l’abbozzo della mappa delle povertà. Dalle disuguaglianze nel mondo e nell’Europa, a proposito degli indici di benessere e povertà; alla povertà giovanile (Neet); a quella sanitaria; al problema migratorio; all’urgenza di promuovere delle politiche solidali a livello internazionale, con attenzione al privato sociale; lo spopolamento delle periferie geografiche; l’incapacità di dare risposte adeguate ai luoghi della sofferenza e della solitudine; il sentirsi disarmati, dinnanzi all’azione delle varie mafie, o dei "furbetti" che curano solo i propri interessi; il dilagare del gioco d’azzardo.
Ha concluso con le parole di speranza Papa Francesco (GE n 135): "Dio è sempre novità, che ci spinge continuamente a ripartire e a cambiare posto, per andare oltre il conosciuto, verso le periferie e le frontiere. Ci conduce là dove si trova l’umanità più ferita e dove gli essere umani, al di sotto dell’apparenza, della superficialità e del conformismo, continuano a cercare la risposta alla domanda sul senso della vita".
Leo Coll

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