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Intervista al neopresidente del Fvg, Massimiliano Fedriga

Il neo presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, spiega a Il Popolo come intende affrontare questa nuova esperienza alla guida della Regione, quali saranno le sue prime mosse e come intende sciogliere alcuni nodi emersi nella sua campagna elettorale, dalle Uti alla sanità, fino alla gestione dell'immigrazione.

Parole chiave: Politica (12), Regione (9), Sanità (9)
Intervista al neopresidente del Fvg, Massimiliano Fedriga

Cambiare politica su: Uti, sanità, immigrazione. Instaurare una sinergia del fare con il vicino Veneto. Decidere la Giunta in base alla necessità del territorio e alle persone che hanno le competenze per risolverle. Questi, in sintesi, i primi passi del neo governatore Massimilano Fedriga, eletto il 29 aprile con il 57,09% delle preferenze e il 3 maggio proclamato presidente della Regione autonoma Fvg.

Presidente, ha dichiarato di voler partire cambiando le Uti. Nell’intervista pre-elettorale a "IL Popolo" ha individuato nell’ascolto il fil rouge del suo programma. Coniughiamo le due cose: cambiarle come? E cosa chiedono i territori?
Partiamo subito tagliando obbligatorietà e penalizzazioni. Poi procederò con la riforma, ma non sarà calata dall’alto. Così non funziona. Ci saranno occasioni di confronto col territorio. Ma per prima cosa tagliamo le due criticità. Lo faremo subito.
Sanità: ha parlato di riforma graduale. A partire da cosa?
La prima azione sarà creare un Consiglio permanente della Sanità formato dai professionisti e col coinvolgimento di pubblico e privato. In particolare, la riforma partirà dai Pronto Soccorso e dal Numero Unico, che ha registrato una forte criticità alla quale si deve mettere mano. Sarà fondamentale avere una base territoriale forte e, avendo circa il 60% di chiamate di carattere sanitario, dovremo mettere queste in prima linea - l’ex 118 per capirsi -, in modo che abbiano priorità e rapidi protocolli di risposta.
Pordenone: quale provvedimento pensa per questo territorio?
Pordenone sta vivendo una sofferenza. Nell’area è maggioritaria la presenza della piccola e media impresa manifatturiera che va sostenuta con una adeguata pressione fiscale. Si tratta di agevolare le imprese esistenti e quelle che vogliono insediarsi: lo faremo tramite la leva fiscale, gli sgravi, e tramite l’Irap. Il tutto al fine di rendere le piccole e medie imprese competitive e l’area pordenonese attrattiva per gli investimenti.
Questione Cciaa di Pordenone: ha inciso sul voto e sulla volontà di cambiamento?
Sì ha inciso. Hanno inciso la Cciaa come la Provincia. Il territorio si è sentito umiliato e per questo noi chiederemo al Governo di dare le competenze delle Cciaa alla Regione. Su una questione così territoriale deve decidere la Regione.
Pordenone oggi significa anche cultura: basta un nome Pordenonelegge. La Regione pensa di sostenerla e come?
Il festival ha ricevuto 220 mila euro dai precedenti assessorati e ha anche dell’altro, ora che il Premio Hemingway è legato a Pordenonelegge. La Regione ha dato e darà. Trovo che il festival dimostri che la cultura muove, fa economia. Tanto è vero che, sempre più, ci sono sostenitori privati: siamo al 40% circa. Segno che le ricadute ci sono. Ad esempio, per gli alberghi è calcolata sui 500 mila euro. La cultura fa economia.
Lei è mai venuto a Pordenonelegge?
Sì, ma non nell’ultima edizione. Nelle due - tre precedenti.
Fvg e Veneto: la sintonia politica si fa auspicio di sinergie. Trattando in cronaca l’area che va dal Tagliamento al Livenza temi come l’acqua, il territorio, le strade hanno dimostrato carenze di dialogo.
Incontrerò Zaia nelle prossime settimane. E non solo, ovviamente. Ma Friuli e Veneto devono mettere insieme strategie condivise da studiare insieme per fare migliori investimenti e massimizzare i risultati. L’isolazionismo non porta lontano.
Quando sarà a Pordenone? Ha una data in calendario?
Allo stato attuale delle cose devo rispondere: ancora no. Sto facendo poche uscite pubbliche. Ne ho fatta una per l’avvio della stagione a Lignano, ma mi ero impegnato in tempi non sospetti e ha mantenuto la parola data-. Attualmente mi concentro nel mettere insieme la macchina di governo regionale. E la Giunta.
Giunta: se non chi, quanti saranno i pordenonesi?
Non è il gioco delle carte: a uno tre, a un altro quattro. C’è un gruppo di maggioranza che ci sta lavorando. Voglio partire dalle necessità della Regione. Per le necessità individuate troveremo le persone più competenti. Più che sui nomi, quindi, sarà una scelta sulle competenze. Così vale anche per Pordenone, che avrà il giusto spazio. Ma non parto da un numero da rispettare, né da una persona prescelta per poi vedere dove collocarla. No, si parte dalle esigenze di questo territorio e si vede quali sono le competenze specifiche per meglio rispondervi.
Immigrazione: ha detto di voler cambiare il modello di accoglienza. Tornando all’ascolto, ha pensato a un tavolo con chi se ne occupa da tempo, ad esempio le Caritas diocesane che, tra l’altro, hanno il polso della situazione nei territori?
Ascolto tutti con estrema attenzione. Ma ho ascoltato tanto anche i cittadini che ho incontrato e che mi hanno parlato molto. La nostra posizione è cambiata rispetto alla precedente compagine. Fermo restando che l’immigrazione risponde a una politica nazionale, noi - data la posizione del Friuli -, chiederemo subito un maggior controllo dei confini, come fanno Francia e Germania, e sottolineeremo la dannosità della accoglienza diffusa.

Simonetta Venturin

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