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Il 18 a Pordenone: l'attualità del Cardinale Carlo Maria Martini   versione testuale
Roberto Laurita
  La Chiesa italiana ha avuto la grazia di poter contare, nella seconda metà del XX secolo, su due pastori strappati entrambi ai loro studi e catapultati in due grandi città come Torino e Milano. Uomini di profonda cultura seppero guidare il popolo di Dio con saggezza ed audacia, lasciando un segno indelebile tra la loro gente.
Del primo, il card. Michele Pellegrino, docente di letteratura cristiana antica, arcivescovo di Torino dal 1965 al 1977, si ricorda un’azione pastorale incentrata sull’attuazione del Concilio Vaticano II e che si distinse per l’attenzione ai problemi concreti dei poveri e per il mondo del lavoro. Nel cuore di molti è rimasta la sua Lettera Pastorale Camminare insieme (8 dicembre 1971). Attento ai problemi culturali volle promuovere, tra l’altro, la rinascita della Facoltà Teologica di Torino.
Il secondo, il card. Carlo Maria Martini, fu strappato agli studi biblici - era stato rettore del Pontificio Istituto Biblico e dell’Università Gregoriana - per assumere la guida della diocesi di Milano, della quale fu arcivescovo dal 1979 al 2002.
Di lui si possono raccontare migliaia di iniziative, dalla "cattedra dei non credenti" alle visite che faceva abitualmente ai carcerati, sino al modo rivoluzionario di intendere la sua missione. Ma l’episodio che non sarà dimenticato resta la consegna delle armi che fecero a lui le Brigate Rosse. Si arresero al cardinale portando un arsenale in curia. Anche chi aveva scelto la lotta armata riconosceva in Martini un’autorità indiscutibile.
Decine di pubblicazioni recano il suo nome e rendono ragione di quello che fu un obiettivo scoperto del suo ministero: "Comunicare a tutti la Parola di Dio". Non a caso sulla lastra del suo sepolcro, in Duomo, a Milano, sono state riportate le parole del Salmo: "Lampada ai miei passi, Signore, è la tua parola, luce sul mio cammino". E in effetti la Parola ha costituito il filo rosso della sua esistenza. Martini è stato "l’uomo della Parola: studiata, insegnata, resa guida del cammino pastorale e strumento della vita spirituale; Parola offerta a tutti: ai credenti e a tutti gli uomini di buona volontà". Una Parola necessaria, e preziosa perché proveniente dall’Alto, da Dio - per affrontare e sciogliere tutti i problemi del cuore umano e della società.
Arrivato a Milano in momenti difficili - nel tunnel oscuro del terrorismo e in mezzo ai rivolgimenti di Mani Pulite - il cardinale si mise "al remo della Parola", come un buon operaio del Vangelo, e la propose come una "scuola" che poteva orientare un discernimento tanto prezioso quanto necessario. Con lui la parola "discernimento" - di marca ignaziana - divenne famosa, una cifra caratteristica del suo insegnamento. Del resto aveva scelto come motto episcopale "Pro veritate adversa diligere" ("Per la verità scegliere anche le situazioni sfavorevoli"), una frase tratta dalla regola pastorale di san Gregorio Magno. E quindi per lui l’ascolto della Parola non era un pretesto per sottrarsi ai problemi, ma una luce decisiva per affrontarli.
Ecco perché quanto ha detto e scritto non ha perso con lo scorrere del tempo la forza originaria e rimane straordinariamente attuale: parole che nascono da uno sguardo acuto, sempre rispettoso della complessità, e da un cuore limpido che non esita, per amore, a pronunciare la verità anche se scomoda.
E’ questa continua attualità che ha indotto la casa editrice Bompiani a pubblicare l’Opera Omnia, che raccoglie tutti gli interventi del suo ministero episcopale raggruppati per temi. Di uno di questi volumi, consacrato a "Etica, giustizia, città" si occuperà anche l’11a edizione di "Ascoltare leggere e crescere", incontri con l’editoria religiosa, la sera del 18 ottobre a Pordenone (ore 20.30 a Palazzo Mantica).
Roberto Laurita
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