IL POPOLO - settimanale della Diocesi di Concordia -Pordenone
on line
 Home Page   Attualità   Femminicidio, approvata la nuova legge 
Femminicidio, approvata la nuova legge   versione testuale
Passo importante sull'eguaglianza uomo-donna
Con la pubblicazione della legge n. 119 del 2013 - Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere -, l’Italia dà piena attuazione alla Convenzione di Istanbul dell’11 maggio 2011 sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.
La legge, richiesta ed approvata da tutte le forze politiche, risponde alle esortazioni del Presidente della Repubblica che aveva affermato come il susseguirsi di eventi di gravissima efferatezza in danno di donne e il conseguente allarme sociale che ne è derivato rendessero necessari interventi urgenti volti a inasprire, per finalità dissuasive, il trattamento punitivo degli autori di tali fatti, introducendo, in determinati casi, misure di prevenzione finalizzate alla anticipata tutela delle donne e di ogni vittima di violenza domestica.
Dalle statistiche si nota in Italia una tendenziale diminuzione del numero degli omicidi (-67,8% tra il 1990 al 2012, passando da 1.633 a 526), segnando nell’anno 2012 il valore minimo dal 1970, con un ulteriore calo rispetto ai 530 casi del 2010 e ai 551 del 2011.
Tuttavia, pur in presenza di questo decremento, ogni giorno, in Italia, centinaia di donne sono esposte alla violenza di genere e subiscono violenza fisica, verbale e psicologica, sino ad essere vittime di omicidio.
Senza entrare nell’esame delle singole disposizioni della legge, e pur consapevoli che né il codice né la legge in esame forniscono una definizione di femminicidio, per comprendere il significato di questo nuovo termine, possiamo ricorrere alla definizione fornita dal vocabolario Devoto - Oli.
Con la parola femminicidio si indica "qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte".
Le ricerche attestano che spesso il femminicidio all’interno di una relazione di coppia rappresenta l’ultimo ed estremo atto di una serie di violenze e di vessazioni di carattere fisico, psicologico o economico, spesso in presenza di pregressi maltrattamenti.
L’opportunità e l’urgenza di una specifica norma di legge a tutela delle donne, trova quindi la sua ragione in quello che viene definito come un cammino verso una cultura di effettiva eguaglianza fra uomini e donne.
Infatti, mentre gli atti di violenza contro gli uomini trovano la loro origine nei più disparati motivi di criminalità, quelli che coinvolgono le donne sono, nella quasi totalità, dovuti alla condizione femminile, come assoluta difficoltà di gestione della relazione fra uomo e donna.
La legge, partendo da questo presupposto, opera sia inasprendo le pene per gli atti di violenza contro le donne, sia individuando strumenti di prevenzione come i centri antiviolenza e le case-rifugio, sia fornendo un concreto aiuto alle donne immigrate irregolari.
Sono state anche apportate modifiche ad alcuni delitti, come quello di maltrattamenti in famiglia, minacce, atti persecutori, violenza sessuale, che comportano già un’offesa alla donna in quanto tale e che sono rivelatori del pericolo che le condotte poste in essere dall’uomo possano arrivare sino all’esito più infausto.
Dalla lettura delle norme, in una visione che ci aiuta a comprenderne il loro significato, si capisce come il legislatore abbia voluto affermare, riconoscere e tutelare in modo assoluto la pari dignità delle donne.
Nello stesso tempo è stata indicata l’importanza che le relazioni, specie quelle familiari ed affettive, siano fondate sulla piena eguaglianza dei suoi membri, senza prevaricazioni e violenze, e che si debbano modificare quei modelli culturali, purtroppo ancora molto diffusi in vari contesti, anche giovanili, dove si svolgono i rapporti quotidiani.
 
Antonio Lazzàro
Già Presidente del Tribunale di Pordenone
Copyright © 2008 IL POPOLO - Credits