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Osteoporosi, un malanno da mascherare   versione testuale
Il medico consiglia: vitamina D e stile di vita adeguato

Sul muro della casa dei miei parenti, ad Ovaro, c’è scritto "Il timp a l’è galantomp", il tempo è onesto, buono, affidabile, quasi sempre. Tuttavia anche lui un po’ si arrugginisce rivelando le brutte pieghe del suo passaggio e dell’età che procede inesorabile; insomma ti tormenta come un bruscolino nell’occhio e ti comunica la pesantezza di una tempesta in agguato, quando l’inatteso crack di un umile ossicino ti procura un dolore che sembra straripare, rivelando la fragilità della tua ossatura.
Rimugini, allora, sul tuo scheletro, composto da 207 ossa che, durante il percorso della vita, ti sostengono, ti proteggono e ti donano, attraverso il midollo osseo, una preziosa e durevole quantità di sangue.
Ma l’osso non è una struttura inerte, anzi, è un tessuto molto attivo dal punto di vista metabolico, che si rinnova costantemente e rapidamente nel corso dell’esistenza.
Si tratta di un tessuto connettivo (lat. connectere = congiungere) costituito da una matrice extracellulare molto dura, mineralizzata, e da una componente cellulare.
La prima (30%) è costituita dal collagene (gr. kólla: glutine, colla), sostanza fibrosa ricca di proteine molto resistenti ed elastiche in cui si depositano cristalli di calcio e fosfato (idrossiapatite, 70%), che conferiscono rigidità e consistenza. La seconda è formata da cellule, osteoblasti, osteoclasti ed osteociti.
La parte esterna dell’osso (corticale, presente nelle ossa lunghe, 80% del totale) è particolarmente densa, quell’interna (trabecolare, nelle vertebre, 20%) ha l’aspetto di un alveare, è leggera e delicata, ma mantiene la capacità di sopportare carichi.
La componente cellulare è formata da elementi altamente specializzati pronti a creare nuovo osso, gli osteoblasti, o a riassorbirlo, gli osteoclasti; infine gli osteociti, più numerosi, sono osteoblasti che hanno terminato il loro compito, ma possono sempre riattivarsi.
Il nostro candido mucchietto di ossa è come una strana dimora che continuamente viene demolita e riedificata da due gruppi di muratori in conflitto tra loro: i guastatori sono gli osteoclasti che creano una piccola cavità di riassorbimento subito riempita da nuovo tessuto calcificato grazie agli osteoblasti, custodi ostinati della nostra singolare carcassa. Questi instancabili cicli durano 90 giorni e sono finalizzati a mantenere un perfetto equilibrio metabolico.
Quando invece prevalgono i guastatori, ossia è riassorbito più osso di quello riparato, si manifesta l’osteoporosi.
Quali le cause? Ormonale, come la menopausa, che priva l’osso della protezione degli estrogeni (perdita minerale dell’1-2% annuo), farmacologica (cortisonici che inibiscono gli osteoblasti e facilitano gli osteoclasti, anticoagulanti orali, anticonvulsionanti, diuretici), stili di vita (sedentarietà, fumo, etilismo, magrezza ma anche obesità che procura minor densità ossea).
Quale prevenzione: sicuramente la densitometria, specie per le donne con menopausa precoce o chirurgica, familiarità, in terapia cortisonica e sempre oltre i 65 a. (o 70 per i maschi; il rapporto di osteoporosi F/M è di 8:2). Se l’esame rivela un calo di densità fino a -2.5 (T score) si tratta di osteopenia, una situazione più benigna, oltre questo limite vi è osteoporosi a vari stadi di gravità. 
Fondamentale è il dosaggio della vit.D, spia dell’equilibrio osseo (range: 20-36ng/ml di 25OH-vitD) e della conseguente terapia con vit.D3 che favorisce l’assorbimento dell’80% del calcio che, in sua carenza, precipita al 10%. Utile un’assunzione di 800UI/die (=10?g) o di 100/300 mila UI ogni 4 o 6 mesi.
La terapia si avvale dei bifosfonati, farmaci che inibiscono il riassorbimento osseo, del raloxifene, del ranelato di Sr e del paratormone ricombinante.
Senza dimenticare un adeguato stile di vita che contempli anche una distensiva camminata giornaliera, giusto per cacciare ogni brutto pensiero e riconquistare un salutare silenzio che ti avvolga come in una bolla di sapone e ti faccia assaporare l’altra faccia dello scorrere del tempo, quella indulgente di un compagno che sa, se vuole, essere anche galantuomo.
 
Walter Bruni
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