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5 maggio 1821 - 5 maggio 2021: la morte di Napoleone ricorda i luoghi del nostro territorio che vissero il passaggio del generale corso

Pordenone, Valvasone, Porcia, Alvisopoli: luoghi del nostro territorio anche distanti ma accomunati da un unico protagonista della storia: Napoleone

5 maggio 1821 - 5 maggio 2021: la morte di Napoleone ricorda i luoghi del nostro territorio che vissero il passaggio del generale corso

SEI PASSAGGI DA PORDENONE, VERSO LA BATTAGLIA DI VALVASONE

il 5 maggio 1821: Napoleone Bonaparte muore in esilio nell’isola di Sant’Elena.
Sono trascorsi due secoli da quel giorno che segnò la fine terrena di uno dei più grandi condottieri e politici della storia. I nostri ricordi di scuola ci portano al Manzoni che nel suo "5 maggio" scrisse riferendosi alle vicende napoleoniche: "Fu vera gloria? Ai posteri/ L’ardua sentenza…".
Noi posteri di esprimere un giudizio non siamo in grado. Su Napoleone Bonaparte sono stati usati fiumi di inchiostro per descriverne le imprese, la tattica bellica, i rapporti internazionali, anche il Napoleone intimo, quello che pensavano di lui il suo medico personale e chi visse con lui a Sant’Elena. Fino ad un originale libro uscito in questi giorni per l’editore Neri Pozza "Il naufrago e il dominatore" di Antonino De Francesco o quello di Luca Crippa "Napoleone e i suoi due papi" edito dalla San Paolo. Ci permettiamo solo di asserire che Napoleone fu un abile condottiero, ma che tante guerre allora come oggi generarono morte, carestie, povertà, come fu da noi con distruzione anche di coltivazioni e bestiame. Del generale Bonaparte ricordiamo in positivo la pubblicazione del Codice Napoleonico, al quale ancora oggi si ispira il Codice di molte nazioni, Italia compresa, l’istituzione del Catasto su tutto il territorio dell’Italia, completato dagli Austriaci, l’istituzione della Commissione dell’ornato in edilizia, il rinnovamento della cartografia, l’adozione in tutta Europa del sistema di misurazione metrico decimale, la progettazione della strada Napoleonica.

PROTAGONISTA NON SOLO DELLA STORIA LONTANA
Siamo in Italia, e nel marzo del 1797 Napoleone si appresta ad avanzare verso est, iniziando l’ultima fase della campagna militare che avrebbe dovuto culminare con l’invasione dei territori austriaci oltre la catena orientale delle Alpi.
Il 12 marzo i francesi passano il Piave e la notte del 13 la loro avanguardia ha a Sacile il primo scontro vittorioso contro le truppe austriache in Friuli. Col cessare del dominio della Repubblica di Venezia le nostre terre vivono un continuo passaggio dal dominio austriaco a quello napoleonico. Vendramino Candiani, primo sindaco di Pordenone nell’Italia unita, nel 1902 pubblica i suoi "Ricordi cronistorici". In essi tratta anche dell’epoca napoleonica utilizzando quali fonti gli atti del Consiglio Comunale di Pordenone e gli scritti del maestro G.B.Toffoli.
15 marzo 1797 primo passaggio di Napoleone per Pordenone. Arrivato dai conti Cattaneo, dorme nel palazzo oggi Cattaneo Comis in Corso, riparte per il Tagliamento il mattino seguente. Battaglia di fronte a Valvasone. Napoleone dimora nel castello dei conti e pernotta nella camera bianca. Non ci soffermiamo a raccontare delle distruzioni, ruberie e altro da parte dell’esercito francese, ma le ricordiamo.
Secondo passaggio per Pordenone: Napoleone sta retrocedendo dal suo progetto di mirare verso Vienna, perché i veneti incominciano a ribellarsi ai francesi. Il 20 aprile Napoleone passa per Pordenone, ma non vi sosta. Ricordiamo che il 22 maggio vengono fatti levare tutti i leoni di San Marco in città. Napoleone pone fine alla Repubblica di Venezia.
Il 26 agosto 1797 passa per la terza volta per Pordenone, sostando per il cambio dei cavalli da Tonetti, alla Stella d’oro, in corso Garibaldi. E’ diretto a Villa Manin per la trattativa con l’Austria la quale, con la firma del trattato di Campoformio del 17 ottobre, otterrà i territori già appartenuti alla Repubblica di Venezia, anche Pordenone quindi.
Da Passariano Napoleone riparte e passa per Pordenone, quarta volta, il 24 ottobre, Pernotta, scrive Gino Pieri in "Napoleone e il dominio napoleonico del Friuli". Dove abbia dormito non si sa. Da quei giorni tutto il nord est Italia, il Veneto e il Friuli vedono un continuo passaggio di truppe belligeranti francesi, austriache e russe finché si giunge al trattato di Presburgo e anche Pordenone dal 26 dicembre 1805 entra a far parte del Regno d’Italia di Napoleone I.
Nel dicembre 1807 Napoleone è per la quinta volta a Pordenone, durante un viaggio in Friuli. "Passa sotto un arco di trionfo del quale le quattro colonne di sostegno portano i nomi delle sue maggiori battaglie" (Vedi Gino Pieri ecc…). Poi parte verso Udine. Di ritorno dal viaggio, visitate tante nostre cittadine, sulla via del ritorno il 12 dicembre è per la sesta e ultima volta a Pordenone, accolto da feste e luminarie. Il 30 ottobre 1813 gli austriaci entrano in Pordenone. Per tutto il Friuli si conclude un’epoca di guerre continue, di soprusi e di grande povertà. L’Austria dominerà su Pordenone fino al 19 luglio 1866.
Maria Luisa Gaspardo Agostii

PORCIA: LA BATTAGLIA DI CAMOLLI CHE ANCORA SI RIEVOCA

ella Campagna napoleonica in Italia del 1809, la Battaglia dei Camolli del 16 aprile (o Battaglia di Sacile o di Fontanafredda), gli scontri più duri sono avvenuti sul territorio del comune di Porcia.
È stata una battaglia cruenta, nella quale si sono combattute l’Armata franco -italiana guidata da Eugenio di Beauharnais (figliastro di Napoleone), contro quella austriaca comandata dall’Arciduca Giovanni d’Asburgo. Tra i due schieramenti nella battaglia erano coinvolti 75.000 uomini.
La battaglia a Porcia, Roraipiccolo, Palse si sviluppò anche casa per casa e i paesi furono prima conquistati dai francesi poi rioccupati dagli austriaci. Lo scontro si concluse con la vittoria degli austriaci, con i franco-italiani che ripiegarono su Sacile. Una battaglia breve ma particolarmente dura, che causò (tra entrambe le parti) la morte diretta nello scontro di circa 8mila soldati. I feriti furono circa 10mila, molti deceduti nei giorni seguenti, mentre 8-9 mila uomini figurano tra i dispersi o fatti prigionieri.
I morti vennero seppelliti in fosse comuni scavate in più località di Porcia. In una di queste, ubicata nella zona di Santa Ruffina, trovarono sepoltura parecchie centinaia di caduti. Il luogo è conosciuto come "le buse dei morti".
Nel 2006 la Proporcia (presidente Giuseppe Gaiarin), in collaborazione dell’Associazione di Studi Napoleonici "26 Maggio 1805" e il prof. Roberto Gargiulo, per ricordare questi fatti d’arme ideò e propose la manifestazione storico-rievocativa la "Battaglia dei Camolli del 16 aprile 1809". La manifestazione, che coinvolge i vicini territori toccati dalla Battaglia, è tra le più importanti in Italia. A Porcia porta centinaia di "Ricostruttori", provenienti da tutta Europa, e migliaia di turisti. Da rilevare che nell’ambito della rievocazione vengono organizzati: convegni, presentazione di libri, mostre e rappresentazioni teatrali con lettura di memorie, animazioni e musiche dell’epoca napoleonica.
LORENZO FERMAN

ALVISOPOLI DI FOSSALTA DI PORTOGRUARO: UNA ROSA, UNA STATUA E I REGISTRI PARROCCHIALI

Cosa resta della epopea napoleonica in quel di Alvisopoli di Fossalta di Portogruaro, oltre al vento di novità che portò ad innalzare l’albero della libertà? Restano ben tre cose concrete e visibili.
Una rosa, unica, che cresce spontanea nel parco della villa di Alvise Mocenigo - per questo detta la Moceniga - portata lì dalla moglie Lucia Memmo detta Lucietta che fu a Parigi per far studiare il figlio e frequentò la Mailmaison dove visse Giuseppina Beauharnais, dopo il divorzio da Napoleone e dove, insoddisfatta delle rose allora disponibili (piccole e di una sola fioritura), la stessa costruì un giardino di rose rare provenienti dalla Persia. Da una di queste, Lucietta prese una talea che portò e impiantò ad Alvisopoli. E questa a sua volta si modificò diventando, nel chiuso di un parco, una fiore unico: la Moceniga (la storia è narrata dai volumi "Lucia la tempo di Napoleone" e "Sulle tracce di una rosa perduta" di Andrea di Robilant, quadris nipote di Alvise).
Una statua: Oltre il fugace albero della libertà un ben più solido omaggio avrebbe dovuto abbellire lo spazio antistante Villa Mocenigo, voluto da Alvise e commissionato al grande Canova: una statua di marmo alta quattro metri e ritraente Napoleone. La statua fu realizzata ma, quand’era pronta, Napoleone era già un ricordo e il territorio si trovava in mano austriaca. Impossibile rispettare la collocazione e Lucia, nell’imbarazzo della esposizione, decise di chiuderla nel cortile interno di Palazzo Mocenigo a Venezia, dove ancora vive assai poco osservata.
I nomi. Studiando la demografia dell’epoca, dal Registro dei Battesimi parrocchiale è emerso che ben tre bambini furono battezzati col nome del grande generale: Napoleone Maria Aloisio Zoccolan (10 novembre 1806), Napoleone Aloisio Angelo Geremia (13 novembre 1806) e Napoleone Aloisio Cesare (11 aprile 1812).
Simonetta Venturin

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