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Le conclusioni del Vescovo, mons. Pellegrini

Riscoprire la dimensione sociale e umana del lavoro tenendo ben presenti la trasformazione in atto, ovvero la quarta rivoluzione industriale, e come il nostro territorio sta vivendo oggi queste problematiche" così il vescovo, S. E. mons. Giuseppe Pellegrini, la sera del 17 novembre, ha iniziato il discorso a conclusione della XI edizione della Settimana sociale diocesana centrata sul tema "Il lavoro che vogliamo".
Tra gli spunti offerti dai relatori delle tre serate (il 13 a Concordia, il 15 a San Vito e il 17 a Pordenone) ha individuato due elementi guida, due binari su cui la riflessione ha corso: la spiritualità e l’umanizzazione.
"Come nella società così nei luoghi di lavoro - ha spiegato - perché vi sia una vera comunità è necessario che tutti rispettino alcuni valori guida, quali l’umanizzazione, le relazioni, la fiducia, il rispetto per l’ambiente e la dignità del lavoro". E ha proseguito spiegando: "Qualunque esso sia e da qualunque parte lo si viva, da operaio, da dirigente, da imprenditore, il lavoro è formato da persone, uomini e donne in carne e ossa, con una propria identità e personalità, con affetti e anche con problemi e difficoltà, che vogliono dare senso a quello che fanno, portando così un contributo alla crescita di se stessi, della loro famiglia e dell’intera società".
Ha rafforzato il concetto: "É la consapevolezza del proprio esserci, di quello che uno cerca di essere, del contributo che offre, che fa la differenza con la macchina! Ripeto: consapevolezza e senso/significato di quello che si è e che si fa per sè e per gli altri".
Questo allora fa sì che ogni risultato eocnomico, che giocoforza ci deve essere in un’azienda, si debba "coniugare con la promozione sociale e della persona, perché il lavoratore - ha proseguito - deve essere considerato non come elemento da sfruttare, ma come una persona portatrice di interessi, ricco di opportunità, risorsa per l’impresa. E quindi il più grande investimento". Così dicendo, ha fatto comprendere appieno che lo sguardo sull’uomo nulla toglie, ma anzi potenzia, il risultato economico. Umanizzazione e innovazione passano dunque per l’investimento sulle persone, per la formazione e l’aggiornamento: la persona è, e resta, il valore primo e, se adeguatamente considerata e formata, diventa capace di fare la differenza, vero capitale umano.
Il vescovo ha infatti chiuso ribadendo: "Chi lavora ha una mente per pensare e un cuore per amare. É capace di impegno, disponibilità, creatività, sacrificio e amore. L’uomo e la donna che lavorano sono la più grande risorsa di un’impresa. C’è chi ha detto che, a parità di motori, la differenza la fanno le persone e non le macchine".
Per ultimo è giunto l’appello ad un maggior coraggio: "Per offrire nuove opportunità lavorative e una socità più giusta e solidale, integrando sempre più sviluppo economico , valorizzazione dell’ambiente e centralità delle persone".
 
Simonetta Venturin
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