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Anatomia patologica al Cro di Aviano   versione testuale
Conversazione con il dott. Vincenzo Canzonieri
     carico di fascino il mondo dell’infinitamente piccolo che si dispiega, sia pure per flash, dalla realtà molto complessa di studio e indagine su tessuti e cellule del corpo umano, nel corso di una conversazione con il dott. Vincenzo Canzonieri, Co-Direttore di Anatomia Patologica al CRO di Aviano.
Arrivano i vetrini con cellule di tessuto tumorale appena prelevato da un paziente nel corso di un intervento chirurgico; brevi indicazioni accompagnano il materiale da analizzare al microscopio. Il responso che l’anatomo-patologo deve fornire con la massima celerità al collega in sala operatoria deve esprimere una diagnosi accuratissima al fine di orientare il chirurgo in fase operatoria.
Per l’esame definitivo invece, a volte, si tratta anche di diverse decine di vetrini che consentono non solo di confermare la diagnosi in base alla quale è stato eseguito l’intervento, ma anche di indagare sull’estensione e infiltrazione della malattia, cioè di individuare, con la modalità più sicura, la stadiazione patologica, ossia il livello di sviluppo della neoplasia per fare una previsione dell’andamento clinico e guidare il processo terapeutico.
Per orientare la diagnosi al microscopio c’è una base comune di conoscenze delle caratteristiche delle cellule neoplastiche e delle loro modalità di aggregazione, che si chiama istologia (cioè studio dei tessuti), che  consente, come spiega il dott. Canzonieri, di indicare, ad esempio, l’origine e il tipo di tumore. In più, ci sono dei marcatori nella cellula tumorale che permettono di precisare meglio la natura della neoplasia: da un linfonodo con tumore metastatico è possibile, per esempio, individuare il tumore primario per sede e per tipo. Oltre a questi, che sono marcatori diagnostici, gli anatomopatologi utilizzano marcatori già selezionati per diversificare le terapie, ricorrendo anche allo studio di eventuali mutazioni del DNA che rendono possibile l’impiego di farmaci mirati (biologici o a bersaglio).
Telemedicina tramite il teleconsulto
Nel processo diagnostico anatomopatologico si procede per fasi: qualora si configuri incertezza di interpretazione, si effettuano indagini di secondo livello; se necessario, è poi possibile ricorrere anche alla telemedicina con l’attivazione del teleconsulto che consiste nell’invio di immagini o di tutto il vetrino digitalizzato (virtuale) mediante un sistema basato su pc e collegamento internet.  Attualmente è attiva una rete nazionale di telepatologia che interessa tutti gli Istituti di Ricerca e Cura Scientifici Oncologici ed altri Enti ad alta specializzazione. Il CRO è uno dei nodi di questa rete nazionale ed ha anche un ruolo importante nella piattaforma a livello europeo: richieste di secondo parere arrivano da svariate provenienze anche al Centro di Aviano. Il sistema funziona in modo tale che una richiesta di secondo parere alla rete sia valutata da tutti i partecipanti e ciascuno può esprimere la sua opinione. In presenza di patologie complesse o di dubbi ci si avvale di molteplici competenze che spesso sono espresse da tele-specialisti conosciuti.
La Biobanca del CRO fra le prime in Europa
Le prime raccolte di tessuti congelati sono state effettuate al Cro già dal 1984, quando non c’era ancora la concezione della Biobanca. Attingiamo questo dato dalla memoria storica del dott. Canzonieri, responsabile della Biobanca di Aviano, settore tessuti, che svolge la sua attività in Anatomia Patologica da circa 25 anni. La Biobanca del Cro è stata poi costituita nel 2006 ed ha anche un responsabile della raccolta di campioni di sangue che è il dott. Agostino Steffan e un presidente che è il direttore scientifico, dott. Paolo De Paoli.  Una intuizione che ha precorso i tempi e che si sarebbe rivelata negli anni uno strumento straordinario di studio e ricerca tanto che allo stato attuale è attiva una rete europea di Biobanche. Negli anni, molti altri Enti o Istituti in Italia hanno preso infatti esempio dal Cro.
Fin dagli inizi, la Biobanca del Cro, con il consenso dei pazienti, si è proposta l’obiettivo di raccogliere  e conservare campioni biologici, sangue e tessuti, che  rappresentano una importantissima risorsa per la ricerca scientifica.
Tutto il materiale archiviato è a disposizione dei ricercatori con la finalità di migliorare globalmente la lotta al cancro favorendone la conoscenza,
individuando i fattori che possono determinare il suo sviluppo e studiandone i meccanismi su cui basare le terapie mirate in relazione a  caratteristiche della malattia e del singolo paziente. L’intento è inoltre quello di comprendere i motivi per cui un farmaco agisca da persona a persona con efficacia diversa. Oggi, grazie a queste ricerche, per alcuni tipi di tumore sono disponibili terapie specifiche che rappresentano una novità rispetto alla nota chemioterapia: si tratta dell’impiego di molecole che colpiscono solo le cellule malate.
La Biobanca del Cro dispone di spazi riservati (e accessibili solo a poche persone mediante impronta digitale) ed è dotata di congelatori, a temperature fra gli 80 e i 160 gradi sotto zero, dove al momento sono presenti più di  70.000 campioni. Gli ambienti sono inoltre dotati di sistemi di allarme in caso di guasto.
Dal 2010 la Biobanca del Cro, grazie all’elevato livello di organizzazione, è membro della Rete Italiana e della più grande Rete Europea di Biobanche.
 
Flavia Sacilotto
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