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Maria Luisa Gaspardo Agosti
  l 17 maggio 1915 l’Italia non era ancora tra gli stati belligeranti, ma la gente aveva percepito prossima per il nostro Paese l’entrata in guerra.
Don Giuseppe Lozer, parroco di Torre, su richiesta di donne "madri o parenti" di soldati, si portò quasi in processione a celebrare una Messa solenne nel vecchio Santuario della Madonna delle Grazie. Quello nuovo non era ancora completato. L’evento gli costò il confino.
A cento anni dalla Grande guerra quell’andare a pregare alla Madonna delle Grazie assume un alto significato: la gente aveva Fede, credeva nell’aiuto della Vergine e a Lei si affidava, come avrebbe fatto il 14 maggio del 1918, aprendo il Santuario nuovo prima che fosse totalmente completato, per intercedere presso Maria per la fine della guerra. Rischiarono molto il vescovo Isola, i sacerdoti e la gente, quella rimasta a Pordenone, che poi per tutto il mese di maggio affluì al Santuario per pregare, nonostante il lasciapassare da mostrare alle sentinelle imperiali presso il ponte di Adamo ed Eva.
Di fronte all’immane tragedia non venne meno la Fede. Non la persero le famiglie, i soldati al fronte.
Le testimonianze sono molteplici come le lettere che i soldati scrivevano ai parroci, quelle inviate a don Giovanni Maria Concina parroco di Prata, conservate presso l’Archivio diocesano (vedi nel box, una che ricorda l’Asssunta, risalente all’agosto 1917 ndr.).
Si scriveva ai parroci perché l’analfabetismo imperava e quindi i sacerdoti facevano da tramite con le famiglie, ma anche per affidarsi alle loro preghiere. Sacerdoti che, austriacanti o neutralisti, non abbandonarono il proprio popolo.
Scriveva don Gaspardo il 29 ottobre 1917, tre giorni dopo Caporetto: "Io resterò!" Tante altre sono le testimonianze di Fede: l’opera dei cappellani militari, le messe al fronte di cui è rimasta qualche sbiadita immagine, le chiesette costruite sui monti teatri di guerra.
Le cartoline spedite tra civili
Un soggetto: La scritta "Sant’Antonio di Padova proteggi i nostri soldati " sopra un’immagine del Santo e una preghiera"(cartolina benedetta nella basilica del Santo a Padova). La spedì nel gennaio 1916 da Mestre a Pordenone Palmira Bellinato, al fratello Emilio che aveva un figlio in guerra.
Altro soggetto: "La preghiera del soldato ferito accanto a un’immagine di milite su letto d’ospedale al quale sembra apparire Cristo benedicente.
Due libretti
Tra tanti documenti rinvenuti anche due libretti. Uno in lingua italiana, autore il sacerdote Cristoforo Sala, apparteneva a Rodolfo Zucchet di Fiume Veneto, ragazzo del ’99. "Per la nostra vittoria - Brevi istruzioni morali e religiose pei nostri valorosi soldati", Torino marzo 1917. "Amico, per te compilai queste poche pagine, sperando di farti cosa gradita.
Nelle lunghe ore di attesa in trincea, nei tristi momenti di sconforto siano esse tue compagne". Sono pagine che parlano del "perché siamo in guerra", ma anche dell’espiazione, del Sacerdozio, la confessione, la SS. Eucaristia, la divozione a Maria SS. con splendida preghiera "Ausiliatrice, salvali tu",  la preghiera, il Santo Vangelo, il commiato. Il libretto annuncia pubblicazioni su valorosi soldati, come Giosué Borsi biografia scritta dal nostro don Antonio Cojazzi di Roveredo in piano. Biografie di "soldati che, lodevoli per virtù cristiane, seppero compiere tutto il loro dovere, dando per la Patria la vita".
Il secondo libretto è in lingua tedesca "Ai soldati in guerra" di Heinrich, cappellano militare cattolico dei soldati di terra e di mare, Vescovo titolare di Cisamo(antica sede vescovile di Creta, oggi diocesi soppressa), edito a Berlino nel 1917.
Che coincidenza, trovare in un archivio due libretti per sorreggere con la Fede i soldati, gli italiani e i tedeschi entrambi datati 1917, tragico anno di guerra.
"Ai cari soldati!" si rivolge il cappellano militare "a noi nemico". Anche qui invocazioni a Maria e alcune splendide stampe, in retrocopertina una Natività, a seguire Gesù eucarestia, una Crocifissione, San Martino.
Giorni di guerra, dolore, sangue e  morte. Ove possibile sempre una sepoltura cristiana, una croce, mentre al paese i rimasti fanno celebrare una messa. In trincea o nelle case per quattro anni il pensiero si accomuna nell’affidamento a Maria, "Vergine Addolorata, madre santa, di Gesù Crocifisso… balsamo delle umane sventure".
Maria Luisa Gaspardo Agosti
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