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Gianna Jessen: vivo per testimoniare la vita   versione testuale
Maria Luisa Gaspardo Agosti
   E'  arrivata a Pordenone Gianna Jessen, "La bambina di Dio", lei che il 6 aprile 1977 a Los Angeles, in una clinica dove è attivo il più grande centro abortista del mondo, sarebbe dovuta nascere "morta" in seguito ad aborto salino praticato a sette mesi di gravidanza. Il metodo consiste nell’iniezione di una particolare soluzione salina nel ventre della madre. Questo, nel giro di 24 ore, provoca l’espulsione del bambino, che nasce sì morto ma anche ustionato, internamente ed esteriormente, cieco, corroso. Gianna Jessen invece è nata viva. Viva!
Lunedì 29 maggio ha avuto un doppio incontro in città: in mattinata al collegio don Bosco con gli studenti, la sera all’auditorium Concordia in un incontro aperto a tutti, presente anche il prof. Gigli presidente nazionale del Movimento per la vita. E’ un onore poter parlare personalmente con Gianna, cogliere nei suoi occhi, nel suo sorriso, nelle sue parole la forza che l’ha portata a lottare e scegliere per la vita.
La tua storia? "I miei genitori biologici avevano 17 anni, troppo pochi per crescere un figlio. Si sono rivolti al più grande centro internazionale per l’aborto, che si spaccia anche come ente che aiuta le madri in gravidanza. Il tutto è ridotto a business, perché attorno all’aborto ci sono tanti soldi da fare. Ma se si permette l’aborto dovremmo saperne qualcosa di più. A sedici giorni dal concepimento il battito cardiaco è già avvertibile. E’ importante la verità. Anche se oggi si crede più facilmente a facebook, che alle mie parole, a me che negli incontri parlo e canto, perché cantare è per me la cosa più bella". Gianna è una forza della natura!
Cosa successe? "Per me parlano i miei dati medici - ha spiegato -: sono nata durante un aborto salino a 29 settimane di gravidanza, alle 6 del mattino, viva. Il medico responsabile non era in servizio e un’infermiera ha chiamato un’ambulanza. A lei e alla misericordia di Gesù devo la mia vita". Gianna ha lottato, contro i pareri negativi dei medici che mai l’avrebbero pensata capace di reggersi e camminare, nonostante una paralisi cerebrale. Ma lei ha vinto grazie all’aiuto di Gesù - come dice spesso - e anche a nonna Penny che l’ha accolta a 17 mesi. La figlia di Penny ha adottato Gianna. Si dice grata al presidente Bush perché nel 2002 ha approvato una legge che ha impedito ai bambini abortiti, ma nati vivi, di essere "strangolati, soffocati o abbandonati alla morte".
Una vita che è testimonianza per la vita… "Sono in viaggio, adesso in Italia - ha detto -. Testimonio fin dai 14 anni, quando ho capito che Gesù voleva questo da me".
A farle conoscere Gesù è stata Nonna Penny "Gesù non abbandona mai. Ci aspetta sempre. Non mi vergogno di dire che credo in Lui".
Gianna spiega quindi il suo rapporto con i giovani. "La loro attenzione si raggiunge dopo un quarto d’ora di dialogo. Conquistata la loro fiducia diventano come una spugna, che tutto assorbe".
Nel corso dell’incontro al Don Bosco Gianna invita i giovani a non lamentarsi per banalità, a lottare. Apertamente invita i ragazzi, i giovani uomini, a rispettare le donne, ad aspettare, per giungere al matrimonio, a un’unione vera. "Le cose più belle nella vita costano. Noi non sappiamo aspettare. Pensateci." Ha parole chiare sulla pillola del giorno dopo: "E’ abortiva". Grande testimonianza, Gianna. Grazie.
Gianna Jessen è arrivata a Pordenone grazie a Forum Associazioni Familiari FVG, Federvita FVG, Movimentoperlavita di Pordenone, Provita, con il patrocinio del Comune di Pordenone, la collaborazione della Commissione diocesana per la Pastorale della famiglia e della vita Diocesi di Concordia, Pordenone e di molteplici associazioni.
Maria Luisa Gaspardo Agosti
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