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Il sogno di un venditore di accendini   versione testuale
Simonetta Venturin
     E' una favola moderna la storia di Youssou, partito dal Senegal e arrivato in Italia. Primo lavoro: il vu cumprà, a Rimini, nell’estate del 1989. Youssou si vergogna a chiedere soldi a chi sta sotto l’ombrellone e conclude poco. Cerca un altro lavoro ma è clandestino e altro non può avere. Così, arrivato l’autunno, da Zingonia, paese nel bergamasco dove vive, ogni mattina prende il treno e va a Milano. Tanto freddo e poca fortuna: ci sono giornate in cui vende cinque accendini. Con cinquemila lire ha i soldi del treno e della cena, salta il pranzo. Qualche suo compagno sceglie la via facile: "Io non ho voluto vendere droga, né fare niente di sbagliato. Volevo solo un lavoro onesto e la mia famiglia con me".
La svolta viene dalla sanatoria Martelli, che dà il permesso di soggiorno ai clandestini: è il 1990. Youssou può trovare un lavoro, chiamare la moglie dal Senegal, prendere un appartamentino in affitto. Diventa operaio e la vita tanto sognata si fa realtà. Riconosce: "Erano altri tempi. Se camminavi per strada, ti fermavano e ti chiedevano: vuoi lavorare?". La locomotiva Nordest correva veloce: le fabbrichette cercavano mano d’opera. La serietà e l’impegno di Youssou hanno fatto il resto.
Nel ’91, con ricongiungimento familiare, arrivano i due figli lasciati alla nonna a Dakkar: Modou e Awa. In Italia, poi, ne nascerà un terzo.
Passano anni di normale vita domestica: si trasferiscono a Lodi, lui fa l’operaio, la moglie arrotonda facendo pulizie. Ma Youssou sente che non basta: "Questi crescono e la scuola costa" pensa. Così si mette a studiare e prende la patente del camion, per avere un lavoro meglio pagato. Alla sera la famiglia guarda la tv. "Sono cresciuto con Un giorno in Pretura - racconta il figlio Modou, oggi ventottenne -. Seguiva i casi irrisolti come Marta Russo, il mostro di Firenze, Pietro Pacciani. È così che ho deciso di fare l’avvocato. Ma alla Cattolica, perché da lì escono i migliori".
Il papà prima cerca di convincerlo per l’università statale, ma alla fine cede: lavorerà un po’ di più per dare questa possibilità al figlio. Insieme, senza pensarci, dà anche una testimonianza: perseveranza e fatica premiano. "Mio padre ha fatto tutto non per sé - racconta riconoscente Modou, ma per noi figli, per la famiglia. La famiglia ha reso possibile questo mio sogno".
"Sono arrivato da clandestino - racconta il padre -, ma in aereo. Non c’erano barconi allora". La storia si può leggere nel libro scritto dalla giornalista Rai Francesca Fialdini, "Il sogno di un venditore di accendini", Città Nuova editore (la copertina nella foto accanto ndr.). Lo ha fatto anche a Bibione, nella torrida sera del 12 luglio, davanti a una affollata piazza Treviso, tra una festosa invasione di vacanzieri. Il libro raccoglie le lettere che lui scriveva a casa: dolci e concrete, piene di nostalgia, grondanti tenerezze e voglia di condivisione.
Episodi di razzismo? Modou racconta: "Mai da piccolo. Da grande sì, la prima volta che dovevo entrare come tirocinante in tribunale a Milano, un poliziotto, anche se io ero in giacca e cravatta come gli altri, mi ha detto di passare dal retro". Modou è diventato  il primo avvocato africano del foro  di Milano e oggi lavora in uno studio legale. La sorella Awa è ingegnere civile. Il sogno di Youssou, dare un futuro ai propri figli, è realizzato. E adesso, come tanti emigrati, sogna di tornare a Dakkar, in Senegal: "L’Italia è il paese dei miei figli, ma io il mio l’ho lasciato a 26 anni, perché non avevo di che mantenere moglie e due bambini piccoli".
Come spiega la sua storia? "Siamo stati fortunati: era un momento diverso. Tanti mi hanno aiutato, a partire dalla parrocchia che ha permesso l’arrivo qui dei miei figli, pagandomi una buona parte dei biglietti e aiutandomi in tanti modi. C’era già l’Italia nella mia vita: io sono musulmano, ma mi sono sempre trovato bene con i cristiani. In Senegal ci vestivamo grazie alla Caritas italiana. Mi curava una suora italiana, infermiera nella missione cattolica. E così sono venuto in Italia".
Esperienza simile anche per Modou: "Anche se musulmano sono sempre andato come gli altri in oratorio, ho fatto i campi scuola e perfino qualche vacanzina con l’Azione cattolica. Nessuno mi ha fatto sentire diverso, né discriminato, né ha cercato di indottrinarmi. Ho molto apprezzato il discorso di Papa Francesco ai diplomatici lo scorso 22 marzo: ha parlato di ponti tra gli uomini, di dialogo tra le religioni a partire dall’islam".
Papà Youssou ha un suo pensiero: "Io dico sempre: che ne sappiamo noi del perché Dio ci ha fatti così? Poteva farci tutti bianchi, o tutti neri. Invece ci ha voluti diversi. Dobbiamo dialogare, aiutarci". E ancora: "L’Occidente ha tolto tanto all’Africa con il colonialismo. Se solo ora si cercasse di porre rimedio, di dividere lavoro e risorse, si potrebbe vivere in pace. Invece ci facciamo del male. Dio è uno, il mondo è uno, noi siamo divisi".
E la chiosa indimenticabile a fine della serata, rispondendo a una domanda sulla immigrazione: "Pure gli uccelli migrano, vanno di qua e di là dal mare. E nessuno dice niente".
Simonetta Venturin
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