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Alessandro Pivetta: compleanno con film   versione testuale
Simonetta Venturin
Buon compleanno: Ciak si gira! Sarà proprio sul set di un film la festa di compleanno di Alessandro Pivetta, che il 30 giugno compie 29 anni. Gli ultimi nove li ha trascorsi in stato vegetativo, ma compiendo, grazie alla sua instancabile e meravigliosa famiglia, mamma Loredana e papà Giancarlo, imprese epiche come salire sul Lagazuoi in carozzina, fare gli ultimi 500 km del cammino di Santiago di Compostela in un camper attrezzato, voluto da papà Giancarlo e sostenuto dalla associazione pordenonese Gli Amici di Ale, volare in Kenia per le meritate vacanze e provare le immersioni col sub.
 Il film-documentario
La novità dell’anno è che Alessandro è diventa un testimonial d’eccezione. Dopo un incidente automobilistico, avvenuto nella notte di ferragosto di nove anni fa, Ale vive in stato vegetativo a casa sua e con la sua famiglia. Ma da allora non si è e non si sono mai fermati.
Non solo la sua storia è stata da tempo e più volte ripresa dalla stampa nazionale (da Avvenire a Famiglia Cristiana) come da quella locale. Ha partecipato a convegni sullo stato vegetativo, sgranando sul pubblico la vivacità dei suoi occhi blu. Non solo ha preso parte a uno spettacolo, calcando le scene del teatro Don Bosco di Pordenone per un cammeo all’interno di una pièce degli ex ospiti della Casa dei risvegli di Bologna.
Adesso è la volta del cinema. Lo ha voluto il regista, Nicola Abbatangelo, 26 anni, per un film-documentario che sta girando in questi giorni.
Tre le storie raccontate: tre episodi di vite fuori dall’ordinario. Tre i protagonisti: Alessandro Pivetta, Pordenone, con i suoi 9 anni in stato vegetativo; Daniela di Bra (Cuneo) affetta da sindrome di Locked-In (quella raccontata dal libro e dal film Lo scafandro e la farfalla) e la piccola Giulia, dell’isola d’Elba, affetta da microcefalia, ai cui genitori era stata data per impossibile la stessa nascita.
 Riprese
Per girare la storia di Ale, il regista è a Pordenone da sabato 28 giugno; si fermerà con la famiglia qualche giorno, a Pordenone e non solo. Si girerà il quotidiano di Ale e il suo straordinario, la sua casa come il bagno in piscina, l’affetto dei suoi familiari come l’assiduità di amici e volontari. Non trascurando di ripetere l’impresa di salire al Lagazuoi: sulle cime delle Dolomiti in carozzina.
 Il regista
Spiazza la risposta del regista sul perché si sia dedicato a queste storie. "Perché quando le ho conosciute - dichiara con sconcertante candore - ho provato una sorta di invidia per una vita così".
Consapevole dello stupore suscitato, spiega: "Noi siamo tutti ingabbiati in sistemi, in vite piene di cose da fare, di tabelle di marcia. E poi sogniamo di essere questo o quell’uomo potente e giochiamo al ’se fossi io, farei così’. Come se non avessimo già la vita vera a disposizione e l’opportunità di viverla pienamente. Queste persone, e coloro che le circondano nel quotidiano, mi pare invece che vivano. Vivano pienamente. C’è qualcosa in loro che voglio capire e che mi attira. Mi chiedo pure quale forza, quale energia, se non forse aver trovato il senso vero della vita, spinga tanti a un tale costante impegno. Vale per un coniuge, per un genitore, come per un volontario. Forse l’affetto? C’è, ma dopo mesi e anni è dura. Il sentimentalismo? Ti fa fare il volontario per due settimane, di più non reggi. Queste storie calamitano chi le conosce. Anche me. Io vado cercando questa vita autentica, la fonte di tutto questo".
Ma, svela, c’è anche la forte consapevolezza di aver trovato un tesoro, come quello evangelico nascosto nel campo. "Se credi nella bellezza e nel valore di certe cose - conclude - quando le incontri non puoi tacere, vuoi raccontarle a tutti. Queste storie e queste vite mi hanno acceso dentro l’esigenza di farle conoscere. Se fossi un pittore li avrei ritratti, ma faccio il regista e uso la macchina da presa. La squadra messa insieme è forte. Credo molto in questo progetto, lo sento. Sarà innanzitutto il mio viaggio".
Simonetta Venturin
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