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Ogm: sentenza controversa   versione testuale
Antonio Lazzaro
Si è concluso con una sentenza della Corte di Giustizia del 13 settembre, il braccio di ferro fra alcuni agricoltori friulani e lo Stato italiano sulla possibilità di coltivare il mais Mon810, autorizzato a livello comunitario e non dall’Italia. Il mais Mon 810 fa parte di quei prodotti OGM ed è "un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale". Lo Stato italiano, anche in presenza di un’autorizzazione europea, ha adottato una legge che ne punisce la coltivazione.
Il decreto in parola è stato adottato come misura d’emergenza per prevenire eventuali pericolo per la salute o per l’ambiente.
I signori Giorgio Fidenato, Leandro e Luciano Taboga erano stati perseguiti perché, in violazione della legge italiana, avevano coltivato il mais geneticamente modificato MON 810.
Il Tribunale di Udine, nel corso del processo, aveva richiesto alla la Corte di Giustizia se il comportamento degli agricoltore fosse stato legittimo e, quindi, di disapplicare le sanzioni dell’Italia. La Corte, accogliendo la tesi degli agricoltori, ha affermato che il divieto di coltivazione per prodotti geneticamente modificati può essere deciso solo qualora sia accertato che questi possano comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente. Né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione, come fatto dall’Italia nel 2013. Il divieto quindi non era legittimo perché il ’principio di precauzione’ deve basarsi sulla certezza dell’esistenza del rischio.
La decisione della Corte, apparentemente favorevole agli agricoltori friulani, non ha però risolto il problema della possibilità di impiegare i prodotti OGM, perché fa riferimento ad un quadro giuridico ormai superato
Nel frattempo, infatti, l’Unione Europea, ha emanato una nuova direttiva, la 412 del 2015, nella quale è previsto che i paesi membri possono vietare la semina di Ogm anche se autorizzati a livello Ue.
L’Italia, dalla fine del 2015, fa parte ufficialmente della maggioranza dei Paesi UE che ha vietato la coltivazione di mais OGM sul territorio nazionale ed il problema non è perciò risolto ed il divieto permane.
Le vicende sull’impiego degli OGM, ed il susseguirsi di leggi europee e nazionali, dimostrano la difficoltà che la legge incontra per regolare un fenomeno di dimensione enorme, che muove interessi economici rilevantissimi e che può avere effetti sulla nostra salute, sugli animali e sull’ambiente.
Il consumatore si trova preso in questo meccanismo scientifico e legislativo e cerca di comprendere come orientare i propri acquisti. La scelta di un prodotto alimentare diviene però molto difficile perché numerosi alimenti sono prodotti con sostanze coltivate fuori d’Italia che provengono da organismi geneticamente modificati ed a nulla vale il divieto imposto dall’Italia.
La soluzione dovrebbe trovarsi in indicazioni certe da parte delle autorità scientifiche sulla sicurezza degli OGM, ma esse si susseguono spesso in modo contrastante, tanto da sembrare essere dettate da spinte ed interessi personali.
* Già Presidente del Tribunale di Pordenone
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