Costume

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C’era una volta l’esodo di massa. D’estate ora le città non si svuotano più. Regna la vacanza mordi e fuggi. La gente non parte più per il sole dei Caraibi o per i fiordi norvegesi. Ai più basta qualche ora a Venezia o nei boschi del Cansiglio. E allora che possono fare i ragazzi in vacanza e gli adulti nei fini settimana o nei lunghi pomeriggi estivi?

Da anni sentiamo parlare di "tempo di crisi". Dovremmo parlare piuttosto di "crisi del tempo", cioè di crisi del rapporto col tempo. Un rapporto che nella nostra modernità è caratterizzata da tre fattori: accelerazione, atomizzazione e produttività.
L’accelerazione del ritmo della vita è constatazione quotidiana. "Non ho tempo", ripetiamo spesso. Ma quando non c’è più spazio per il tempo, anche lo spazio non è più vissuto né goduto. Diventa luogo di transito. Il mondo intero lo vediamo in TV lo visitiamo in poche ore di aereo. E noi non abbiamo il tempo per goderne.

Il contesto attuale presenta nuovi scenari e sfide inedite per la libertà religiosa. La globalizzazione, infatti, sta modificando i confini delle appartenenze religiose. Finora il tipo di fede era legato all’etnia e al territorio da essa abitato per cui certi paesi erano ritenuti protestanti, altri ortodossi, altri ancora induisti e molti islamici, con i loro luoghi di culto, le tradizioni, le loro feste. Le minoranze in qualche caso erano tollerate spesso erano discriminate se non perseguitate. Ora la globalizzazione in corso provoca grandi mescolanze di popoli ed etnie, di fedi, di culture e tradizioni diverse.

Il 2 giugno è festa nazionale. Alla fine della guerra l’Italia voltò pagina. Il 4 giugno 1944, con l’ingresso delle truppe alleate, Roma fu liberata. Vittorio Emanuele III ultimo re dei Savoia, nominò il figlio Umberto II luogotenente del Regno. Nel frattempo si era formato il Fronte di Unità Nazionale che stabilì di indire un referendum a suffragio universale (per la prima volta votarono anche le donne) per decider la forma istituzionale dell’Italia finalmente libera.

Comunità, una delle parole più ricche e fondamentali del nostro vocabolario civile, sta subendo una mutazione radicale. La comunità è sempre stata una realtà tutt’altro che ideale, omogenea perché in essa si concentrano le passioni più forti e profonde dell’umano, luogo di vita e di morte.

E' ora di passare dai populismi al popolarismo. Esempi del passato oggi poco o del tutto inimitati.

In questi giorni "la dolce catena che ci rannoda a Dio", come il beato Bartolo Longo chiama il Rosario, viene evocato in tutte le chiese del mondo, soprattutte in quelle che soffrono per la guerra, per la mancanza di generi alimentari di prima necessità. Per esempio a Erbil dove vivono migliaia dei profughi. Vedendoli portare al collo il Rosario, sorge spontaneo pensare come sia servito in ogni tempo a sentirsi popolo. Così di fronte a chi invoca Dio per fare la guerra, il nome materno di Maria viene a ricordarci che il vero Dio può solo chiamarsi amore".

Lettera alle madri di oggi. Sono duemila anni che il mistero della maternità è entrato a far parte dell’unione inaudita tra la natura umana e la natura divina. La rivelazione che sta alla base della nostra fede è tutta ricapitolata nella dimora della vita che sta dentro di voi. Fu nel grembo di una di voi, una ragazza ebrea, che nel compimento del mistero che divenne Madre, che Dio, Parola fatto Persona, divenne uomo senza cessare di essere Dio.

Ogni primo maggio è un messaggio che va cercato, scoperto e decifrato nelle pieghe del nostro presente, nelle sue contraddizioni, nelle sue difficoltà e nelle sue speranze.

Noi, gli over dai 70 in sù siamo stati tanti fin dalla nascita. Nonostante le traversie siamo ancora qui, magari ogni tanto ci facciamo un tagliando... e continuiamo