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Scacco matto all'influenza col vaccino   versione testuale
Walter Bruni
    autunno ormai avanza inesorabile, rintanato nelle pieghe del tempo, concedendoci un ultimo bagliore delle cose, una tavolozza di colori luminosa, scintillante che pare accarezzi il pianeta terra prima che un cielo velato, lattiginoso, pallido, s’impossessi dei giorni e dei nostri cuori. Infatti ben presto un vento sornione rimescola l’aria sfregiando questo paesaggio serafico con minacciose pennellate di nubi nere che annunciano l’arrivo di una stagione fredda, zeppa di magagne. E già i primi acciacchi ti bastonano con brividi, starnuti, fitte muscolari ed una temperatura insulsa che si piazza nello spartiacque dell’ indecisione, ma che già ti costringe a letto. Insomma, siamo alle solite, è in arrivo, puntuale come un treno svizzero, la consueta stagione influenzale. Che poi, d’impulso, ti verrebbe di fare gli scongiuri, se è vero che il termine deriva dal latino influentia, quasi a confermare l’influsso malevolo delle stelle sulla tua vita. In realtà l’indiziato numero uno è un piccolo pestifero virus isolato solamente nel 1935 da Andrews, Smith e Laidlaw dopo la pandemia del 1918-19 che causò decine di milioni di morti, più della peste nera del XIV secolo e della stessa prima guerra mondiale. Conosciamo tre tipi di virus influenzali (A, B e C) appartenenti alla famiglia degli Orthomixovirus (dal gr. orthos, diritto e müxa, muco). I primi due A e B sono responsabili della tipica influenza, mentre il C è meno patogeno. Si tratta di microrganismi submicroscopici di forma sferica di 80-120 nm (1 milionesimo di mm); la particella virale completa (virione) presenta un mantello proteico detto capside che circonda l’acido nucleico centrale o core contenente l’RNA virale, una spirale singola piegata ad elica. Sulla superficie affiorano micidiali aculei che arpionano le cellule dell’ospite e definiti dai ricercatori come emoagglutinina H (da aîma sangue, capace di agglutinare i globuli rossi) e neuraminidasi N (da cui le sigle H1N1 o H3N2). Sono loro responsabili di tutti i guai che provocano in quanto questi antigeni di superficie facilmente mutano nel tempo, determinando la comparsa di nuovi sottotipi. E’il virus A quello che cambia abito più frequentemente scatenando le epidemie influenzali. Per questo ogni anno viene proposto una nuovo vaccino capace a neutralizzare la minaccia incombente. Quello messo a disposizione in questa stagione è solo parzialmente modificato rispetto allo scorso anno e contiene tre ceppi virali: A/Hong Kong / 4801/2014 (H3N2), B/Brisbane/60/2008 (lineaggio B/Victoria) oltre alla nuova variante A/Michigan/ 45/2015 (H1N1). Esiste poi, come nelle passate stagioni, un vaccino quadrivalente che comprende il ceppo B/Phuket/3073/2013-like (B/Yamagata) utile per l’immunizzazione degli operatori sanitari e degli addetti all’assistenza. Quale copertura vaccinale nella nostra regione? E’ una curva che precipita in basso, quasi un crack di piazza affari. Infatti se nel 2002 raggiungeva il 71% (nella ASS 6 il 75%), già dopo 5 anni era del 66% (70%), nel 2012 crollava al 53% quasi come lo scorso anno (53,4% e 57.7 AAS 5). Ma abbassare la guardia comporta sempre serie conseguenze specialmente nei soggetti fragili (lo scorso anno ci sono stati 68 decessi da influenza e 162 casi gravi quasi sempre causati dal virus A/H3N2). La trasmissione del virus avviene per via aerea attraverso le gocce di saliva (tosse e starnuti), ma anche attraverso il contatto con mani contaminate. Perciò lavati sempre le mani ed utilizza fazzoletti usa e getta o mascherine. La vaccinazione è sempre gratuita dall’età di 65 anni e per categorie particolari (come sanità, forze dell’ordine, insegnanti) o soggetti a rischio (per diabete, pneumo e cardiopatie, epatopatie, nefropatie, neoplasie, immunodeficienza); verrà praticata presso il medico curante o le sedi della Aas5. Infine ricorda che la protezione indotta dal vaccino inizia dopo due settimane e si protrae per circa sei o otto mesi. La campagna vaccinale è iniziata giovedì 26 ottobre e comporta anche la possibilità di associare il vaccino antipneumococcico coniugato per le coorti di 65, 70 e 75 anni e per i soggetti a rischio.
Walter Bruni
Medico di base
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