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Verso quale scuola?

Si chiude un anno scolastico: riflessioni a margine. Tra novità, responsabilità sempre in guardia dalle soluzioni demagogiche

Parole chiave: Esami (2), Scuola (33), Pordenone (270)
Verso quale scuola?

L'anno scolastico è in dirittura d’arrivo per la gran parte degli allievi, eccetto quelli interessati dagli esami di fine ciclo. Si chiude un anno che solo apparentemente può sembrare uguale ai precedenti, nello scorrere inesorabile del tempo. Non è così. I molteplici eventi che hanno interessato la Scuola in questo ultimo anno non solo ci chiedono una riflessione rigorosa, ma anche una assunzione di responsabilità che devono superare l’emotività e le soluzioni demagogiche, ancorché inutili e lesive della dignità delle molte brave e competenti persone che operano all’interno della stessa.
Certamente i gravi fatti narrati dalle cronache in merito a violenze da parte di alcuni docenti nei confronti dei bambini loro affidati ci lascia basiti, amareggiati, sconvolti. E altrettanto vero però che la soluzione non può essere l’installazione di telecamere ovunque. Gli Istituti scolastici ridotti a un Grande fratello?
Bisogna seriamente ripensare alle tante fatiche degli insegnanti, al burnout (stress) degli stessi, ad un loro riposizionamento nella organizzazione scolastica; perché non ripensare a più fecondi e rispettosi rapporti e corresponsabilità educativo/didattiche scuola/famiglia rivedendone l’organizzazione prevista dai Decreti delegati del 1974, anni sideralmente lontani dall’oggi.
Anche i reiterati episodi di bullismo ad ogni latitudine ci interpellano, così la dispersione scolastica, i tanti fallimenti, i neet (ragazzi che non studiano né lavorano), le fatiche esistenziali dei nostri ragazzi/e, la diffusione dell’uso di sostanze psicotrope…
Certamente bisogna scrivere un nuovo Libro Bianco sulla scuola per rivederne l’impostazione e il modello pedagogico, ancorché organizzativo. Constatiamo quanto l’influsso del digitale e dei social, le nuove conformazioni familiari, la realtà sociale frammentata, lo sfruttamento dei bisogni giovanili indotti per meri interessi economici, il lento e inesorabile dissolvimento dei servizi di supporto per la crescita dei nostri adolescenti, le esangui politiche sociali e via via strutturino un nuovo volto, una nuova impostazione, una nuova realtà di allievo/a che la scuola sempre più è incapace di incrociare ed incontrare; una fatica comune a tutto il mondo adulto, sia civile che ecclesiale.
La società intera, per ogni sua parte, è chiamata nuovamente a riflettere, a confrontarsi, a individuare strategie, soluzioni, percorsi innovativi che abbiano la forza di rigenerare la nostra società. Non basta, per esempio, cambiare il nome dell’Alternanza Scuola/Lavoro con il chiaro intendimento di riportarci ad una scuola di stampo gentiliano; un atto più nostalgico che profetico. La scuola oggi ha bisogno di profezia, le nuove generazioni hanno bisogno di lungimiranza e di visioni alte, profonde, pregnanti.
Tutti dobbiamo metterci in gioco dirigenti-docenti-famiglie-studenti-politici-forze economiche… perché il tempo della lamentela o della vibrata denuncia, che dura lo spazio di un attimo, è sterile. Alcuni aggiustamenti, che pure da alcuni sono condivisi (vedi la parvula riforma dell’Esame di Stato, l’introduzione dell’Educazione civica, il nostalgico vagheggiamento del grembiulino, per non parlare della sanatoria voluta con ampie intese riguardante il concorso riservato per i docenti e delle modalità di finanziamento per le scuole con i PON, il nuovo regolamento contabile) stanno a dire che stiamo navigando a vista; è questa una navigazione di cabotaggio che non ci porta molto lontano.
Questo è il sogno di mezza estate di un dirigente di periferia: basta con la politica del carciofo o del cacciavite, cioè lo smantellamento e la ricollocazione di determinate istanze o procedure scolastiche a seconda del vento che soffia. Avviamo invece una generale consultazione a più livelli e in tempi distesi per ridire, ripensare, reimpostare una scuola all’altezza del suo compito e in sintonia con le vere e più profonde urgenze e necessità dell’oggi se vogliamo formare le nuove generazioni all’altezza degli ardui compiti e scelte che dovranno affrontare e fare.
Giovanni Dalla Torre
Dirigente scolastic

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